Illusione ellenica: dopo aver letto Jean-Pierre Vernant

“Illusione ellenica” è un articolo di Martino Ciano. In copertina: un’immagine modificata con l’intelligenza artificiale prendendo spunto dalla copertina dell’edizione Feltrinelli del saggio “L’origine del pensiero greco” di Jean-Pierre Vernant
Vedo oggi questo pensiero ondivago, che volteggia tra tirannide e anarchia. Eppure, in questo indefinito e indefinibile mondo contemporaneo nel quale tutto è permesso, forse perché ogni cosa è mossa da occulte oligarchie, si invoca il ritorno alle origini del pensiero: a quella componente greco-romana impressa nel nostro Dna.
Ma forse essa è solo una visione vanagloriosa, priva di fondamento. Una sorta di gadget ideologico che sbuca fuori dalla nebbia e cerca di fare sintesi tra spinte autoritarie e rivendicazioni democratiche. Ed ecco che nessuno ha ragione, ma solo voglia di prevalere con opinioni piccanti. Si compilano elenchi, pamphlet spiccioli, ma niente di serio.
L’illusione ellenica mi ha portato a rispolverare qualche libro. Uno tra questi è stato “Le origini del pensiero greco” di Jean-Pierre Vernant, apparso nel 1976, con l’intento di evidenziare il passaggio dalle monarchie micenee fino a giungere alla “polis“. E così ho riletto di questa metamorfosi dal mito alla razionalità. Ho appreso della decisione di quegli uomini di vivere il più possibile secondo uguaglianza, concordia e di non ostentare ricchezza e potere. Buona prassi sarebbe stata porre un freno alla prepotenza, in quanto essa costruisce disparità e rabbia.
Certo, non era assolutamente qualcosa di semplice. La possiamo immaginare come un’utopia, anche se in parte si compì. E forse quell’idea di armonia ancora oggi ci affascina, pure se i miti riesumati dai nostri sovranisti sono quelli di lotta e di conquista, di ricostruzione di una superiorità “razziale” che verrebbe messa subito a tacere.
Tra le illusioni elleniche, però, spadroneggia oggi un sentimento guerrafondaio, nonché di chiusura verso ogni contaminazione di pensiero e di etnia. Eppure, la grandezza di quei tempi risiede proprio nella capacità di innestare nella propria tradizione quella degli altri. Ci fu una sorta di prestito di “dei” e di “teogonie“. Le civiltà spesso si scontravano, ma ciascuna di esse rubava qualcosa all’altra anche se c’era forte disprezzo.
Lo so che appare difficile riassumere queste cose in poche battute, in semplici paragrafi schiavi dell’indicizzazione o di qualche manipolatore seriale. Ecco, perché l’unica cosa che si può fare è leggere e stupirsi, rendersi conto di quanto si sia sempre disinformati su certi argomenti. Penso all’Iran, grande e antica civiltà costruttrice di ponti.
Io vedo il disprezzo del pensiero neoliberista che con disarmante superficialità separa il mondo tra buoni e cattivi, rendendo ogni spazio solo un gran mercato. Ed è proprio quello che una sana illusione ellenica, simile a quella manifestatasi nel Rinascimento italiano, non contempla, in quanto il presente è frutto di un processo. Invece, noi mandiamo a processo le cose, le società e ciascun essere umano che non ci somigli. Traballano le democrazie: vorremmo che un solo organismo decidesse velocemente per tutti, senza chiedere consiglio agli altri.
Ecco, domandate a un politico se crede nell’isocrazia, cioè nell’uguale esercizio del potere e della forza da parte dei diversi Enti, partendo da una certosina spartizione. Chiedete a questo signore se sia necessaria l’isonomia, ovvero l’uguaglianza di ciascun cittadino che ha come unico potere superiore “la giustizia”. Direte voi: «Alt, ma questa è la nostra Costituzione». Sì, avete ragione, ma sembra che di questo nessuno se ne ricordi e coloro che se ne ricordano ammettono che sono solo belle parole.
«Vero, solo nei principi scritti su pagine che di volta in volta si mettono in discussione – rispondo – ma è sempre meglio lottare affinché tutto si compia». Siamo quindi pregni di illusione ellenica, di qualcosa che ci riempie di misticismo e di pragmatismo. E quei greci partirono proprio dagli “dei“, collocati in un’apparente gerarchia pur sottostando tutti, in egual misura, alla giustizia. E non esisteva un’origine, ma tutto era stato dato, era lì da sempre.
Apeiron, ci dice tutto…
Ecco, l’origine infatti crea discordia, perché in quel momento le potenze si scontrano tra loro, provano a prevalere l’una sull’altra, invece questo equilibrio così perfetto, in cui sta l’armonia è lì da sempre. Chi è la mente? Forse, è solo un’illusione ellenica che prima o poi finirà?
