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	<title>Spiaggia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tempesta per ormoni di fine estate</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempesta-per-ormoni-di-fine-estate-ciano-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Oct 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempesta per ormoni di fine estate&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Mentre inseguivano il sole, come se esso fosse un lumino, tu mescolavi i pensieri atmosferici del tuo corpo. Tra sudore e frescura, farcito dell&#8217;afa di un giorno anomalo di fine agosto, in cui avevi notato nuvole [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempesta per ormoni di fine estate&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Mentre inseguivano il sole, come se esso fosse un lumino, tu mescolavi i pensieri atmosferici del tuo corpo. Tra sudore e frescura, farcito dell&#8217;afa di un giorno anomalo di fine agosto, in cui avevi notato nuvole di fumo provenienti dai monti in fiamme mischiarsi ai nembi umidi prodotti dalla calura, ti dedicavi alla pace di una sigaretta di aspro tabacco. La tua passione vegetariana, che includeva anche un possibile tumore ai polmoni, ti rendeva un idiota salutista incatenato alle trame del destino. Era la tempesta?</p>
<p>La morte come Necessità diventava la tua disquisizione privata e sotterranea che echeggiava in una stanza cerebrale chiusa ermeticamente. Il suo tappo inespugnabile, se non con pesanti droghe anti-egotiche, imbottigliava il tuo animo e non lo lasciava fuggire. Di fronte a te c&#8217;era il vocio degli uomini in vacanza diventati, per grazia della noia feriale, giocatori di beach volley in crisi di astinenza da birra e salsicce grigliate. Invocano il sole che veniva coperto da spesse nuvole bluastre. Lo sguardo tra le crepe, la preghiera per qualche altro giorno di caldo e bagni rilassanti prima di tornare a farsi pestare i coglioni dai loro capiufficio allampanati.</p>
<p>E tu senza diritti e doveri per ciò che svolgevi nel quotidiano servigio a una comunità stridente e assordante, trovavi rifugio nel pensiero di una fine che risolve di colpo le virtù e i difetti. Così, poetando come un esule disperso su un&#8217;isola a caccia di noci di cocco, fu il fondo schiena di una ragazza dal perizoma blu cobalto a portarti tra gli echi di una carne che avevi dimenticato tra l&#8217;agitazione.</p>
<p>E il movimento delle sue anche, così decise nel mostrarsi al mondo nelle tante contrazioni possibili delle varie fasce muscolari, canonicamente divise in grande, medio e piccolo gluteo, ti riportavano allo stato brado, quando molleggiato e ben fornito di ormoni puri, senza l&#8217;ostacolo dell&#8217;ipertrofia prostatica benigna, zampillavi felicità con la passionalità di un giovane canguro. L&#8217;intoccabile fanciulla ti stava davanti, offuscando il tuo senso del pudore.</p>
<p>Fu in quel momento che si annunciò il tuono. Mise a tacere erezioni e semi-entusiasmi. C&#8217;era il vento tipico della tempesta ormonale in te e in cielo. Correvi a ripararti insieme agli altri. Ti smarrivi nella calca, inseguivi la rabbia e la delusione dei vacanzieri. Poi strabuzzasti gli occhi. La ragazza dal perizoma blu cobalto era davanti a te, eretta e fiera come una statua ingessata e tonificata da una corretta alimentazione e una serie di accorgimenti no global provenienti dal mercato equo e solidale.</p>
<p>Come uomo antiquato, per nulla impaurito dalla tua natura di eccedente fallimento della società tardo-capitalista, hai fatto due passi indietro, lasciando una distanza di sicurezza tra te e l&#8217;esemplare della razza aliena. Hai ascoltato i suoi discorsi sussurrati a un amico: erano pieni di una libertà etichettata che poteva essere consumata da pochi eletti. Ecco i filantropi di loro stessi: lavoratori indefessi di multinazionali al servizio dei popoli.</p>
<p>Quali sono? Domandavi al tuo animo ingrigito. Nessuna risposta, né in te né dagli altri.<br />
