Che significa Porci con le ali? E perché in inglese i maiali volano?

Che significa Porci con le ali? E perché in inglese i maiali volano?

Articolo di Giusi Sciortino. In copertina: “Porci con le ali” di Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, Bompiani, ristampa del 2013, prima edizione 1976

A volte i titoli dei libri fanno strani scherzi linguistici. Prendiamo Porci con le ali: suona provocatorio, quasi grottesco. Ma che significa davvero? Perché mai dei porci dovrebbero avere le ali?

A prima vista, sembrerebbe soltanto una trovata provocatoria, tipica degli anni Settanta. E in parte lo è. Ma quella insolita combinazione di porci e ali possiede una storia più ricca di quanto si potrebbe immaginare, una storia in cui significati diversi si sovrappongono e trasformano.

In inglese, esiste da secoli l’espressione «when pigs fly» («quando i porci voleranno»), usata per indicare qualcosa d’impossibile, che non si verificherà mai. È l’equivalente del nostro «quando gli asini voleranno».

Sulla stessa immagine giocò nel 1952 lo scrittore britannico P. G. Wodehouse intitolando uno dei suoi romanzi Pigs Have Wings (I porci hanno le ali). Il meccanismo è semplice: ciò che dovrebbe apparire assurdo viene trattato come se fosse perfettamente normale. Dunque, i maiali non soltanto volano, ma possiedono addirittura le ali. È un paradosso leggero e ironico, costruito sul piacere dell’assurdo.

Quando si arriva a Porci con le ali, pubblicato nel 1976 da Lidia Ravera e Marco Lombardo Radice, il significato cambia completamente. Non sappiamo se il titolo sia stato scelto in riferimento al modo di dire inglese o al romanzo di Wodehouse; tuttavia, la coincidenza dell’immagine rende il confronto particolarmente suggestivo.

Qui i “porci” non sono animali: sono i giovani protagonisti – adolescenti imperfetti, impulsivi – attraversati da desideri, paure, rabbia e slanci vitali. L’espressione usata nel titolo è volutamente provocatoria e rompe con ogni rappresentazione idealizzata della giovinezza.

Le “ali” alludono all’aspirazione a qualcosa di più grande. Sono il simbolo dell’utopia, del desiderio di cambiare il mondo, di oltrepassare i limiti imposti dalla famiglia, dalla società e dalle convenzioni. Non indicano più l’impossibile, ma la tensione verso ciò che si spera di rendere possibile.

Gli stessi elementi – porci e ali – assumono, dunque, significati profondamente diversi a seconda del contesto: ciò che rappresenta l’impossibile diventa un gioco umoristico fino a trasformarsi nel simbolo di una giovinezza inquieta incarnata da porci alati – quasi degli angeli goffi – sospesi tra realtà e desiderio, fragilità e speranza, tra i limiti del presente e la volontà ostinata di superarli. Una generazione che, in ogni epoca, coincide con il futuro e, proprio per questo, si scontra con il presente.

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