La poesia è finita

“La poesia è finita” è una prosa di Mimì Burzo. In copertina una foto fornita dall’autrice
La poesia scritta è finita potrà tornare dopo. Dopo le ferite, il trauma, il dolore per una responsabilità che vitrea insorge al mattino, seme e ramo di un’azione monca. Impedita. Non è tempo di poesia, adesso lo stelo è troppo sottile per il peso di un sentire malato. La corolla brucia. Una lacrima vorrebbe uscire ma non sa. Un verso si costruisce rompendolo, tutt’intorno e qui è già tutto rotto.
Eppure il brodo era caldo, il pavimento profumava di cera e la rugiada scaldava la foglia sotto una coperta di tenuità. La poesia è il prima, frammento e abbaglio d’altrove, stanza di chiaroveggenza estatica potatura, e fiore, e ramo, e tronco. E’ responsabilità della fioritura di altri incantesimi di umanità e dolore, e dolore, e dolore.
Boris parla arabo, si contorce senza un battito di ciglio ha un albero piantato nel cuore, nessuno ha mai scalato la sua luce. Si esplode e si muore in tanti modi, dilaniata la mente e dilaniata la faccia e tutti gli occhi a terra e tutte le case a terra e tutto il tutto dell’incomprensibile amarsi in galassie separate. C’è una verità che porta la stonatura se i bambini muoiono davanti ad una bocca che mangia spegni la televisione o cambi canale.
