Sa di futuro anche ieri

“Sa di futuro anche ieri” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l’intelligenza artificiale
Tanto più ci proiettiamo verso il futuro, tanto più ricompare il passato. Passo dopo passo si manifestano le paure che credevamo ormai superate. Ci mettiamo alla prova, giorno per giorno: a volte ci assolviamo e altre ci condanniamo. Sarebbe utile non tormentarsi troppo, non stuzzicare la salute della mente e del corpo, ma ci piace cadere nel sonno, prede di un soporifero silenzio.
Sa di futuro anche ieri, ché in quel giorno abbiamo promesso che oggi non saremmo stati più gli stessi. Tutto si è purtroppo interrotto velocemente: nessuno cambia perché guidato dalla volontà, ma solo quando inconsciamente alziamo il nostro cuore come un passaggio a livello. Com’è uguale l’acqua di questo fiume che scorre, anche se non è mai uguale a sé stessa, pure se nella stessa non ci si bagnerà due volte. Ma oggi è così apparentemente simile a ieri che persino il domani si convince d’essere qualcosa di immobile.
«Per chi esiste il tempo?», ci siamo domandati ogni qualvolta ci è sfuggito di mano il senso delle cose. E sa di futuro anche ieri, ché in quel giorno noi abbiamo sperato che oggi sia diverso, come se ieri, proprio ieri, sempre quel maledetto ieri, fosse qualcosa di inutile da vivere e da ricordare. Nulla si è mosso, invece, ogni cosa è rimasta uguale: la gioia di uno sguardo, la smorfia di un malanno. Allora poetare, filosofare, deglutire come vomitare hanno sempre lo stesso significato. Nulla di nuovo apportano, se non la rabbia di essere i rami fragili dell’umanità.
«A chi appartiene l’idea di essere unici e speciali?», ci siamo chiesti nei giorni in cui non abbiamo trovato più le parole adatte per spiegare il nostro mutismo davanti ai fatti che ci travolgono. E sa di futuro anche ieri, giacché nessuno scopre niente di nuovo, ma solo si accomoda alla mensa della disillusione. E per quanto negativo sia il dolore, esso tormenta gli animi che sanno farselo amico, nascondendolo tra le gioie quotidiane, camuffandolo tra i baci. Così scorre ancora la vita sulla Terra, alimentando il coro dei mille “perché” senza risposta.
E sa di futuro anche ieri, ché si scopre quotidianamente il prezzo della morte. Pagare dazio per la propria scomparsa appare assurdo e illogico, ma così è, perché di nessuno che oggi si danna per respirare si avrà domani un ricordo. E, pregando che tutto ciò avvenga il più tardi possibile, ci si domanda: «A chi apparteniamo?». E ieri come oggi il cielo tace.
