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	<title>Milano Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>In margine a un ritorno di Giorgio Zabbini</title>
		<link>https://www.borderliber.it/in-margine-a-un-ritorno-zabbini-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Mar 2025 23:01:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;In margine a un ritorno&#8221; di Giorgio Zabbini, Le trame di Circe, 2024 &#8220;In margine a un ritorno&#8221; di Giorgio Zabbini è uno di quei romanzi che ti aiuta a fare i conti con il potere dei ricordi, facendo apparire la memoria più come un ostacolo che non come [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;In margine a un ritorno&#8221; di Giorgio Zabbini, Le trame di Circe, 2024</strong></p>
<p><strong>&#8220;In margine a un ritorno&#8221;</strong> di<strong> Giorgio Zabbini</strong> è uno di quei romanzi che ti aiuta a fare i conti con il potere dei ricordi, facendo apparire la memoria più come un ostacolo che non come un &#8220;luogo&#8221; da cui attingere <strong>&#8220;saggezza&#8221;</strong>.</p>
<p>Un uomo torna nel suo paese natio dal quale anni prima era andato via per stabilirsi nella fiorente <strong>Milano</strong>. Mancava da molto e l&#8217;unico motivo che lo ha spinto a rimettervi piede è stato l&#8217;approssimarsi della morte dello zio novantenne <strong>Alfredo</strong>.</p>
<p>Lui obbedisce al desiderio dell&#8217;anziano di vederlo per l&#8217;ultima volta, ma è meglio dire che è il protagonista che concede a sé stesso la possibilità di ristabilire un contatto con i luoghi in cui è nato e cresciuto, però tutto si trasforma in una resa dei conti, non tanto perché abbia lasciato delle macerie ma proprio perché non c&#8217;è una causa forte alla base del suo allontanamento.</p>
<p><strong>Allora, perché continua a lambiccarsi il cervello? Forse non è davvero così?</strong></p>
<p><strong>&#8220;In margine a un ritorno&#8221;</strong> scorre con delicatezza, percorrendo la strada della malinconia. Al protagonista, quasi un fuggiasco, ogni cosa sembra diversa. Incontra i suoi <strong>amici d&#8217;infanzia</strong> e vede i loro cambiamenti fisici e caratteriali, nonché le evoluzioni del fato. Lui ha la possibilità di fare i conti anche con i sogni ormai irrealizzabili; accoglie le lamentele e le frustrazioni dei suoi coetanei, ma resta sempre a distanza di sicurezza, come se dovesse difendersi dalle emozioni.</p>
<p>È l&#8217;apparizione di <strong>Laura</strong>, un amore mai dimenticato, a dare un taglio diverso agli eventi. Proprio lei sarà capace tanto di far rimpiangere il passato, quanto di renderlo accettabile. È difficile descrivere certe sensazioni, è forse impossibile trovare la quadra, si resta sempre sospesi tra la necessità di voler rimettere a posto le cose e di abbandonarle al loro destino. <strong>Ma è sempre possibile?</strong></p>
<p>Per undici giorni, questo <strong>manager milanese</strong> originario di una piccola realtà toscana giocherà con sé stesso, accompagnando suo <strong>zio Alfredo</strong>, ex repubblichino mai pentitosi di aver abbracciato e sostenuto il Fascismo, verso la morte e la redenzione. Intanto, lo scopo del suo ritorno cambia e lui si trasforma <strong>un ricercatore sul campo che ha bisogno di conferme del suo passaggio.</strong></p>
<p>C&#8217;è chi lo vedrà come uno straniero, come quelle persone che uscendo volontariamente dalla vita di una comunità diventano anonime, senza patria e focolare; c&#8217;è anche chi ammira il suo gesto, perché la vita di paese è fuori dal tempo, nulla cambia davvero ma solo timidamente prova a mischiarsi con il resto del mondo. </p>
