Un ballo leggero

Un ballo leggero
Di Giuseppe Gervasi
Il film stava per finire e i fogli di un diario pure.
Si continuava a vivere di notte e il vento freddo usciva dai vicoli all’improvviso.
Si sentiva ogni rumore, si riconoscevano i passi di uomini che vivevano nel buio, ombre con la sigaretta in bocca che guardavano il cielo.
Si udiva solo il suono di una fisarmonica nella parte bassa del paese, accarezzata da mani ruvide.
Le voci nelle stanze in qualche notte riposavano, meditavano.
Forse anche l’ipocrisia necessitava del sonno degli uomini.
La luna piena sopra il mare, che dalla vallata guardava verso il paese, scrutava il mondo da lei illuminato.
“Andiamo a casa, è notte fonda”, sussurrò l’Amore.
“Fa freddo, rientriamo”, rispose il Sogno.
La Speranza, guardandoli, si mise a ballare in quel luogo dove il vento accarezzava le note della fisarmonica, mentre una leggera pioggia trovava un varco tra le prime nuvole.
Un ballo leggero, libero, ai piedi della luna.
Durerà per tutta la notte, prima che la Speranza andasse a dormire con l’intimo diario tra le braccia, tenuto stretto come se i segreti potessero fuggire.
Quella notte aveva deciso di vivere e di ballare ammirata dalla luna.
Per un attimo aveva dimenticato tutto.
Stava per iniziare una nuova vita e non era ancora tempo di affrontare la luce del giorno e gli sguardi, che rendevano nudi e indifesi.
La chiave arrugginita non faceva più tanta paura.
Il pugno stretto di una mano di donna attendeva di aprire una porta chiusa, lì era la stanza in cui la Speranza potesse tornare a vivere con Amore il suo Sogno.

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