Globalizzazione e sovranismo: lasciateci sognare ancora un po’

“Globalizzazione e sovranismo: lasciateci sognare ancora un po’” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell’autore modificata con l’intelligenza artificiale
Tutto è semplice: gli esseri umani amano i loro carnefici. Li cercano, li scelgono, li acclamano. È così da sempre. Persino nei momenti in cui le cose filano per il verso giusto, c’è chi invoca un capo. Non c’è un periodo della Storia che non abbia avuto tiranni affascinanti, pure in veste democratica. D’altronde, cosa c’è di più democratico di qualcuno che incatena le masse dando voce ai loro sentimenti più grezzi.
Guardiamo al sovranismo, questo movimento che fa a pezzi quella globalizzazione che a inizio del secolo XXI è stata infiocchettata e data in pasto ai popoli che, perlopiù, vi hanno creduto. Tra le fila dei detrattori siedono oggi quelli che l’hanno teorizzata e messa in pratica. E cosa si dirà ora di quei no-global additati, logicamente, come antiquate bestie romantiche? Quegli animali non furono stanati ovunque? Non furono considerati pericolosi eretici?
Nessuno ha chiesto scusa a coloro che hanno posto l’accento su quella globalizzazione senza futuro, portatrice di guerre, di speculazioni, di disuguaglianze. Nessuno chiederà scusa un giorno a coloro che si ribellano al sovranismo.
Oggi hanno vinto i carnefici di allora che ancora molti seguono e innalzano a leader cui affidare il futuro. Il buio in cui sta precipitando il mondo giorno dopo giorno non permette di dipingere un futuro roseo. Si stigmatizza l’immigrazione, frutto di quelle politiche di sfruttamento intensivo; si aizza la guerra tra poveri, ormai diventata il passatempo delle élite mondiali; si confondono i confini tra destra e sinistra, causando lo smantellamento d’ogni ideologia. E la lista sarebbe lunga, ma non ci possiamo permettere troppe chiacchiere.
Il business spogliato dell’identità ha necessità di creare popoli fantocci, privi di ogni memoria, di radici su cui costruire una sana continuità con la propria storia. La strada verso la libertà è minacciata da falsi problemi creati all’occorrenza. Il gioco del sovranismo è la chiusura della massa in un recinto stretto, volutamente soffocante. È così che si genera il problema della sicurezza, che nessuno ha interesse a risolvere.
La globalizzazione, così come pensata, ha dato avvio a un piano eversivo che ha frantumato il mondo per gettarlo maggiormente in un conflitto permanente. Oggi, a muovere i fili del sovranismo sono sempre gli stessi: i signori del Capitale che hanno svoltato verso una solida economia di guerra. C’è altro da aggiungere? Soprattutto, qualcuno vuole mettere in dubbio questo?
Globalizzazione e Sovranismo: gli uomini amano i loro carnefici
Un’altra minaccia che ancora sta lì, in un limbo che la tiene sospesa in un misto di incredulità e impossibilità, è il transumanesimo, innalzato a nuova religione delle oligarchie mondiali. La selezione dell’umanità è sempre più propagandata dai neoliberisti, pure da quelli che vengono considerati filantropi. La possibile estensione della vita anche su altri pianeti sarà roba per pochi. Se mai si dovesse raggiungere quello status di immortalità che il transumanista vuole donare al genere umano, esso sarà per i migliori. E quei migliori non siamo noi.
Ma anche se tutto questo dovesse rimanere solo il sogno di qualche nerd, nessuno ci salverà dalla lotta tra mendicanti che è iniziata da tempo, regalandoci nuovi autoritarismi democraticamente accettati. Non è questo complottismo, ma visione di ciò che viviamo. Cerchiamo protezione; vogliamo potere decisionale; ci convinciamo che la nostra voce abbia importanza. Purtroppo tutto ciò non esiste né nella vecchia Europa né in altri continenti.
La globalizzazione, distruttrice di ogni pace e restauratrice di pericolose tirannidi, ha messo in ginocchio i popoli dando loro la promessa di un benessere raggiungibile con le braccia incrociate. Lo sforzo invece è stato abissale e non ha lasciato nulla tra le mani “degli operatori”, mentre tutto è volato lì, nelle tasche di quei carnefici che ancora invochiamo Salvatori.
Non morirà la democrazia, ma lo spirito della partecipazione popolare.