<p>Il cugino <strong>Renato</strong> gli fa pesare la sua assenza prolungata, il disinteresse verso le sue origini. Lui legge in tutto questo una necessità meschina, che fa degli uomini esseri egoisti che sacrificano ogni cosa sull&#8217;altare delle &#8220;legittime aspirazioni personali&#8221;. <strong>Ma è proprio così?</strong></p>
<p><strong>&#8220;In margine a un ritorno&#8221;</strong> è un libro profondo, che scende in quel luogo in cui si scontrano le opposte fazioni della nostra identità. È certo il luogo di nascita ma non quello in cui moriremo, perciò <strong>Zabbini</strong> crea un percorso lento e riflessivo, utilizzando una prosa morbida che attraversa i compromessi, che segue con distacco gli eventi, nonostante il narratore sia un <strong>&#8220;io&#8221;</strong>. Un <strong>&#8220;io&#8221;</strong> sicuramente spaesato, colto di sorpresa dalle conseguenze delle sue scelte.</p>
















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		<title>Chiaroscuro. Manuela Mori e l&#8217;amare senza ricordi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/chiaroscuro-mori-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2025 23:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Masciovecchio]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mori]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Chiaroscuro&#8221; di Manuela Mori, Edizioni Ets, 2024 In questo viaggio unico e irripetibile che è la vita, c’è chi pensa o crede di vederne soltanto il chiaro (la luce), ma da quella luce viene accecato; c’è chi pensa o crede di vederne solo lo scuro (il buio) e da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: &#8220;Chiaroscuro&#8221; di Manuela Mori, Edizioni Ets, 2024</strong></p>
<p>In questo viaggio unico e irripetibile che è la vita, c’è chi pensa o crede di vederne soltanto il chiaro (la luce), ma da quella luce viene accecato; c’è chi pensa o crede di vederne solo lo scuro (il buio) e da quel buio viene sbranato. Infine c’è chi dalla vita ha compreso che non c’è uno senza l’altro e che la nostra esistenza si dipana dentro un <strong>“Chiaroscuro”</strong>.</p>
<p><strong>&#8220;Chiaroscuro&#8221;</strong> è anche il terzo libro di <strong>Manuela Mori</strong> ed è proprio in questo camminare sul leggero filo dell&#8217;equilibrista, tra passato e presente, che basta poco per &#8220;sbandare&#8221;. Una semplice svista, tutto qui. La Mori però conosce i <strong>&#8220;ferri del mestiere&#8221;,</strong> il suo poetare è di una onestà disarmante; è un dolce connubio tra musicalità e parola.</p>
<p><em>&#8220;In questo scollinare di luce/fra barbagli di foglie mature,/l&#8217;estate se ne va senza clamore.&#8221;</em> oppure <em>&#8220;Tornasse il mondo elementare,/quando bastava dire azzurro/per figurarsi il mare,/e giallo, il sole, e rosso il cuore.&#8221;</em></p>
<p><strong>Manuela Mori</strong>, laureata in Lettere, toscana di nascita, lombarda d&#8217;adozione, vive la sua vita tra Cecina e Milano (tra la sabbia toscana e i navigli milanesi, che si ritrovano e si danno la staffetta nei suoi versi). Oltre ad essere un&#8217;accurata e accanita lettrice, ama la poesia sopra ogni cosa.</p>
<p>I suoi riferimenti (o meglio i suoi &#8220;maestri&#8221; i punti cardinali di riferimento) sono i poeti che hanno rappresentato e rappresentano il meglio della poesia italiana degli anni Settanta. La schiera dei giovani poeti che scrivevano sulla rivista <strong>&#8220;Prato pagano&#8221;</strong> di <strong>Gabriella Sica, </strong>quindi parliamo di Beppe Salvia, Pietro Tripodo, Gino Scartaghiande, e poi Francesco Scarabicchi per l’uso sapiente della parola e della metrica.</p>
<p>Guarda caso proprio a Beppe, a Francesco e a Gino sono dedicati dei componimenti.</p>
<hr />
<p><strong>A Beppe Salvia</strong></p>
