Rododendro: Sciarra e il fascino della tossicità

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Rododendro” di Giuseppe Sciarra, Il Viandante Edizioni, 2026
Davide e Nicolò si incontrano per caso. Si innamorano o semplicemente sono in cerca della loro privilegiata dimensione, della pura libertà? In alcuni frangenti sembra però che si manipolino a vicenda e che stiano recitando un copione.
Tra i due è Davide quello che ancora deve fare i conti con la propria omosessualità. Per troppo tempo l’ha nascosta, pure quando si è manifestata attraverso i suoi comportamenti e le sue movenze. A scuola è stato bullizzato ma, nonostante tutto, ha resistito mettendo il suo animo a dura prova.
Et voilà, benvenuti a Rododendro, paese che non esiste, ma che è simile a tanti luoghi che appartengono alla nostra Italia. La diversità, nelle sue svariate forme, non è accettata e spesso viene fortemente osteggiata. Ma Rododendro è anche il nome di una pianta velenosa, il che già ci lega a un altro significato.
Lo scrittore pugliese, Giuseppe Sciarra, immagina ogni dettaglio, anche quello più perverso, mettendo in moto una sorta di duello. Quando per troppo tempo si è dovuto indossare una maschera, la spontaneità si veste di eccessi.
Ed è sul termine «eccesso» che viene modellato Nicolò, così capace di sedurre, di ammaliare e di estrarre l’essenza di Davide. Accade quindi che se l’uno smaschera, l’altro volontariamente subisce. Davide diventa succube di una relazione che, come si usa dire oggi, è tossica.
Da Rododendro, l’azione si sposta a Roma, città in cui Nicolò opera come regista. L’obiettivo del romanzo, oltre a raccontare una storia, è quella di farci entrare in un campo in cui non esistono né buoni né cattivi, ma solo dominatori e persone pronte a sottomettersi.
Etero o omosessuale, ogni relazione è fatta di luci, di ombre, di promiscuità. Quello che succede non è la descrizione di un episodio straordinario, ma di qualcosa che si rivela drammaticamente nella nostra epoca, ossia la costruzione di rapporti basati più sul possesso e sul dominio che non sull’amore.
Il romanzo di Sciarra non è quindi una storia di outing o di conquista sociale, anche perché sono due temi ampiamente sviluppati, ma di scarsa educazione affettiva, tanto da mettere in moto quegli atteggiamenti ambigui che spingono a una totale lotta per la sopravvivenza.
