Difendere la parmigiana

“Difendere la parmigiana” è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale
Non ce la faceva a sopportare le chiacchiere, soprattutto con quarantatré gradi sulla testa, certificati dall’ultimissimo iPhone che teneva tra le mani come uno scettro.
L’ombrellone che aveva affittato faceva meno ombra di quanto si aspettava; l’acqua del mare non refrigerava abbastanza; quella che beveva stimolava in fretta la diuresi; i vicini, un gruppo di donne, parlavano della “vera parmigiana“, così come prescritto dalle nonne.
Era troppo! Ma qualcuno doveva pur difendere la cucina italiana. Vero?
Nella sua anima si agitava il rimorso per il prestito che si era fatto concedere per andare in vacanza. Per un anno avrebbe pagato circa duecento euro al mese. E cosa si sarebbe portato a casa? La pelle annerita, salata e resa fragile come una sfoglia dal sudore costante?
Era partito con la voglia di dimenticare la città, il lavoro malpagato, la vita in un monolocale in un quartiere assediato dai “non italiani“. Altro che difendere la parmigiana, i suoi erano problemi seri.
La parola che gli ballava per ore in testa era “sfruttato“. Anche indebitarsi per una modesta villeggiatura metteva a nudo la sua condizione, quella dei suoi amici, quella dell’italiano medio. Era un Millennials, gli avevano fatto ben altre promesse.
«Dove cazzo sono ora quelli che ci hanno promesso la felicità?», sussurrò afferrando la bottiglia d’acqua fredda e bevendo a piccoli sorsi. Non voleva morire per una congestione, anche perché era il primo giorno di ferie.
«Fratello, collane, occhiali da sole?», chiese un Uomo Nero tutto-sorriso mentre allargava un telo su cui erano ricamati elefanti e pellicani. Lui guardava, seduto sul lettino, fumando una sigaretta e scrutando il vucumprà attraverso i suoi occhiali da sole Tommy Hilfiger.
«Fratello, collane, occhiali da sole?», ripeté mantenendo il suo ghigno largo. «Una pistola per spararti in petto, scimpanzé», sussurrò lui, sperando però che quello non avesse sentito. Non gli andava di litigare.
E quello andò via facendo sparire il suo sorriso, serrando le labbra e ricominciando la marcia, senza neanche fermarsi da quel gruppo di donne che si confrontava sul dilemma se la vera parmigiana fosse di zucchine o di melanzane e se queste andassero prima arrostite o fritte.
Intanto, l’Uomo Nero si allontanava e lui, l’italiano medio, immaginava che a un certo punto si sarebbe fermato, che avrebbe gridato «Allah Akbar» e che si sarebbe fatto saltare in aria. Sarebbero morti tutti, anche lui, ma almeno lui se ne sarebbe andato con la soddisfazione di averlo mandato a fare in culo.
«Non hai avuto i miei soldi, lurido», disse prima di fare l’ultimo tiro di sigaretta. Intanto si accorse che il cuore gli batteva forte. Si distese sul lettino incrociando le braccia dietro la testa, chiuse gli occhi e iniziò a respirare profondamente.
Era quasi deluso del fatto che quello non si fosse fatto saltare in aria e che non avesse posto fine alla sua e alla vita degli altri. «Morire da eroi non capita tutti i giorni», disse fievolmente mentre si sentiva trascinato in abissi pacifici.
Guadagnava serenità pensando al suo lavoro da impiegato presso l’Agenzia delle Entrate. Ricordava quanti evasori totali aveva scoperto, quante persone era riuscito a terrorizzare sbattendo loro in faccia quegli estratti conto zeppi delle loro mancanze.
«Scialapopolo, bastardi. Vi ho scovato e vi ho perseguitato. Io sono lo Stato, lo Stato è in me…». E si lasciò cullare dal sonno, mentre una donna del gruppo sentenziò: «Allora, tutte d’accordo che la vera parmigiana si fa con le melanzane fritte?».
E man mano che lui scivolava tra i primi bagliori di un sogno, ancora aggrappato con le unghie al territorio della veglia, bofonchiò: «Sì, bisogna difendere la parmigiana. Bisogna difendere l’Italia dall’invasore».