<p>Quanti proseliti, quante innocenti vittime<br />
dietro i riti del metro e del vivere.<br />
Io non ho che questa piccola vita<br />
in questo verso storto, e del metro<br />
non so che la fatica,<br />
la mia colta conquista.<br />
Dell’ardere in queste incudini<br />
m’accontento, io manifesto<br />
il contraddetto, i segni incerti,<br />
lo scarto e l’urto con l’evento,<br />
e mai, vorrei, l’artificio<br />
di piani lessici e gloriosi<br />
compianti dietro a un vetro.</p>
<hr />
<p>Come dicevo all&#8217;inizio di questa breve nota, Manuela in <strong>&#8220;Chiaroscuro&#8221;</strong> entra ed esce con lampi di luce e d&#8217;ombra. Me la immagino con in mano una candela alla ricerca e con l’intento di focalizzare oggetti e frammenti di vita, chiedendosi e chiedendoci:</p>
<p><em>&#8220;Dove saranno finite le risa di mia madre./Quelle rare risate trattenute/come di chi tema di troppo essere felice,/cifra di una vita che del bene sa tutta la fatica.&#8221; oppure &#8220;Dite ai miei morti che non sono sola./Mi fanno compagnia i loro oggetti,/muti custodi delle presenze perse&#8221;.</em></p>
<hr />
<p><strong>Generazioni</strong></p>
<p>Non siamo stati in guerra, da bambini<br />
non abbiamo avuto fame.<br />
le nostre sono state penurie non carnali<br />
che proteggiamo ancora<br />
fra i meandri tortuosi del cervello.<br />
Si dimentica il coltello.<br />
Si protegge la ferita, senza alcun senso.</p>
<hr />
<p>Chiudo la nota con quest&#8217;ultima poesia che mi ha parlato e toccato, non dimenticando di ringraziare <strong>Manuela Mori,</strong> persona d&#8217;una sensibilità e d’una gentilezza estreme, oltre che fine poetessa.</p>
<p>Di quel che passa intorno e vive dentro,<br />
ciò che resta nel mio libro non è tutto.<br />
Gli spazi bianchi sono il tempo fermo,<br />
che non ha colori, sono i vuoti disumani<br />
nei sentimenti.<br />
Non è tutto e non tutto è vero.<br />
Appresi l’arte di vergare il sogno.<br />
Ciò che cesella la mia parola<br />
è anche immaginario.<br />
O forse esiste in questa un’altra vita<br />
già vissuta che sempre torna indietro.</p>
<p>In un tempo tutt&#8217;altro che sospeso, ma in un presente vivo, non siamo niente se non siamo capaci di volgere il nostro sguardo su ciò che è stato in <strong>&#8220;Chiaroscuro&#8221;</strong>, solo così potremo aprire i nostri occhi verso il futuro.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><strong><a href="https://www.borderliber.it/farragine-guida-recensione/">clicca qui e leggi anche &#8220;La Farragine&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Il fuoco che ti porti dentro. Franchini e la storia di una donna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuoco-porti-madre-figlio-franchini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 02:06:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Angela]]></category>
		<category><![CDATA[Donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il fuoco che ti porti dentro&#8221; di Antonio Franchini, Marsilio, 2024 Esiste tenerezza in Angela o la volontà di Antonio è solo stata quella di mettere in mostra il lato peggiore di sua madre? Mi sono chiesto questo alla fine della lettura del romanzo, anche se definirlo tale è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il fuoco che ti porti dentro&#8221; di Antonio Franchini, Marsilio, 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste tenerezza in <strong>Angela</strong> o la volontà di <strong>Antonio</strong> è solo stata quella di mettere in mostra il lato peggiore di sua madre? Mi sono chiesto questo alla fine della lettura del romanzo, anche se definirlo tale è riduttivo. Poi, dopo qualche giorno, ripensandoci, elaborando alcuni passi, sono giunto alla conclusione che l&#8217;intenzione dello scrittore <strong>è stata solo quella di descrivere &#8220;una persona&#8221;, quindi di &#8220;fare letteratura&#8221;.