Conoscenza dell’ignoranza

Conoscenza dell’ignoranza

“Conoscenza dell’ignoranza” è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto creata con l’intelligenza artificiale 

Chiuso un libro, ne inizi subito un altro. Chiami questa pratica “allenamento intensivo della mente”. Mentre le parole scorrono tra i neuroni assopiti, la tua immaginazione vaga e costruisce nuove pagine. Componi il riassunto di te stesso e dei tuoi pensieri. Non esistono vocaboli o lettere, ma solo una voce interna, rauca, simile a quella di un fumatore incallito.

Non è la tua voce, ma quella di qualche scheggia della tua anima. Forse di un trapassato che ha vissuto secoli prima e che tu hai incarnato per volere del destino. A volte ti immagini rinchiuso in una stanza illuminata da poche candele. È parte di una dimora nascosta. Sei avvolto nella solitudine della conoscenza, in un silenzio clamoroso, nel dolore del sapere.

Sei cinico come coloro che apprendono una lezione semplice ma che resta nascosta: «conoscere non rende migliori né tantomeno saggi». Chi vuole sapere troppo si condanna, distrugge sé stesso pagina dopo pagina e libro dopo libro. Ed eccoti lì, curvo, sofferente, nonostante tu sia sorridente. «Il segreto della vita è la morte che porta con sé». Sei abbagliato dalla rivelazione: un eterno dolore generato dalla conoscenza. L’incoerenza umana cozza con la parola scritta, con una sentenza scolpita sulla pietra e poi sui fogli.

Alla fine di questo peregrinare hai maledetto Gutenberg e l’editoria contemporanea: masse di volumi stampati, destinati al macero, al riciclaggio. Massacro delle menti, dissenteria illuminata. Quando finirà il mondo non esisterà più conoscenza, ma solo silenzio. Avresti voluto nascere e morire scimmia, compiere appena due gesti quotidiani e non pensare al domani. Invece, da uomo, hai dovuto occuparti di sogni, di progetti e di accumulare ricchezze per vivere dignitosamente. Hai dovuto persino avere fede in qualcosa o in qualcuno, solo per vivere anestetizzato e convincerti che dopo la morte ci sarà un posto migliore.

Che maledizione, invece, aver appreso che tra tanti dubbi c’è una certezza: «niente può essere spiegato fino in fondo, quindi ogni cosa è dubbio. Tutto ciò che si sa è soggetto a revisione». E persino questa affermazione potrebbe essere posta su un piano dubitativo, perché in realtà ogni cosa potrebbe essere semplicemente ciò che davvero ti sembra essere.

Ecco servito il tuo sofisma quotidiano. Speri che sia l’ultimo e che tu possa chiudere per sempre gli occhi. Morire finalmente nella beata ignoranza.

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