Alberto Moravia ed Elsa Morante… una storia e un tormento

Articolo di Letizia Falzone

Lui è l’enfant prodige della narrativa italiana, l’autore celebrato e insieme discusso degli Indifferenti, scritto a diciotto anni durante la convalescenza da una malattia terribile che gli aveva rubato l’infanzia. Lei, «un viso tondo con due grandi occhi dall’iride screziata, pieni di luce e ombre», vive dando ripetizioni agli studenti e compilando tesi di laurea, ma scrive anche racconti ai quali affida tutti i suoi sogni e le sue speranze. Sopra ogni cosa, vuole diventare scrittrice: la più grande di tutte.

Un amore drammatico, tormentato, a volte, contraddittorio quello che vissero. Fu Elsa che scelse Alberto senza neanche corteggiarlo, ma facendo cadere nel concavo della sua mano le chiavi di casa sua, a Roma nella birreria Dreher accanto a Palazzo Colonna nel 1936, in pieno fascismo. Fu un colpo di fulmine, un amore nato all’istante, impetuoso e travolgente. Moravia decise di sposarla, il 14 aprile 1941, perché non voleva più vivere separato da lei; ma nessun anello di fidanzamento, solo un mazzolino di mughetti.

La passione e la curiosità nello scoprire l’uno la vita dell’altro e la volontà di farne parte in modo totalizzante, non sono però sufficienti. Tra i due il rapporto appare fin da subito complicato. Ironico, entusiasta, con una grande passione per la discussione e il dialogo, Alberto Moravia era un uomo lontano dal monumento letterario che i suoi contemporanei gli eressero sin dai primi esordi. Giovane, timida e poverissima, Elsa Morante cercava di costruire l’immagine di una donna sicura, ma nascondeva una grande vulnerabilità affettiva, un bisogno estremo di continue conferme.

Se Elsa fin dalla prima sera intuisce l’importanza che Alberto può avere nella sua vita e sinceramente lo ama, lui conserva la misura, mette un limite all’impeto della passione. A lunghe e accese discussioni si susseguono momenti di serenità e tranquillità nella Capitale condivisi con i loro amici più cari. Il loro paradiso terrestre è Capri, in cui trascorrono circa nove mesi all’anno. Qui riescono a ritagliarsi del tempo tutto per loro lontano dalla mondanità. Sarà proprio il successo di Moravia con le donne a creare i maggiori problemi nella coppia. Elsa è gelosa dell’ascendente di Moravia sulle altre donne a cui non si sottrae, mentre per lei esistono solo la scrittura e il suo Alberto.

La Seconda Guerra Mondiale obbliga la coppia a lasciare Roma, cercando rifugio in provincia di Latina e non è un caso che proprio questi paesaggi ritornino frequentemente nei loro rispettivi libri. Elsa è una donna passionale, che vive l’amore in modo viscerale e la stessa intensità la mette nei libri. Infatti quando finisce il suo romanzo d’esordio si sente vuota, priva di tutto. A peggiorare il suo stato d’animo c’è il rapporto conflittuale con Alberto ormai fatto di incomprensioni e incomunicabilità. Tra i due c’è una sorta di competizione dal punto di vista lavorativo, sia Elsa che Alberto vivono la letteratura come una fede religiosa. Entrambi l’hanno scelta come passione totalizzante, come l’unico destino in cui riconoscersi, pur avendo un approccio alla scrittura del tutto opposto: razionale, quello di Moravia, incantato quello di Elsa. Lei sa che i libri del marito vendono di più, inoltre Moravia è sempre via di casa, ma soprattutto si allontana progressivamente dalla moglie. A peggiorare lo stato d’animo della Morante ci sono anche le continue infedeltà di Alberto, che le causano una profonda sofferenza.

Dopo 10 anni di matrimonio contrassegnati da delusioni ed amarezze per Elsa che si sente trascurata da Alberto, diventa folgorante l’incontro con Luchino Visconti, il bellissimo regista che amava il lusso smodato. Elsa è perdutamente innamorata del regista e decide di vivere questa relazione alla luce del sole tanto da pensare addirittura di chiedere il divorzio. Il suo amore sconfinato però non è ricambiato da Visconti che inizia ad essere insofferente e dopo circa tre anni di tira e molla i due si lasciano. Come sempre Elsa si rifugia nella scrittura, l’unico amore che non la tradirà mai.

Nel frattempo il sentimento che Moravia e Morante provano l’uno verso l’altro si trasforma in qualcosa di più profondo e di libero, che caratterizzerà il rapporto fino alla fine dei loro giorni. Innamorati di altre persone, anche se con grande sofferenza, nel 1961 decidono di divorziare ponendo fine al lungo matrimonio.

Mentre Alberto Moravia si lega alla giovane Dacia Maraini, Elsa a 47 anni incontra il pittore americano Bill Morrow che ha quasi la metà dei suoi anni. La donna si innamora perdutamente di Bill, un’anima fragile preda dell’alcol e delle droghe. Elsa si prende cura di lui, lo convince a trasferirsi a Roma e gli dona tutto l’amore di cui è capace, ma questo non basta. Durante una festa a New York il pittore cade da una finestra, non si sa se per un incidente o perché si sia suicidato. La morte di Bill scuote profondamente Elsa Morante che fatica a riprendersi, e Alberto non la lascerà mai sola in un momento difficile come questo. Le rimane vicino quando lei decide di lasciarsi andare convincendola a mangiare, organizzando serate tra amici, tenendole sempre la mano, un gesto così semplice, ma così profondo.

Ritorna a scrivere, ma il peso della perdita di Bill la perseguita, passando da stati di depressione a momenti di allegria, come se non bastasse una malattia al cervello peggiora il suo stato di salute. Decisa a porre fine alla sua vita tenta invano il suicidio. Sono anni molto difficili per la scrittrice che, però, potrà contare sempre sulla presenza al suo fianco di Alberto.

In un freddo e grigio novembre del 1985 a quasi cinquant’anni dal primo incontro con l’uomo della sua vita, la scrittrice si spegne. Nonostante le incomprensioni, i litigi e i tradimenti, l’amore di Elsa e Alberto non si è mai affievolito tanto da essere idealizzato e ammirato anche dopo la morte. Nel loro carteggio si incontrano passaggi di grande tenerezza e altrettanta crudeltà: era una coppia infelice, unita da un amore impossibile e disperato, e il loro dialogo si svolge come un lungo addio – pronunciato per tutta la vita e forse mai davvero realizzato – perché il loro è stato uno di quei legami che il tempo può complicare, ma non certo sciogliere.

Il loro matrimonio durò circa 20 anni. Il mazzolino di mughetti che li aveva uniti al posto delle fedi, appassì vittima dei loro tormenti.

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