</strong><br /><br /><strong>&#8220;Il fuoco che ti porti dentro&#8221;</strong> è il racconto della vita e della morte di una donna che non voleva essere &#8220;paragonata a nessuno&#8221;, &#8220;che voleva dire sempre la sua&#8221;, &#8220;che provava rabbia verso ogni abitante della terra&#8221;, che forse era in cerca di qualcosa di più di ciò che la vita può offrire, sebbene lei appaia gretta e presuntuosa.<br /><br /><strong>Antonio Franchini</strong> racconta della cosa più intima e ammantata di tabù che possa esserci, ossia il rapporto tra madre e figlio. Da una parte c&#8217;è l&#8217;immagine sacra e inviolabile della mamma, dall&#8217;altra la realtà. Angela, detta <strong>La Talpa</strong>, è una donna che giudica tutto e tutti, che nella volgarità di certe sue espressioni crea nuove categorie attraverso cui ordinare il mondo.<br /><br />C&#8217;è <strong>Napoli</strong>, città di origine di Franchini, in cui abiterà fino a quando non si trasferirà a <strong>Milano </strong>per uscire dalle grinfie della madre. C&#8217;è anche la napoletanità, quella teatrale che non ha vergogna di esasperare i propri difetti, tanto da renderli un marchio di riconoscimento. Proprio questo <strong>raccontare senza veli</strong>, rende l&#8217;opera autentica, originale non per la trama, ma per la sua voce; infatti, ci sembrerà di vedere <strong>Angela</strong>, di sentire le sue sguaiatezze, di riconoscere certi tratti che non guidano solo la <strong>&#8220;società napoletana&#8221;</strong>, ma quella <strong>&#8220;meridionale&#8221;</strong>.<br /><br />Proprio nella parte in cui Franchini si lancia in alcune riflessioni personali, egli ammette che caratteri così forti, predominanti, hanno poi creato uomini più adatti alla vita che, nonostante tutto, pone davanti a ciascuno ostacoli che si superano solo grazie a un forte istinto di sopravvivenza. Pertanto, i genitori di oggi, apparentemente più dialoganti e comprensivi, quale educazione stanno dando ai figli? Davvero le nuove generazioni posso farsi capire più facilmente, o sentono quella mancanza di <strong>autorità che va sfidata, abbattuta, contrastata?</strong> <br /><br />Infatti, Franchini ribadisce che questo libro non è una resa dei conti con sua madre, anche perché sarebbe da vigliacchi combattere contro i morti, ma una descrizione senza veli del loro rapporto. Tant&#8217;è che lo stesso scrittore è convinto che se Angela avesse potuto leggere questo romanzo, non avrebbe cambiato nulla, anzi si sarebbe complimentata con il figlio per la sua onestà.<br /><br />Un aspetto che l&#8217;autore ci confida è il seguente: sebbene certi comportamenti tipici della società meridionale siano incarnazione dei rapporti familiari, come quello qui descritto, fare paragoni è stupido e fuorviante, in quanto ognuno vive come può, trovando i propri escamotage. Insomma, una concezione che ribalta la morale e l&#8217;etica, in nome di una trasvalutazione dei valori che non è astratta, ma reale, vivente, come Angela dimostra.<br /><br />Ne deriva quindi, che la figura materna domina <strong>nel bene e nel male</strong> la costruzione mentale e caratteriale di un foglio, a dispetto anche di un patriarcato che è solo di facciata, perché nasconde qualcosa di oscuro e pesante che ci portiamo dentro dal concepimento.<br /><br />Non so se <strong>Franchini</strong> volesse arrivare a queste conclusioni, di sicuro ciò di cui ci parla è un <strong>&#8220;sentore&#8221;</strong> che ognuno di noi avverte, ma che non sa mettere nero su bianco con tanta franchezza e coraggio. Altro aspetto che caratterizza <strong>&#8220;Il fuoco che ti porti dentro&#8221;</strong>, il fatto che Antonio non esprima giudizi, ma sospenda tutto nel nome di una rappresentazione limpida, non edulcorata. </p>
