Oltre le spoglie distese di Davide Toffoli

Oltre le spoglie distese di Davide Toffoli

Recensione di Marco Masciovecchio. In copertina: “Oltre le spoglie distese” di Davide Toffoli, edizioni Progetto Cultura

Cominciamo dall’inizio, dal significato della parola genocidio, utilizzata per la prima volta da Raphael Lemkin (giurista polacco di religione ebraica) per designare lo sterminio degli Armeni consumato dall’Impero Ottomano tra il 1915 e 1916. Fu solo dopo lo sterminio posto in essere dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale e l’istituzione del tribunale internazionale per punire tali condotte, che la parola iniziò ad essere utilizzata nel linguaggio giuridico per indicare un crimine specifico. La parola genocidio deriva dalla parola greca γένος (ghénos, “razza”, “stirpe”) e da quella del latino caedo (“uccidere”).

La persecuzione nei confronti della popolazione armena e di quella cristiana rappresentò una costante nella storia dell’Impero Ottomano, sfociando poi nel genocidio armeno. Il 24 aprile è la ricorrenza della tragedia umana della popolazione armena, che nella loro lingua è stata denominata Medz Yeghern, ovvero “Il Grande Male”. Le persecuzioni e le uccisioni ebbero inizio proprio nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione continuò poi nei giorni successivi con numerose deportazioni verso l’interno dell’Anatolia.

Dopo questo incipit iniziale, veniamo al libro di Davide Toffoli, “Oltre le spoglie distese. Sui sentieri del Grande Male” (edizioni Progetto Cultura). Toffoli già nella dedica iniziale fa capire, a mio parere, il suo intento, dedicando il libro: a tutti i braccianti/a tutti gli inseguiti/a tutti i perseguitati/a tutti quelli che resistono/in esilio sulla propria terra.

L’inizio del libro è epico:

“Oltre le spoglie distese…Sognando…”

e il tono epico ci accompagna in tutto il testo di Toffoli, che utilizza l’endecasillabo oltre all’impianto formale dalla “Leggenda Dantesca” di Eghishe Charents, probabilmente il più grande poeta armeno che proprio in quest’opera narra questo evento.

In “Oltre le spoglie distese”, Toffoli cancella l’io narrativo, introduce un noi collettivo e ci fa rivivere passo dopo passo, giorno dopo giorno, il senso della tragedia e della precarietà al limite dell’inevitabile. Inserisce con sapienza, senza abusarne, i versi della Leggenda Dantesca attraverso il corsivo:

Oltre le spoglie… Sognando…
Camminavamo rattristati e stanchi
sulle tracce della strada distrutta…

La luna, grossa come un disco vivo,
ad addentrarci gli sguardi rapidi,
l’incastro liquido dei nostri corpi
sfatti dall’acqua e raschiati di sale. […]


Ma qua, nel buio, trovammo anche amore…
Stremati, con gli occhi aperti e affamati
seminascosti da una grigia tenda
nel silenzio c’indossammo a vicenda.


Nella nota di lettura, Antonio Raffaele ci parla di una “preghiera laica, un esodo verso una terra non promessa e che proprio per questo non arriva”.

Personalmente leggere e vivere questo libro così “disarmante” sulla straziante vicenda umana degli armeni, mi fa pensare ad una Crucis che termina con la messa in croce di un intero popolo, senza nessuna resurrezione del terzo giorno, senza nessun dopo, perché non può esserci dopo quando tutto è perduto.

Parlo di Crucis e messa in Croce del popolo armeno con la stessa devozione di Davide Turoldo (forse il più grande poeta del novecento) quando afferma che la vera fede è quella del Venerdì Santo, quando l’unica cosa che resta è la “speranza oltre lo sperabile”, l’affidarsi ciecamente ad un credo. È facile credere nel giorno di Pasqua quando il “tutto è compiuto” ritorna ad essere tangibile mostrando le sue piaghe.

In quest’opera, in questo viaggio apocalittico, il noi è carne e ombra, sangue che scorre come nelle nostre stesse vene al ritmo incalzante di questo piccolo gioiello in versi che Davide Toffoli ci dona. E come ci ricorda l’autore nel Congedo:

Oltre le spoglie distese… Cantando…

Così ce ne andremo, ormai rassegnati,
ostinandoci a cadere ostentando
una lingua che è già strappo e ferita.

[…]

Ammutoliti, saremo leggenda…

[…]

Soli e feriti, saremo leggenda…

[…]

Saremo anarchici e apocalittici.
Tra le tue pietre, saremo leggenda…

Post correlati