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	<title>Polizia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L’ultima notte di Amore</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ultima-notte-amore-film-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 02:11:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Adriana Sabato Pierfrancesco Favino strepitoso e travolgente nell’interpretazione nel film che lo vede protagonista: L’ultima notte di Amore. Una pellicola a tinte cupe e fosche tiene incollati gli spettatori allo schermo sin da subito grazie alla trama ben costruita e all’ottima regia, quella di Andrea Di Stefano, che solo nel finale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Pierfrancesco Favino strepitoso e travolgente nell’interpretazione nel film che lo vede protagonista: <strong>L’ultima notte di Amore</strong>. Una pellicola a tinte cupe e fosche tiene incollati gli spettatori allo schermo sin da subito grazie alla trama ben costruita e all’ottima regia, quella di Andrea Di Stefano, che solo nel finale lascia lo spettatore un po&#8217; in sospeso.</p>
<p>Milano, qui è ambientata la storia, è disegnata come una metropoli anonima, estesa, poco a misura umana; una Milano ripresa dall&#8217;alto, avvolta da una colonna sonora tesa ed emozionante, preludio di una notte senza fine, l&#8217;ultima notte di un uomo onesto e tranquillo che solo in quella maledetta notte decide di cambiare. Così il regista lascia intuire un concatenarsi di eventi drammatici che caratterizzeranno la storia seguente. Questa impressione viene accentuata dall&#8217;uso di musiche intense che fanno da sfondo a riprese aeree che attraversano dall&#8217;alto una Milano notturna, ma sempre ben illuminata, tali da rendere visibili i più importanti monumenti come il Duomo, la viabilità stradale e ferroviaria, per poi fermarsi in prossimità della stazione centrale.</p>
<p>L&#8217; obiettivo della telecamera entra poi in un appartamento del centro, in cui sta per svolgersi una festa a sorpresa per l&#8217;ultima notte di lavoro di un valoroso poliziotto in procinto di andare in pensione, dopo una trentennale carriera nella polizia. Il preludio di ciò che accadrà è racchiuso nei primi cinque minuti: <strong>musica ritmata da un respiro che ipnotizza e inchioda, e Milano, dall&#8217;ala del drone, così bella e notturna, come se fosse l&#8217;unica città che possa ospitare questo film.</strong></p>
<p>Poi c&#8217;è tutto il resto, ben scritto, ben messo, con una buona dose di tensione. Non ci sono eroi ma solo vittime, consapevoli e non, ciniche, spietate, buone e complici. Il buio suggerisce metafore molto intense e il chiaroscuro dei personaggi imprime una peculiare tensione a tutte le scene.</p>
<p>Da vedere sicuramente.</p>
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		<title>Vera. Sesta parte di un racconto poliziesco</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vira-sesta-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2022 01:36:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Ne ho abbastanza. Non so cosa sia questa Legio Dei, ma ho trovato Vera ed è in pericolo, non mi serve altro. Sfondo la porta, pistola in mano e patacca attaccata al collo. Mi trovo davanti un gruppo di gente in abiti scuri. Due tizi tengono Vera per le braccia. “Tutti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Ne ho abbastanza. Non so cosa sia questa Legio Dei, ma ho trovato Vera ed è in pericolo, non mi serve altro. Sfondo la porta, pistola in mano e patacca attaccata al collo. Mi trovo davanti un gruppo di gente in abiti scuri. Due tizi tengono Vera per le braccia. “Tutti faccia a terra o vi faccio saltare la testa!”, ringhio. “Vera, vieni qui!”</p>
<p>Lei corre da me, sconvolta. Blocchiamo la porta con le mie fascette per gli arresti imprevisti, e scappiamo verso l’albergo. Nel tragitto ci sfioriamo, ci cerchiamo senza fiatare. “Cosa ti avrebbero fatto?”, le chiedo, appena arriviamo, dopo un lungo silenzio.</p>
<p>Mi risponde con una domanda. “Come hai fatto a trovarmi?”<br />
Mi tedia chiamare <em>fortuna</em> l’intuito di un’esperienza trentennale. “Intuito!”, rispondo.</p>
<p>Lei sorride dolcemente. “Mi avrebbero inciso la pelle con una lama. Le cicatrici, nella Legio Dei, sono il segno della nostra vittoria sulla tentazione. Di tutte le volte che abbiamo deciso di restare, anziché abbandonare l’Ordine.”</p>
