Una questione di vita o di morte

“Una questione di vita o di morte” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Una questione di vita o di morte: scassinare il tempo, svuotarlo d’ogni significato, riempirlo di nuove illusioni, di benessere sempre uguale a sé stesso. Compravendita di amore e di odio, mercato emozionale per consumatori social. Tutto appare, svanisce e nulla resta per davvero. Tra le mani, sabbia o vento.
Dolore necessario della nostra epoca? Lamentarsi senza agire, ricordare una tantum ciò che accade in paesi lontani, piangere sul sangue versato senza convinzione alcuna. Indignarsi per cosa? Si acclamano la forza, lo stupro, l’odio, ciò che si autodistrugge con il sorriso. Volgi lo sguardo da est a ovest: vedi l’ipocrisia chiamata libertà? Mari e monti ha attraversato, eppure nessuno la vuole per tutti, ma solo per la frangia che rappresenta, per l’infinitesimale al quale appartiene. Ogni cosa si scompone in bene o in male, prendendo posto con assoluta autonomia. Guai a dire che questo sia un errore di giudizio.
Una questione di vita o di morte si costruisce con devozione, come una litania va ripetuta tra la gente. La predicazione del messaggio laico comincia dalla scelta di un uomo forte, dopodiché avviene la sua incoronazione. Nessun errore di valutazione: egli è infallibile, come coloro che non hanno la ragione. Solo un pazzo può essere scusato o giustificato per le sue azioni. Quando un pazzo governa, egli è come Dio: può tutto e il popolo deve accettarlo.
Il mondo ha i suoi folli al potere. Essi sventolano bandiere, ideologie, lucide visioni per uomini qualunque che cercano una direzione. Pensare alla sottomissione è giusto, perché essi vogliono la tranquillità, la pecunia quotidiana, il pane appena sfornato, il sesso capriccioso con cui ci si appaga fino alla sera successiva. Non mancano di nulla coloro che sanno obbedire. Accettano le cose come se fossero manna dal cielo e vedono nella zizzania un’opportunità per fare gruppo. Odiano i dissidenti perché mostrano loro quanto sono pavidi.
Una questione di vita o di morte è stata creata in ogni epoca. Il tempo è sempre stato uguale a sé stesso; l’essere umano non si è mai emancipato davvero. Perlopiù è rimasto cacciatore e coltivatore; quando può, miete vittime tra i propri simili a seconda delle esigenze. Semina e poi separa le cose buone da quelle cattive. Quando sbaglia, non lo ammette, ma fa di tutto per farsi perdonare dalla parte avversa, dandole la possibilità di dimostrare il proprio lato malvagio. Ed ecco gli israeliti nazisti, così forti come i tedeschi di metà Novecento. Uno sterminio vale l’altro: ci si dimenticherà dell’uno come dell’altro, man mano che le giornate della memoria diventeranno un rito stanco.
Una questione di vita o di morte, infatti, sarebbe quella di liberarsi di questa stanchezza mentale che non ci fa più gridare, che ci fa carnefici e vittime; che, nonostante tutto, ancora ci fa sentire felici di vivere, pur non volendo cambiare in niente.
