Céline ci raccontò la guerra

“Céline ci raccontò la guerra” è una recensione di Pasquale Ciaccio sul romanzo “Guerra”, scritto dall’autore francese e pubblicato nel 2023
Scritto nel 1934, compreso in manoscritti inediti di migliaia di pagine lasciati in casa a Parigi, da dove fuggì per evitare l’arresto per collaborazionismo, questo romanzo capitò in mano ad un giornalista che disse d’averlo ricevuto da un anonimo. La storia si svolge in contemporanea ai fatti narrati nella prima parte di “Viaggio al termine della notte” ed è ambientata durante la prima guerra mondiale in Francia, in cui Louis Ferdinand Céline era militare.
“Guerra” racconta in maniera cruda, potente, le gravi ferite riportate dallo scrittore, che fu colpito all’orecchio e a un braccio dalle schegge di una bomba. L’episodio lo segnò per il resto della sua vita sia fisicamente che psicologicamente. Gran parte della vicenda è ambientata in un ospedale in cui era ricoverato, un ambiente degradato, con personaggi abbrutiti dalla guerra, farabutti, con infermiere pronte a soddisfare sessualmente i malati.
Questo romanzo autobiografico è come un pugno nello stomaco per il linguaggio usato: un linguaggio violento, scurrile, osceno che esprime la tragedia della guerra in maniera del tutto diversa da altri scrittori. Ne emerge un quadro di decadimento umano di cui lo stesso protagonista è la testimonianza più drammatica.
Citiamo alcuni passaggi che danno la cifra di quanto accennato più sopra: “Mi sono beccato la guerra nella testa. Ce l’ho chiusa nella testa”, dice all’inizio di queste pagine. Una frase che fa capire più d’ogni altra parola come questa tragedia fosse entrata in maniera totale in lui.
Ancora: “Ho l’anima più dura, come un bicipite. Non credo più alle scorciatoie. Ho imparato a fare musica, sonno, perdono e anche bella letteratura, con piccoli tocchi di orrore strappati al rumore che non finirà mai più. Lasciamo perdere”. Céline l’ha vissuta in pieno trovando le parole adatte senza buonismi.