Intanto la tempesta scaricava la sua giustizia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tutta la vita che resta. Roberta Recchia e la perdita di un figlio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tutta-vita-resta-recchia-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2024 23:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Betta]]></category>
		<category><![CDATA[Miriam]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
		<category><![CDATA[Rizzoli]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Spiaggia]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Tutta la vita che resta&#8221; di Roberta Recchia, Rizzoli, 2024 “Quando un figlio ti muore il dolore dovrebbe storpiarti il corpo…dovrebbe deformarti, lasciarti le viscere di fuori insanguinanti…e invece…” Non esiste un termine per definire un genitore che perde un figlio. Se perdi un genitore sei orfano, se perdi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Tutta la vita che resta&#8221; di Roberta Recchia, Rizzoli, 2024</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Quando un figlio ti muore il dolore dovrebbe storpiarti il corpo…dovrebbe deformarti, lasciarti le viscere di fuori insanguinanti…e invece…”</em></p>
<p>Non esiste un termine per definire un genitore che perde un figlio. Se perdi un genitore sei orfano, se perdi una moglie sei vedovo. E se perdi un figlio? Se perdi un figlio, non esiste un termine per definirti, perché sei spezzato, tronco, vorresti solo smettere di esistere, far sì che il tuo respiro si fermi nello stesso momento in cui termina il suo. A maggior ragione, sempre che possa esistere una ragione migliore di un’altra, quando quella perdita è violenta.</p>
<p><strong>Marisa e Stelvio</strong> di figli ne hanno due, un maschio e una femmina. Due figli belli come il sole, ma molto diversi tra loro: lui timido e chiuso in quelle note del suo pianoforte che lo hanno portato presto lontano da casa e dalla famiglia; lei, <strong>Betta</strong>, un vulcano di riccioli biondi ed energia, bella come il sole, spregiudicata come può esserlo una ragazzina di 16 anni.</p>
<p><strong>Betta</strong> la vita la ama, la brama, la coglie con lunghe bracciate in quel mare del litorale laziale che l’ha vista morire in una notte che avrebbe dovuto rimanere un segreto tra lei e la cugina <strong>Miriam</strong>; una fuga dalle camerette della villetta di famiglia, una corsa in spiaggia, alla luce fioca dei lampioni lontani, verso quei falò che sembravano così trasgressivi per delle ragazzine degli anni Ottanta.</p>
<p>Una corsa finita troppo presto, per mano di tre balordi che, in maniera diversa, spezzano le loro vite: <strong>Betta non si sveglierà più, violata e lasciata su quella spiaggia che l’ha vista bambina.</strong> Miriam, invece, aprirà gli occhi, bagnati dalla pioggia che cade sottile e pungente, ma su quella spiaggia lascerà, oltre al corpo della cugina, la ragazzina che era stata sino alla sera prima.</p>
<p>Struggente, riflessivo, triste e profondo, il romanzo <strong>&#8220;Tutta la vita che resta&#8221;</strong> è un’esperienza emotiva intensa, capace di farti riflettere sulla fragilità della vita e sull’importanza delle relazioni umane. L’autrice approfondisce con grande maestria i sentimenti e le reazioni dei personaggi di fronte alla tragedia, offrendo un ritratto psicologico complesso e credibile.</p>
<p>Un romanzo che, oltre a quello del lutto, affronta tanti temi importanti e attuali come la discriminazione, <strong>la tossicodipendenza, la transessualità, la violenza di genere</strong> e fa anche denuncia sociale.</p>
<p><strong>&#8220;Tutta la vita che resta&#8221; </strong>è un&#8217;opera corale e intimistica: la storia è raccontata attraverso le prospettive di diversi personaggi, offrendo un quadro complesso e ricco di sfaccettature della famiglia e delle relazioni umane.</p>
<p>C’è il giudizio, tra queste pagine: quello della gente, della famiglia, della società: <strong>te la sei cercata, l’hai voluto tu.</strong> Quel giudizio che vent’anni prima aveva colpito <strong>Marisa</strong> e che poi è ricaduto sulla figlia.</p>