<p>Tutti siamo il risultato dei nostri trascorsi, dei nostri traumi, delle nostre lotte, dei nostri dolori, di ciò che non riusciamo a comprendere o a ricomporre. Per questo motivo, <strong>ogni giudizio sulla persona risulta banale</strong>. La sua unicità è essere.</p>
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		<title>Poema estivo. Giuseppina Sciortino e il conflitto con la nostalgia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poema-estivo-giusi-sciortino-e-il-conflitto-con-la-nostalgia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 02:36:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione Martino Ciano. In copertina: &#8220;Poema estivo&#8221; di Giuseppina Sciortino, Eretica, 2024 Il poema estivo di Giuseppina Sciortino è un lungo viaggio fatto di tappe ascendenti e discendenti. Salire e scendere, un po&#8217; come morire e resuscitare, attraverso un andirivieni da Milano, città adottiva, alla Sicilia, terra natia, che l&#8217;autrice ha sempre messo in evidenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/poema-estivo-giusi-sciortino-e-il-conflitto-con-la-nostalgia/">Poema estivo. Giuseppina Sciortino e il conflitto con la nostalgia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Recensione Martino Ciano. In copertina: &#8220;Poema estivo&#8221; di Giuseppina Sciortino, Eretica, 2024</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il poema estivo di Giuseppina Sciortino è un lungo viaggio fatto di tappe ascendenti e discendenti. Salire e scendere, un po&#8217; come morire e resuscitare, attraverso un andirivieni da <strong>Milano</strong>, città adottiva, alla <strong>Sicilia</strong>, terra natia, che l&#8217;autrice ha sempre messo in evidenza anche nei suoi romanzi.<br /><br />I lunghi componimenti sono intrecci di stili e di parole, di formule e citazioni, di linguaggio popolare e ricercato. L&#8217;obiettivo è creare <strong>l&#8217;incontro-scontro tra malinconia e ironia.</strong> Sciortino parla più lingue, ma sa anche inventare il suo idioma. Osa e a volte si pente, liquidando il discorso; non lo fa per paura, ma per non essere anacronistica.<br /><br />Coloro che partono e coloro che restano,<strong> il Nord e il Sud</strong>, i miti dell&#8217;uno e dell&#8217;altro; ogni cosa si accavalla, si confronta, ma mai si risolve. Il conflitto è aperto, ma è inutile pensarci ancora,<strong> la vita è ciò che è e che sarà</strong>, a patto che non si voglia a tutti i costi rivangare l&#8217;ineluttabile passato.<br /><br />La poetessa ha perso l&#8217;amore, ce lo dice diverse volte nel corso del libro. Non sappiamo se sia stata abbandonata da qualcuno, da qualcosa o da tante cose insieme. Non capiamo bene neanche se sia stata lei a disinnamorarsi, ma non fa niente, il limbo nel quale restiamo ci aiuta ad andare avanti.<br /><br />Nell&#8217;immaginario collettivo, l&#8217;estate è un periodo temporale che fa sperare nel riposo e nel divertimento, nella riappropriazione di sé stessi. Per la poetessa che vive al nord, vuol dire <strong>&#8220;tornare a casa&#8221;</strong>; nel caso specifico, <strong>nella Sicilia abbandonata anni fa per essere &#8220;qualcuno&#8221;</strong>. Ma il ritorno è anche un imbracciare nuovamente le armi per combattere contro i ricordi, contro le storture, contro le emancipazione false e presunte. <br /><br />Sì innesca quindi un balletto in cui lei è scanzonata, scostumata, fintamente indifferente. Ecco allora che la poesia si fa ponte tra aporie e le parole ne colgono il senso. Questa è <strong>Giuseppina Sciortino</strong>, poetessa che andrebbe letta, perché porta con sé una sensibilità non comune, nascosta dietro una corazza spessa che cede solo di fronte alla deflagrazione dell&#8217;arte.