Polimeri di Roberto Saporito

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Polimeri” di Roberto Saporito, Cose Note edizioni, 2025
Tra New York, Los Angeles e Roma; avvolto in una vita plastificata, generosa, invidiabile. Solo apparenza. Ed è proprio l’apparenza, la fantasmagorica meraviglia, che Roberto Saporito pone al centro del suo romanzo “Polimeri”.
Il protagonista è un attore italo-americano che si veste di un “io-perplesso”. Attraversa il mondo del cinema e delle arti con un atteggiamento spavaldo, mentre dentro cede sempre di più alla pressione di un’esistenza che saccheggia il cuore e l’anima.
Questo personaggio senza nome, ripiegato su sé stesso, che si muove con lentezza, portato per mano da una pigrizia metafisica che lo fa arrendevole, è un tipico uomo della contemporaneità soggetto ad azioni telecomandate, imbrigliato nella teatralità dei gesti, nella spettacolarizzazione di ogni elemento caratterizzante della sua vita.
I suoi tentativi di fuga dal mondo patinato, tanto fisicamente quanto mentali, sono subito ostacolati dalla necessità di non aver saputo costruire un “Piano B”, qualcosa di sicuro nel quale rifugiarsi e rigenerarsi. “Polimeri” è lineare, ma anche profondo, perché a differenza degli altri romanzi di Saporito, qui si avverte quel senso di distacco dal mondo che spinge ciascuno a dare valore pure al proprio “tramonto”.
Saporito è meno ironico in queste pagine. Fa del suo personaggio un uomo che traccia un resoconto. Non ha importanza quale sia il nostro ruolo nel mondo: arriva il momento in cui ogni cosa appare superflua. In “Polimieri” non c’è solo il senso della perdita, ma anche quello di una pace ritrovata. Questo attore divorziato, che ha pochi rapporti con la figlia, che si lamenta di tutte le cose superflue che ha acquistato, che riconosce di quanto siano stati vani i traguardi raggiunti, non è sulla via della redenzione ma dell’accettazione. Infatti, non gli interessa diventare migliore.
Non vi è né il rimorso né il rimpianto, ma solo una discesa nel passato che delinea una prospettiva futura, un approccio alla vita che è comunque improntata a quella spettacolarizzazione in cui ciascuno cade anche solo per sopravvivere. In poche parole, apprese per intero le regole del gioco, qualsiasi parte si reciti, persino quella più degradante, basta esserne protagonisti, se non proprio registi.
Per il resto, “Polimeri” è un’altra opera che si lega perfettamente al minimalismo di Roberto Saporito. Una scrittura asciutta, sempre precisa, che si muove con accuratezza in una materia difficile come quella esistenziale senza cadere nei cliché o nel patetismo, è il marchio dell’autore piemontese. Uno stile che qui si fa più concreto.