<p>Ho fatto fatica, a volte, a trattenere qualche lacrima. Come si sopravvive alla perdita di un figlio? È questa la domanda ricorrente nel romanzo, al cui centro c’è appunto il tema del lutto e la sua elaborazione. Si percepisce chiaramente tutto il dolore che vivono <strong>Marisa, Stelvio e Miriam</strong> e quanto sia difficile andare avanti schiacciati da un peso che quasi toglie il respiro.</p>
<p>Una scrittura potente e delicata: l’autrice deve essere lodata per la sua capacità di dipingere con parole precise e toccanti i sentimenti dei personaggi, dalla disperazione al tentativo di ricominciare a vivere. Ma quello di <strong>Recchia</strong> non è solo una storia triste e cupa, ma è anche una storia piena di luce, pervasa dall’amore, dalla cura e dalla forza dei legami che riescono a ridare speranza laddove questa sembrava essere persa per sempre.</p>
<p>Il dolore viene vissuto ed affrontato da ognuno in modo diverso. Ogni membro della famiglia reagisce alla sofferenza in modo estremamente personale, intimo. Il mondo si ferma e inghiotte tutti in un limbo privo di luce, speranza, futuro. Si sopravvive tra lo strazio, i sensi di colpa, la rabbia, lo sgomento e un vuoto incolmabile. Vengono scandagliati ogni sentimento, emozione, ferita, silenzio. <strong>La cura a tutto questo dolore è, come sempre, l’amore</strong>.</p>
<p>I personaggi vibrano nel petto e, nonostante la profonda tristezza di certi passaggi, la storia è un inno alla vita, un’iniezione di forza per chi pensa di non farcela più. <strong>Recchia</strong> propone un’ancora di salvezza per tutti noi: “Il segreto è l’amore che ti salva, sostiene con te il dolore affinché non ti schiacci.”</p>
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		<title>Le piccole cose</title>
		<link>https://www.borderliber.it/piccole-cose-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 02:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[Felicità Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Ho sentito il tuo passo in pieno autunno, nel cammino pomeridiano. Ho sentito il pianto straziante di una mamma: ha perso nelle onde il suo unico figlio. Ho sentito la voce flebile di un uomo, aggrappato al legno sgretolato e umido. Ho sentito l&#8217;urlo disperato di una moglie: ha [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Ho sentito il tuo passo<br />
in pieno autunno,<br />
nel cammino pomeridiano.<br />
Ho sentito il pianto straziante<br />
di una mamma:<br />
ha perso nelle onde<br />
il suo unico figlio.<br />
Ho sentito la voce flebile di un uomo,<br />
aggrappato al legno<br />
sgretolato e umido.<br />
Ho sentito l&#8217;urlo disperato<br />
di una moglie:<br />
ha atteso invano<br />
il ritorno a casa<br />
del suo pescatore.<br />
Ti ho visto pieno di rabbia,<br />
pronto a vomitare il dolore,<br />
la morte,<br />
la vita spezzata a metà:<br />
sospesa tra Oriente e Occidente.<br />
Ti ho visto prendere a schiaffi le rocce,<br />
il mondo di sabbia,<br />
restituire il riparo<br />
a un piede nudo e bambino.<br />
Ti ho visto attendere il sole<br />
nella pioggia intensa.<br />
Ti ho visto accogliere<br />
il soffio di Eolo.<br />
Ti ho visto regalare il viaggio<br />
a romantiche barche a vela.<br />
Sogno il tuo azzurro calmo<br />
per navigare alla scoperta<br />
di nuovi mondi.<br />
Mi piacerebbe portare<br />
in una bottiglia<br />
le piccole cose,<br />
che mi hanno reso felice.<br />
Dissetarmi lungo il viaggio:<br />
ricordare la mia felicità.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;ultima ombra</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ultima-ombra-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Oct 2024 03:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Ombra]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Preghiera]]></category>
