La mula e gli altri: Conforti e le faccende semiserie di provincia

La mula e gli altri: Conforti e le faccende semiserie di provincia

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “La mula e gli altri” di Alessandro Conforti, Il ramo e la foglia, 2024

Le storie di provincia, quelle della tradizione, le leggende popolari che si evolvono in base ai tempi, le rielaborazioni. La materia dei racconti di Alessandro Conforti è proprio questa e ancora attrae, nonostante abbia cavalcato l’onda dei secoli e altre penne abbiano attinto da questo ricco patrimonio.

“La mula e gli altri”, le faccende semiserie che vivono ai margini della quotidianità, sono testimoni della continua necessità del pensiero di aggrapparsi all’ordine straordinario delle cose, a quella dimensione in cui il mito, ma anche l’oralità, ci salva da un ordinario piatto, ciclico, che sopprime la nostra vitalità.

Animali parlanti, ma anche assurdi aneddoti, ci spingono a fare i conti con un’umanità ormai apatica, in costante attesa della novità. Cosa attira di Conforti? Sicuramente lo stile, la leggerezza con cui narra e mischia le epoche, facendoci penetrare in un regno inconscio ma che sentiamo subito nostro.

È la storia con i suoi misteri, con i suoi “perché” condannati a rimanere per l’eternità senza risposta. Cerchiamo ma non troviamo, eppure non ci arrestiamo. In “La Mula e gli altri” ciò che è irrazionale è reale, perché senza il racconto, senza questo costrutto logico che ci tramandiamo e promuoviamo, la nostra società sarebbe un “qui-ora”.

Forse già siamo semplici “qui- ora”, ce lo dicono certi animali che evadono dal loro status di esseri decerebrati che abbiamo sparpagliato nei vari anelli della catena alimentare. Allora ci trasformiamo anche noi, con semplicità, in bambini che ascoltano una fiaba, forse inquietante, ma sempre capace di scuoterci e di non farci addormentare senza pensieri.

“La mula e gli altri” non si propone né come raccolta pedagogica né come portatrice di messaggi. Nulla ci viene indicato, piuttosto ci viene riportato alla luce qualcosa che costantemente rimuoviamo, che fa parte del nostro folklore, delle nostre nostalgie.

Sono racconti brevi, sono scritture che possono riempire l’immaginario, sono schegge di fantasia che raggruppano in esse la vita delle persone comuni, di coloro che non si sentono coinvolti nella storia; invece è proprio in queste zone di confine, distanti da quel centro che non è mai permanente, che la vita si irradia, difendendosi con semplicità dalle sofisticazioni del linguaggio, degli stili, della comunicazione.

Applicando questa lettura, i racconti di Alessandro Conforti diventano qualcosa di più: novelle che si rincorrono nella nostra mente, che portano con loro il piacere di leggere e di riscoprire ciò che non se n’è mai davvero andato da noi.

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