<p>Vorrei chiederle come mai una donna incredibile come lei sia finita in un casino simile, ma ora serve solo un po’ di normalità. Nella hall il proprietario mi passa accanto agitato, sgrana gli occhi e mi sussurra: “Seguimi!”.</p>
<p>Lo seguiamo. Va sul retro, verso la pineta. Si ferma davanti alla porta in vetro opaco di una casetta di servizio, poi guarda Vera.<br />
È imbarazzante. Non era nei patti che mi portassi una donna in camera o in giro per la struttura, durante il lavoro. “Lei è…”<br />
“Tranquillo”, mi interrompe, “abbiamo un problema più grosso, qui. Ma lei reggerà quello che c’è qui dentro? Signori, vi avverto, è una tragedia!”</p>
<p>Vera annuisce. Entriamo in silenzio, e ci chiudiamo la porta alle spalle. Sembra un déjà vu: scrivania; schermi spenti; un uomo in poltrona, mani penzolanti e sguardo perso nell’infinito, una lama calata giù in gola dalla bocca. È il tizio della lotteria.</p>
<p>“Il nostro addetto alla sicurezza. Un uomo speciale che amava questo albergo come casa sua. Pensa, la festa di Halloween è opera sua!”, mi dice commosso. Poi mi mostra un foglio. <em>Morte per i peccatori. No Samhain!</em>, c’è scritto. Riconosco la scrittura.</p>
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		<title>Vera. Quinta parte di un racconto poliziesco</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vera-quinta-parte-di-un-racconto-poliziesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 01:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Viaggio come un pazzo, e al mio ingresso nell’area Arrivi controllo il tabellone delle partenze. Un Milano decolla tra quarantacinque minuti. Ho conoscenze al posto di polizia: posso raggiungere i gates in cinque minuti. Le telecamere sono fuori questione. Se hai appena ammazzato, fai di tutto per renderti irriconoscibile in aeroporto. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Viaggio come un pazzo, e al mio ingresso nell’area <em>Arrivi </em>controllo il tabellone delle partenze. Un <em>Milano</em> decolla tra quarantacinque minuti. Ho conoscenze al posto di polizia: posso raggiungere i gates in cinque minuti. Le telecamere sono fuori questione. Se hai appena ammazzato, fai di tutto per renderti irriconoscibile in aeroporto. Non so cosa sto facendo, ma l’inconscio fa calcoli che alla coscienza sfuggono. Ho appena lasciato un incarico senza pensarci due volte. Un bel faccino, al momento giusto, ribalta il mondo senza fare rumore. Ma non è solo quello. Gli abitanti di Verna non si scannano per portarsi via un hard disk. C’è dell’altro. Chi l’ha fatto, chi ha ammazzato il benzinaio è qualcuno che ora ha disperatamente bisogno di un aereo. Un aereo per Milano, chissà… una cosa è certa: Vera non deve metterci il culo, su quell’aereo. Qualunque sia il suo ruolo.</p>
<p>Vado in fondo, lontano, verso i bagni. Devo sciacquarmi la faccia, svegliarmi. L’area bagni è lontana, deserta. Ci metterò due minuti. La porta, però, sembra bloccata. Non ci sono sigilli né avvisi, quindi forzo, e una volta dentro vedo che qualcuno ha piazzato un perno dall’interno. Potrebbero essere dipendenti in cerca di intimità clandestina, ma tutte queste casualità mi sembrano un continuo ammiccamento della sorte, come se il destino volesse consigliarmi con discrezione. E subito capisco che è così: dalla toilette delle donne si leva un vociare identico a quello di stanotte in camera. Sento la tensione annidarsi nello stomaco come una serpe.</p>
<p><em>… e non abbandonarci alla tentazione ma liberaci dal Male</em>, li sento cantilenare prima di un lungo silenzio, mentre mi calo nel corridoio, circospetto.</p>
<p>Mi trovo dietro la porta. Qualcuno sta prendendo la parola: “Fratelli e sorelle, gioite! La Legio Dei sarà sempre la spada invisibile della Chiesa contro il Male, in tutto il mondo. Niente e nessuno minerà mai la solidità della nostra organizzazione, neanche in tempi difficili e oscuri come questi che viviamo. Col volere di Dio, siamo stati, e sempre saremo, ai posti di combattimento, dal lato giusto della barricata. La nostra prossima missione, come sapete, è contrastare a Milano la notte di <em>Samhain</em>, che i satanisti abilmente mascherano da innocua festività detta <em>Halloween</em>. Il mondo intero adora il demonio senza saperlo, e siamo sempre meno, noi difensori della verità. Ma da Roma ci chiedono questo: di non abbatterci, e difendere le anime innocenti dal male che serpeggia per le strade. Pochi ma inossidabili, fratelli e sorelle! Sono così costretto a provare la volontà della nostra sorella Vera, che ieri notte, mentre noi lavoravamo per contrastare il Samhain in Sila, si perdeva, corrotta dalla menzogna della carne. Come possiamo entrare in un tempio del demonio e affrontare i suoi seguaci, se la nostra fede vacilla? Vera subirà la punizione che merita, e che la purificherà in vista delle battaglie che ci attendono. Per Roma, per la Chiesa, per il Bene! Tenetela ferma!”</p>
