Sfuggire all’amore

«Sfuggire all’amore» è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Sfuggire all’amore è una malattia perenne. Non credere che sia un capriccio. Essa esiste e non si conosce cura. Ora è sera. Il mare sbatte lento. Nessuno cammina, nessuno sente, solo tu parli pur restando in silenzio.
A volte ti dai un abbraccio con cui schermi il petto. Il cuore batte e tu lo fermi. Non vuoi interferenze. Hai corso in bicicletta, hai setacciato con occhi vispi l’oscurità. Il giorno e la notte si uniscono per non dire niente. Per sfuggire all’amore ci vuole un sogno in cui l’umanità si estingua.
Finché esisti tu, esiste l’altro. Finché l’altro è lì, tu non potrai che esistere per lui. Ti sembra uno scioglilingua invece è reciprocità.
C’è un bambino con la sua malattia: cercare un seno per ogni occasione. Lui non sa quale sia quello giusto e quello sbagliato; da quale capezzolo succhiare e di quale diffidare. Ritorna così l’eterno dilemma: farsi uno unendosi all’altro o restare per sempre unico lontano da ognuno?
Sfuggire all’amore è un gesto atrofizzante. Più invecchi, più dimentichi le occasioni. Nessuno torna e a nessuno importa che tu sia rimasto lì, nella nebbia a contare ogni disgrazia. «Libera scelta». Ecco il giudizio e la giustificazione. Entrambi sono condanne a morte.
Ora dormirai in un piccolo anfratto. La stanza piena solo di te, il respiro piatto che tiene in vita solo te. Non vedrai e non saprai. Libero per sfuggire all’amore, per farsi dominatore di un mondo minuscolo che svanisce ogni volta che sparisci.
Hai promesso che mai te ne saresti andato, fin quando la malattia non è tornata. Ti sei abbandonato a quel che arrivava e cammin facendo scomparso persino ai tuoi occhi.
Sfuggire all’amore è un dolore che non va mai via, eppure ti fa ridere. Sa di allegria.
