Tripla Eco. Bates e l’inganno dei ruoli

Tripla Eco. Bates e l’inganno dei ruoli

Articolo di Martino Ciano. In copertina “Tripla Eco” di Herbert Ernest Bates, Adelphi, 2026

Un equilibrio narrativo che viene mantenuto anche nelle parti nevralgiche del testo; una serie di tocchi, o meglio colpi di suspence, che l’autore riesce a inserire senza alcuna forzatura. Grazie a questi elementi “Tripla Eco” è un racconto che riesce subito a fare calare il lettore nella giusta atmosfera. Ambientato nella campagna inglese, in piena Seconda Guerra Mondiale, Bates ci racconta di Alice, una donna rimasta sola a vegliare sulla sua fattoria visto che il marito è prigioniero dei giapponesi, e Barton, giovane soldato che diserta l’esercito trovando “accoglienza” in questo luogo appartato.

“Tripla Eco” non è la storia di un amore che sboccia in periodo di guerra, tantomeno è il romantico incontro tra due anime che, per forza di cose, vedono le loro vite stravolte dal conflitto. L’autore punta sull’equivoco, sul gioco dei ruoli e su una forzata emancipazione che in quegli anni riguardò in particolar modo le donne. Infatti, per eliminare ogni sospetto, Alice fa travestire da donna il giovane Barton, che può fare leva sui suoi tratti femminili. In un primo momento l’inganno riesce, poi avrà i suoi risvolti. Persino i colpi di scena si legano perfettamente a questo processo di scambio, perché se è vero che Alice sembra assumere sempre più il ruolo del maschio di casa, Barton pure si adatta di conseguenza. Il tutto avviene con naturalezza.

Dobbiamo anche tenere conto del fatto che questo racconto è stato pubblicato per la prima volta nel 1970, lontano quindi da certe letture di costume che oggi sarebbero preferite rispetto ad altre. Allo stesso modo non dobbiamo scomodare autori come Jean Genet per dire che qualcuno aveva già scritto certe cose, visto che lo stile di Bates è completamente diverso. L’originalità dell’autore inglese sta nel modo con cui conduce il testo, senza porre freni all’evoluzione della storia. Anche se il tema dominante è la solitudine, visto che i due protagonisti manifestano la paura dell’abbandono, dall’altra agisce l’immagine di una natura senza confini, generi o rigidi schemi.

“Tripla Eco” diventa subito un racconto che taglia con gli eroismi, con le romantiche visioni di onore, rispetto o gerarchia, per introdurci nell’ampio discorso della guerra come elemento che annichilisce valori, strutture e contraddizioni. Ciò che abita tra queste pagine è l’umanità denudata che cerca di adattarsi. Ed è proprio questo spirito di adattamento che diventa sempre più nitido nelle 98 pagine di questo libro, tradotto da Giovanna Granato. Un’opera che semplicemente ci svela qualcosa di arcaico, ben presente nelle nostre azioni conservative ed evolutive.

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