La pazienza delle farfalle. Monia Serapiglia e la disperata speranza

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “La pazienza delle farfalle” di Monia Serapiglia, Dialoghi, 2024
È nata da una prostituta, a farle da madre è la nonna paterna, mentre il suo aguzzino è proprio il padre affetto da gravi problemi psichici. Nonostante tutto, Nadia, una tredicenne combattiva, ha voglia di riscattarsi. Ma quale sarà il prezzo che dovrà pagare? E con questa domanda possiamo incontrarci in “La pazienza delle farfalle”.
Con una scrittura tagliente e lucida, che prende di petto il lettore, Monia Serapiglia mette in piedi un romanzo che non fa sconti e che ci chiama a un’immersione totale nella storia. Un linguaggio fluido, che non lascia spazio a tenere interpretazioni, perché va dritto al nocciolo della questione, ci mostra la crudezza di una vita che non ha tappe. Tutte le età sono state infatti abolite.
Quella della protagonista è un’adolescenza che viene soppressa dalla morte della nonna, colei che Nadia chiamerà per sempre mamma. È lì che la giovane caccia fuori gli artigli, ma questi non servono per attaccare, bensì per difendersi. La vita si mostra crudele, la tredicenne non demorde e accetta la sfida, mettendo in soffitta però ciò che è, ossia una persona dal cuore sensibile.
Divisa tra amore e odio per tutto e tutti, Nadia è una don Chisciotte che sa però di essere al centro di una favola nera e priva di ampi orizzonti. Ogni cosa si consuma con lei ed è il frutto dannato di una concatenazione di eventi. Lei a volte vince e a volte perde, in alcuni casi si lascia trascinare dagli accadimenti.
Nadia finirà la sua guerra da superstite o da conquistatrice? Logicamente, sarà compito del lettore scoprirlo. Ciò che mi preme sottolineare è la maturità di questo romanzo, la sua forza, il suo linguaggio che non accetta censure.
Le parole sono lame; l’ambientazione è una scenografia imbastita dalla speranza, in cui la violenza e la durezza delle condizioni di vita sono mitigate da quelle aspirazioni legittime che guidano la protagonista. Tale condizione genera nel suo animo “l’illusione necessaria”. Lei sa vedere qualcosa di buono nel suo inferno, riesce persino a tramutare il veleno in miele, ma è anche conscia che la realtà è più forte e che non può addomesticare tutto.
Nadia è una ragazza seduta sul confine tra ottimismo e pessimismo, tra isteria del pensiero e pragmatismo, tra vitalismo e nichilismo. Non può essere “equilibrata”, perché ciò che affronta quotidianamente non glielo permette; non può “dosare” sapientemente le sue emozioni, perché di tante cose deve fare esperienza.
Chi è lei, quindi? È una farfalla che attende di spiccare il volo; è un essere che ancora sta nel suo bozzolo per spiare e per immergersi nella vita al momento giusto. Certamente, un complimento va fatto all’autrice, che ha saputo infondere “forza disperata” in ogni pagina.
