L’influsso dei fagiani: Strubel e l’inganno del patriarcato

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “L’influsso dei fagiani” di Antje Rávik Strubel, Voland, 2026
Kai Hochwerth, stella del teatro tedesco, si suicida proprio al culmine del successo. Il motivo potrebbe essere un articolo giornalistico che ha gettato su di lui un’ombra pesante. L’autrice del pezzo è Hella Karl, figura influente e di primo piano del giornalismo culturale, che viene immediatamente isolata nel suo ambiente. Ma come possiamo immaginare, la vicenda è molto più complessa.
Da qui prende vita “L’influsso dei fagiani“, romanzo che si inserisce nel dibattito sul patriarcato. L’autrice tedesca Antje Rávik Strubel ridimensiona però la questione, mettendo in mostra anche la complicità delle donne. I suoi sono incastri psicologici che evidenziano la costruzione di un circolo vizioso. Infatti, se Hochwerth è dopotutto vittima del suo stesso potere, le donne che stanno intorno a lui sfruttano il suo ruolo in diversi modi.
Ciò che esce fuori è una sotterranea lotta tra generi in cui dominio e sottomissione si equivalgono. Pure Hella Karl è vittima del sistema patriarcale. La sua battaglia è la rimozione dei connotati femminili creati dal potere, assumendo invece comportamenti più mascolini. Inutile dire che ciò non fa che accentuare il tutto, senza risolvere una sola virgola dell’intero problema.
Fatto sta che il senso di colpa introiettato dalla predominanza maschile è lì. Come fa notare la traduttrice del libro, Cristina Vezzaro, Hochwerth è forte persino da morto. Il suo influsso continua ad agitare una riverenza spropositata. Eppure, tutti sanno la verità e, quindi, mentono sapendo di mentire. Proteggendo il defunto proteggono loro stessi.
“L’influsso dei fagiani” è però anche ricco di ironia e di leggerezza. L’autrice infatti si diverte a mettere in mostra come queste donne scambino per emancipazione alcuni comportamenti che invece rendono loro ancora più strumenti al servizio del potere. Il silenzio e la poca solidarietà femminile diventano armi di assoluzione e di compiacimento verso il sistema. Insomma, in questo romanzo, Strubel preferisce entrare con sarcasmo nel cuore della questione.
Come detto, la scrittura si concentra sugli aspetti psicologici di Hella. Per quanto il narratore provi in alcuni momenti a distaccarsi, resta in primo piano questa visione soggettiva di un mondo che viene popolato da fantasmi, in cui la protagonista vive, elabora, rimuove e combatte gli schemi patriarcali. Resta il fatto che per prima lei non riesce a comprendere quanto ne diventi complice, inscenando così una sorta di pantomima.
Possiamo concludere dicendo che “L’influsso dei fagiani” ci mostra come, alla fine, a essere contro tutto e tutti si dimostra di essere a favore di ogni cosa, adottando una “tolleranza” che è sinonimo di accettazione e di pusillanimità.
