Materia Prima e la beat generation di Jörg Fauser

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Materia Prima” di Jörg Fauser, L’Orma Editore, 2017. Questo articolo è già stato pubblicato su Gli amanti dei libri
Di “Materia Prima” di Fauser ne avevo sentito parlare con grande entusiasmo da un amico che per anni ha vissuto in Germania. Disse che era “controcorrente e autentico”, molto vicino al nostro Tondelli.
Fauser è quasi sconosciuto in Italia, ma per tanto tempo lo è stato nella sua nazione. È nato nel 1944, è morto nel 1987 in circostanze misteriose. Poeta, sceneggiatore, ma anche fattorino, magazziniere, alcolizzato ed ex tossicodipendente. Insomma, ha vissuto tra rivoluzione e controrivoluzione; è stato un artista di strada, un uomo in cerca di un posto di lavoro e uno di quelli sul quale nessuno avrebbe puntato quattro soldi.
Tutto ciò lo ritroviamo anche nel romanzo. Materia prima narra le vicende di Harry Gelb, giovane in cerca di se stesso nella Germania dei primi anni settanta. Diviso tra aspirazioni artistiche e la necessità di stringere qualcosa di sicuro tra le mani, il protagonista non è altro che l’alterego di Fauser, che rimodella le sue esperienze e le fissa sul foglio, in ricordo di anni, in cui a fase alterne hanno dominato ambizione e apatia.
Così apprendiamo qualcosa di più su quella Germania rivoluzionaria, in cui ci si prepara alla rivolta comunista; in cui la droga e l’alcol alleggeriscono l’angoscia per il domani, dando forma a una vibrante utopia; in cui la controcultura prova a farsi spazio e le contaminazioni sono accolte con benevolenza; in cui tutti si sentono pronti per una grande missione.
Ma in mezzo a tutto questo trambusto, Fauser ha conservato un pizzico di lucidità e il suo romanzo ne è la prova. Queste pagine mettono in luce un periodo che non tornerà più, ma annunciano anche la futura catastrofe, ossia, quella di una rivoluzione incompiuta, che ha poi creato un’intellighenzia radical-chic conformatasi al più becero qualunquismo.
Proprio questo elemento fa di Materia prima un romanzo che non può essere classificato nella stretta cerchia della letteratura della Beat Generation. Nonostante Fauser sia il pioniere in Germania di questa corrente, e nonostante il suo interesse verso il cut-up e Burroughs – l’incontro con lo scrittore americano viene raccontato nelle pagine di quest’opera – egli aggiunge un tocco riflessivo e introspettivo alla sua prosa.
Gelb, il protagonista del libro, è prima di tutto un ragazzo che ha “sete di vita”, quindi, di esperienze. Fauser parte proprio dalle vicissitudini personali, alcune delle quali sono state ricercate autonomamente. Insomma, lo scrittore non si è affidato al fato, ma a se stesso. Pertanto, quest’opera è allo stesso tempo un inno alla vita e un invito alla moderazione; così come sa spezzare una lancia in favore dell’utopia, ammettendo però che non è tutto oro ciò che luccica.
Un libro controverso, testimonianza di un’epoca che ancora non è stata esaminata del tutto; un’opera che bisogna leggere, in nome di un artista che ha saputo vivere con ironia e disperazione.
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