Turismo fognario

“Turismo fognario” è un racconto di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Prendevi forma dalla spuma dell’acqua di fogna che tracimava dal tombino. Che bellezza quel buco sul tubo dell’impianto comunale, frutto, dissero, dell’anzianità delle condotte generate con i fondi della Cassa del Mezzogiorno. Tra mille mosche grandi come un polpastrello, annusavi l’odore di estate: la sovrapproduzione escrementizia, unità di misura del sovrappopolamento dei piccoli paesi ansimanti di turisti.
Ecco l’estate: Hic est aestas, ti suggerì Google Translate, errori compresi.
Sarebbe stata un’ottima stagione. L’esperienza ti aveva insegnato che lo scoppio di un tubo è sempre indice di una abbondanza di residenti. «E da dove vengono codeste persone? Mah, chi mai lo scoprirà. Cadono dal cielo come la manna; come il vento non si sa da dove vengono e dove vanno». Perciò, per ovviare a questa cronica irreperibilità avevi costruito un ragionamento secondo te perfetto: “più bocche da sfamare, più intestini da svuotare, più reflui sono verità a priori; lo scoppio del tubo è invece una verità a posteriori che può essere appresa solo per esperienza diretta. Lo scoppio del tubo è la rintracciabilità nel qui-ora, la sua datità”.
Avevi chiamato quel teorema “variante del turismo fognario”. L’avevi coniato guardando fisso negli occhi il ritratto di Kant, incastonato nel quadro che avevi appeso al muro. Da tempo stavi pensando di inviare la tua formula all’Istat, sperando che un dibattito teoretico si aprisse anche tra gli ingegneri, affinché studiassero sistemi alternativi di contenimento per gli impianti dei paesi a vocazione turistica, senza sacrificare il segnale inequivocabile dello “scoppio del tubo”.
«Il suono di una sirena antiaerea sarebbe magnifico. Qualcosa di allegramente allarmante», pensavi mentre facevi su e giù lungo il marciapiede della strada chiusa al traffico per i lavori di riparazione.
Mentre la falla veniva attippata, tu spuntavi come un fico novello dal tronco dell’albero al quale ti eri appoggiato per sorvegliare gli operai. Ricordavi e inventavi, rigeneravi e ripescavi le visioni di una stagione composta di giorni sempre uguali che apparivano però ricchi di opportunità. Ogni anno la stessa storia: questa è un’altra verità a priori.
Ecco la vita, tutto è rinato. Vieni estate, porta la tua abbondanza: Hic est vita, omnia renascuntur. Aestate adveniente, abundantiam vestram afferte, ti suggerì Google Translate, errori compresi.