<br /><br />La poesia di Sciortino è un gioco, quindi un&#8217;attività seria. Però, è un gioco pericoloso ed estremo con sé stessa; ciò mette in evidenza l&#8217;onestà della scrittrice, che non teme il giudizio degli altri, <strong>ma solo quello che potrebbe provenire dalla sua nostalgia.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/poema-estivo-giusi-sciortino-e-il-conflitto-con-la-nostalgia/">Poema estivo. Giuseppina Sciortino e il conflitto con la nostalgia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Letizia Battaglia. Dialogo con Nicoletta Taricani</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-tariciani-battaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 03:29:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo. LC. C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo.</h3>
<p>LC. <strong>C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente nella mia psiche per un’analogia di vissuto. Si insediava in me qualcosa di afferente al suo lavoro che andava ben oltre il già noto e che attirava, con fermezza, il mio sguardo. Quando si decide di visitare un lavoro, come quello di Letizia Battaglia, nella propria vita, non può e non deve essere mai una scelta banale. Quando Ginevra mi ha contattata, ho compreso che il tuo potesse essere un omaggio, un operare di senso e peso specifico di radice siciliana.</strong></p>
<p>Con questo progetto voglio prima di tutto ringraziare Letizia Battaglia per il suo lavoro, ritraendola attraverso la mia musica. Poi, arriva l’omaggio alle sue opere e la condivisione di una parte della sua carriera. Infine essendo anche io siciliana, non è mancato quell’orgoglio in più che mi ha spinta a “fotografarla” con la musica.</p>
<p>LC. <strong>La macchina fotografica è narrazione fortissima che attraversa i luoghi e gli animi più difficili, e si installa tra le pagine di giornale come L’Ora, che non lasciano le notizie invisibili. Lei è la prima, insostituibile, fotoreporter che, da quel momento, segna un’attitudine nel fare fotografico, mai vista in precedenza.</strong></p>
<p>Agli inizi la fotografia è stata una necessità, il mezzo per arrivare a fine mese e poi si è trasformata nella voce che raccontava ciò che accadeva a Palermo e non solo. La sua attitudine nel fare fotografico è stata rivoluzionaria, ma sicuramente lei non ci ha pensato più di tanto, perché faceva parte della sua indole fotografare con rispetto, facendosi “notare” dal protagonista, quasi come se chiedesse il permesso. Molte delle persone da lei ritratte le coglieva nel momento dell’arresto e quindi in manette, e lei a maggior ragione prima di premere il bottoncino della macchina fotografica, si mostrava alla persona. Ci sono anche fotografie che non è riuscita a scattare per una ragione di stima e affettiva troppo grandi nei confronti della vittima e queste immagini se le è portate dentro fino all’ultimo giorno della sua vita, come un lutto non elaborato.</p>
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<p>LC. <strong>Una vita impegnata non fugge ma attiva sempre un ritorno nei luoghi, in cui avverte l’esigenza del praticare un’azione civile, del moltiplicare il lavoro, la dose della propria propensione. Quelle crepe sanguinanti dovevano essere l’origine da cui partire per estrinsecare una verità vera del circostante, esente dai lustrini sfavillanti di un contemporaneo fine a sé stesso. Quella verità, così fermata, era inquietante fascinazione nei volti che trattenevano una bellezza dimenticata, imputridita, schernita da un’Italia che </strong><strong>provava paura, disattenzione, menefreghismo egocentrico e metteva in atto tutti quegli atteggiamenti insensati che legavano, in un unico fascio e nel dimenticatoio, quell’entusiastica possibilità di vita. Tuttavia, la donna &#8211; che viveva in Letizia Battaglia &#8211; ha tenacemente continuato a porre il suo obiettivo proprio in quelle zone del vivere.</strong></p>
