Catastrofe neoliberista: D’Orsi e la storia degli ultimi anni

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Catastrofe neoliberista” di Angelo D’Orsi, Lad Edizioni, 2026
Cosa insegna la storia? Per la maggior parte delle persone nulla, per il resto tutto. Certo, non ci si deve limitare alla lettura di un libro, ma si dovrebbe svolgere un esercizio costante di ricerca. Sappiamo bene però che questo rimarrà un sogno, uno dei tanti, se non un prurito da intellettuali.
Una cosa è certa: “Catastrofe neoliberista” aiuta a capire cosa è accaduto e cosa ha provocato le attuali condizioni di vita. Il professore Angelo D’Orsi, già docente ordinario in Storia del pensiero politico presso l’Università di Torino, nonché allievo di Noberto Bobbio, scrive un saggio divulgativo che ha il merito di coinvolgere il lettore. Non è un libro per addetti ai lavori, ma per chi vuole farsi un’idea chiara e precisa.
Quando inizia la catastrofe neoliberista? Gli anni Settanta del Novecento danno avvio al balletto osceno con le sue crisi e con la fine della convertibilità del dollaro in oro. Si esalta il mercato libero, rapace, che risveglia le manie imperialiste. Il motto è il seguente: “Lo Stato è il problema“. Tutto ciò che è pubblico va smantellato e va dato in mano ai privati. È l’inizio della fine del sistema “social-democratico”.
Gli anni Ottanta del Novecento ampliano il quadro, concretizzando ciò che avrebbe potuto essere solo una affascinante teoria. Nel 1989, con la caduta del Muro di Berlino e del blocco sovietico, viene meno anche l’ultimo deterrente. D’Orsi traccia anche la crisi della sinistra italiana, che diventa neoliberista. Sebbene già i socialisti craxiani avessero messo in moto il processo, c’è da dire che neanche i post-comunisti hanno cercato di arginare il problema.
Come sempre accade nella storia, ogni cambiamento viene annunciato con entusiasmo. La fine della Guerra Fredda coincide con l’idea della “fine della Storia“, nonché la certezza che l’umanità sarebbe andata incontro a una stagione di pace e prosperità. Inutile dire che tutto questo non si è avverato e che oggi stiamo scrivendo altre cose. Diverse da quelle che teorizzarono i componenti della Scuola di Chicago e Milton.
Catastrofe neoliberista: incubo o realtà?
La guerra continua e ripetuta come arma di destabilizzazione dei territori utili al Capitalismo; il crescente divario tra ricchi e poveri; la concentrazione dei capitali nelle mani di pochi; la crisi dell’Europa, sempre più sottomessa agli Stati Uniti; la farsa dell’esportazione democratica; la distruzione del clima, della natura e degli equilibri atmosferici, che producono pandemie sanitarie sfruttabili dal sistema neoliberista; crisi economiche, finanziarie e delocalizzazioni delle aziende.
Questi sono gli elementi su cui D’Orsi costruisce la sua opera. C’è una differenza però: “Catastrofe Neoliberista” è un saggio storico e non una farneticazione. La ricerca impone rigorosità e tra queste pagine se ne troverà tanta. Il punto di vista dell’autore è quello gramsciano. Ciò non vuol dire “comunista” secondo gli sfottò odierni, ma “marxista“, pertanto globale e di marca sociologica.
Sebbene questa “linea di colore” possa fare storcere il muso a qualcuno a causa dei noti pregiudizi che investono la materia, qui non vengono mai messi omessi i fatti. D’Orsi mette destra e sinistra nello stesso calderone, ossia in quel movimento neoliberista che sta distruggendo il pianeta.
Non esistono più oppositori, ma solo abili manipolatori che stanno nascondendo la profezia di Marx nei riguardi del Capitalismo, ossia la cannibalizzazione di sé stesso. Il caos mondiale provocato dalla “Catastrofe neoliberista” si mostra nelle immigrazioni di massa, che sono ben altra cosa rispetto alla sostituzione etnica; nell’impoverimento e nello snaturamento della democrazia; nell’uso massiccio di un’informazione di sistema che acceca la verità.
Proprio la democrazia cos’è ormai? Una scatola svuotata di tutto e che resta in piedi solo nella sua apparenza. Le cose miglioreranno? Certo che no, a patto di un risveglio delle masse. Ma anche questa è un’utopia, basti pensare cosa è successo negli anni Sessanta del Novecento, quando qualcosa si stava muovendo.