		<category><![CDATA[Spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Le gambe bucano il pavimento sabbioso: lunghe e nere. Le mani pregano il mare calmo al tramonto. È una preghiera pagana, rivolta al custode degli abissi. È una preghiera al crepuscolo verso il sole che non c&#8217;è più. È una preghiera rivolta alla luna a metà, che non c&#8217;è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Le gambe bucano<br />
il pavimento sabbioso:<br />
lunghe e nere.<br />
Le mani pregano<br />
il mare calmo al tramonto.<br />
È una preghiera pagana,<br />
rivolta al custode degli abissi.<br />
È una preghiera al crepuscolo<br />
verso il sole che non c&#8217;è più.<br />
È una preghiera<br />
rivolta alla luna a metà,<br />
che non c&#8217;è ancora<br />
ma ci sarà:<br />
fedele al suo destino.<br />
Esseri umani dubbiosi,<br />
salutano l&#8217;ultima ombra della sera.<br />
Allungata e piegata<br />
scompare nella notte:<br />
per dormire un po&#8217;,<br />
per riposare un po&#8217;,<br />
nell&#8217;attesa<br />
di un altro passo<br />
e della prima ombra del mattino.<br />
Ecco una falce di luce,<br />
che illumina il nero della notte:<br />
dimora delle stelle,<br />
culla per il sole,<br />
sonno sognante<br />
per incomprese creature.</p>
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		<title>Perdita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/perdita-sapia-prosa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2024 03:13:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Confessione]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[perdere]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[Spiaggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa e foto di Riccardo Sapia Esiste una parola che può senz&#8217;altro riassumere la mia vita degli ultimi anni, questa parola è &#8220;perdita&#8221;. Continuo, mio malgrado, a perdere puntualmente qualcosa, tanto da diventare in alcune circostanze lo zimbello di casa, sì, perché a casa nostra ogni “stranezza” diventa fonte di altrui divertimento, giusto per sdrammatizzare, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em><strong>Prosa e foto di Riccardo Sapia</strong></em></p>



<p>Esiste una parola che può senz&#8217;altro riassumere la mia vita degli ultimi anni, questa parola è &#8220;perdita&#8221;. Continuo, mio malgrado, a perdere puntualmente qualcosa, tanto da diventare in alcune circostanze lo zimbello di casa, sì, perché a casa nostra ogni “stranezza” diventa fonte di altrui divertimento, giusto per sdrammatizzare, insomma!</p>



<p>Comunque sia, stendendo un velo pietoso sulle mie perdite “particolari”, il cui oggetto del contendere è stato un &#8220;soggetto&#8221;, più che un &#8220;oggetto&#8221;, quasi ogni giorno mi accorgo di avere perso qualcosa. E quanto più ritenevo che questo qualcosa fosse indispensabile, tanto più facilmente mi è capitato di riuscire ad elaborarne l&#8217;assenza. Mi capita di perdere di tutto: soldi, lettere, parole, odori, immagini.</p>



<p>Alcune pian piano si confondono con ciò che rimane, si dissolvono anche. Altre rimangono nella memoria, e anche lì, grazie al potere magico dell&#8217;oblio, varcano il confine del reale, approdando su un territorio che, grazie alla nostra innata fantasia, solo a noi è dato conoscere.</p>



<p>Alla perdita si sopravvive e, soprattutto, ci si abitua. A malincuore, forse, ma ci si abitua. E questo nostro riuscire a sopravvivere ai drastici cambiamenti contro cui ci scontriamo, nostro malgrado, rappresenta ciò che più ci accomuna agli altri animali, quali in fin dei conti siamo.</p>



<p>Per il resto, loro, gli altri &#8220;animali&#8221;, sono andati avanti, molto più avanti di noi. Hanno conquistato quel saper vivere civile, quel pieno rispetto reciproco in seno alla comunità, che a noi, purtroppo, ancora manca. Intanto, sto ricostruendo i dettagli di questa immagine del mio passato e farò di tutto per riuscirci, nella speranza che l&#8217;oblio, in seguito, non faccia il suo sporco lavoro.</p>
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