<p>Letizia Battaglia infatti ha girato il mondo e sicuramente al punto più alto della sua carriera avrebbe potuto schioccare le dita per ottenere qualsiasi cosa. Lei però è sempre ritornata a Palermo per cercare di cambiare la mentalità e di svegliare le menti di coloro che ancora oggi sono soggiogati dal duro gioco della mafia. Lei scendeva in piazza, parlava ai giovani, ha dedicato tanto e tanto tempo agli emarginati, ha lavorato in politica sperando di riuscire ad avere la chiave di accesso al cambiamento subito e invece questa esperienza è quella che probabilmente l’ha delusa più di tutte. Quello che ha realizzato lo ha fatto con le sue mani e la sua grande forza di volontà.</p>
<p>LC. <strong>Pier Paolo Pasolini e Letizia Battaglia. Un incontro che ha segnato la vita dell’uno e dell’altro. Una città come Milano, perno dei cambiamenti.</strong></p>
<p>Era l’11 dicembre del 1972 e Letizia si trovava al Circolo Turati di Milano, gremito di gente che aspettava di incontrare Pier Paolo Pasolini, chiamato a rispondere ai violenti attacchi al suo film <strong>I racconti di Canterbury</strong>. In un’intervista su Repubblica (2011) rivive così quel momento: “Mi trovai a fotografare con un’incoscienza “tecnica” che alla fine fu un bene, perché credo che questi ritratti di Pasolini, per quanto alcuni siano anche sfocati, siano aderenti al personaggio, lo rappresentino con verità. Quel giorno era sconvolto dagli attacchi ricevuti per il suo film. Il dibattito fu durissimo”. Ecco per me questa è la dimostrazione della sua attitudine alla fotografia. Qui emerge la sua umiltà, la sua delicatezza, la sua comprensione e la sua sensibilità. L’elenco potrebbe continuare.</p>
<p>LC. <strong>Manicomio e follia hanno frequentemente coinvolto i grandi. La fotografia di Letizia Battaglia non è mai scissa dalle lacerazioni del sociale.</strong></p>
<p>L’impegno sociale e la fotografia erano sullo stesso binario nella fotografia di Letizia. Nelle pause pranzo dal giornale “L’Ora” scappava all’ospedale psichiatrico Real Casa dei Matti di Palermo (per cui ho scritto un brano) e dedicava il suo tempo ai dimenticati, agli emarginati della città, a chi è stato recluso lì perché donna e rimasta incinta vent’anni prima a causa di violenza sessuale da parte di un prete. Insomma, lei poteva fare la sua pausa pranzo davanti al Teatro Massimo o rientrare a casa a farsi una “pennichella” e invece no. Questo suo lato generoso ed estremamente sensibile mi affascina parecchio. Io stessa cerco nel mio piccolo di dedicarmi a chi viene emarginato, con i piccoli gesti ma anche dedicando progetti di musica. Non riesco a stare ferma e se ho una pausa, ho bisogno di nutrirmi e aggiornarmi continuamente per far sì che il mio aiuto, poi, possa essere utile. La cultura mi ha davvero salvata e Letizia Battaglia si è aggiunta a questa salvezza.</p>
<p>LC. <strong>Fotografia come individuazione e commozione del sé. Il suo rapporto con il corpo della donna. Il sogno al di là di qualsiasi difficoltà.</strong></p>
<p>La figura femminile è stato un altro grande capitolo della fotografia di Letizia Battaglia. Invito a guardare con attenzione ogni singolo scatto e a trovare il fascino che lei in primis provava verso la donna in tutte le sue sfaccettature, forme, stato sociale.</p>
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