Un inguaribile nichilista

Un inguaribile nichilista

“Un inguaribile nichilista” è un racconto di Martino Ciano. L’immagine di copertina è stata creata con l’intelligenza artificiale

Un inguaribile nichilista aveva aperto la finestra e in quel gesto trovò una buona occasione per spiccare il volo. In quel pensiero racchiudeva il suo entusiasmo per il panorama: il sole che stava sorgendo mentre nel cielo un paio di nuvole scivolavano come pinguini sul ghiaccio. In strada uno spazzino giovane e mingherlino bestemmiava per il freddo. Il ragazzo con la tuta blu a strisce gialle-catarifrangenti posava la scopa e si aggiustava il berretto di lana. Sembrava quello dell’urlo di Munch, sembrava uno che voleva ammazzare il primo che gli capitasse davanti.

Un inguaribile nichilista aveva abbandonato l’idea di buttarsi di sotto. Dopotutto si era appena svegliato, aveva dormito bene, senza interruzioni, voleva comunque godersi quell’ennesimo giorno, ascoltare le notizie quotidiane, le tribune politiche, ingozzarsi la mente di domande, trovare risposte di poco conto ma comunque concilianti. Lui a differenza dello spazzino non voleva ammazzare nessuno, forse neanche sé stesso. Ci aveva pensato solo un attimo. Ma era stato un capriccio della mente, quindi non era colpa sua. I pensieri a volte nascono e muoiono per loro stessi.

Uscì di casa, andò nel cortile. Lo spazzino era lontano, fischiettava in un’altra strada. Il tono sembrava allegro, forse si era riscaldato. L’inguaribile nichilista invece guardò la finestra da cui si era affacciato qualche minuto prima. Era posta tutt’al più a circa quattro metri dal suolo, quindi se si fosse lanciato da lì non sarebbe incappato nella morte, ma in qualche frattura multipla, magari anche in un trauma cranico con incalcolabili conseguenze. Quindi si mise a cantare anche lui e subito fu circondato dai suoi otto gatti che, miagolando, gli facevano capire di avere fame. E lui li sfamò.

Fatto questo se ne andò davanti alla televisione a bere un caffè che aveva avuto la forza di prepararsi. Le bombe erano cadute, donne e bambini erano morti, uomini innocenti erano rimasti sotto le macerie, la disoccupazione era scesa solo per gli over cinquanta, quel giorno l’oroscopo gli consigliava prudenza negli affari, soprattutto in quelli di cuore. Fece uno starnuto, mentre la voce della giornalista annunciava che era un giorno di festa nazionale, un giorno che aveva a che fare con la liberazione da qualcosa. Però niente liberava lui dall’apatia.

Un inguaribile nichilista non aveva che un sogno, aprire un pacco di biscotti seguendo perfettamente la linea tratteggiata. Se ci fosse riuscito, sarebbe stato orgoglioso di sé. Ci riuscì senza impegnarsi troppo e questo lo rattristò, non pensava di essere diventato geniale, era stato solo un colpo di fortuna. Era sempre quella finestra aperta appena svegliatosi il suo pensiero fisso, anzi ricreativo. Morire per rinascere: ecco la sfida.

Un inguaribile nichilista si sedette in poltrona e si accese una sigaretta. Aveva già sentito troppi inni alla vita. Doveva trovare una scusa per distruggere la serafica armonia di quel giorno. Intanto le nuvole coprivano il sole, un tuono annunciava la pioggia. Il meteo era mutato all’improvviso, le previsioni non ci avevano azzeccato. Forse, era un messaggio per lui.

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