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		<title>Vera. Quarta parte di un racconto poliziesco</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vera-racconto-conaci-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2022 01:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci Richiudo gli occhi e il tempo vola. Il sole invade la camera. Mi sveglio a suon di sberle di luce. Ieri sera avevo di meglio da fare, che chiudere le tapparelle. Sorrido e mi volto verso l’altro lato del letto. Vera, però, non c’è. Lenzuola fredde, non vedo i suoi vestiti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>Richiudo gli occhi e il tempo vola. Il sole invade la camera. Mi sveglio a suon di sberle di luce. Ieri sera avevo di meglio da fare, che chiudere le tapparelle. Sorrido e mi volto verso l’altro lato del letto. Vera, però, non c’è. Lenzuola fredde, non vedo i suoi vestiti nella stanza. Busso alla porta del bagno, alla fine apro. Niente. Non ho il suo numero: non c’è stato il tempo neanche per quello. La pistola è al suo posto. Sospiro. Mai più abbassare la guardia. Mi vesto in fretta. Potrebbero esserci mille motivi validi per una sua fuga improvvisa, ma ora il ricordo di stanotte mi torna in testa con lo stesso senso di angoscia di qualche ora fa, e inizio a convincermi che non sia stato solo un incubo.</p>
<p>Che stanotte qualcosa di strano sia davvero accaduto in questa stanza. Attaccato alla porta trovo infatti un biglietto: <em>Parto, non cercarmi</em>. La scrittura è maschile, l’ingenuità pure: quando una donna vuole sparire, non lascia tracce. Sto cercando almeno due persone. Alla reception mi accoglie un cartello: <em>Avviso: videosorveglianza al momento fuori uso</em>. Cazzo! Siamo nel bel mezzo del nulla, nel cuore di una montagna dai segreti impenetrabili. Salgo in auto e arrivo a velocità folle nell’unico posto provvisto di telecamere nei paraggi: una stazione di servizio due chilometri a sud. Chi vuole andarsene deve passarci per forza, perché da qui in poi c’è solo un lungo viaggio nel nulla. Non ho altro modo. Se sono passati da qui, le telecamere li hanno beccati. Voglio solo che ovunque vada, con chiunque sia, Vera stia bene. E attualmente non posso esserne certo.</p>
<p>È calata una nebbia fitta, quando scendo dalla macchina. Dense folate di umidità volteggiano in aria come spiriti. Un latrato in lontananza mi fa rizzare i peli della nuca. Poi, il silenzio totale. Al bancone, nessuno. Esco e vado sul retro. Scosto la porta di una baracca, e chiedo permesso a un uomo che mi dà le spalle, seduto davanti a degli schermi. È fatta, devo solo convincerlo a farmi visionare i filmati. E io so essere convincente, dannazione. Mi avvicino, ma il tizio non può aiutarmi: è rigido, gli occhi spalancati, un grosso coltello infilato in bocca fino al manico. Sotto la scrivania, il vano dell’hard disk è danneggiato. Qualcuno se l’è portato via. Così non va. Avviso la polizia dal fisso della cassa, voce in falsetto e accento settentrionale. Un po’ di fango sulla targa e sciarpa al naso, e riparto. Da qui, se hai appena fatto fuori un uomo e rubato l’hard disk delle sue videocamere, l’unico posto che vuoi raggiungere è l’aeroporto. Un piccolo aeroporto, coi voli contati.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vera. Terza parte di un racconto poliziesco</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vera-terza-parte-di-un-racconto-poliziesco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Oct 2022 01:56:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Salvatore Conaci La guardo senza farmi troppi scrupoli, e lei se ne accorge. Capelli mossi, alla spalla; bocca carnosa e occhi intelligenti. Mi sorride, poi m’ignora per ordinare “la stessa cosa che ha preso il signore, grazie!”. Accento milanese. Anche la sua grappa arriva e scompare in un sorso. Diventa paonazza. Il suo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Salvatore Conaci</strong></em></p>
<p>La guardo senza farmi troppi scrupoli, e lei se ne accorge. Capelli mossi, alla spalla; bocca carnosa e occhi intelligenti. Mi sorride, poi m’ignora per ordinare “la stessa cosa che ha preso il signore, grazie!”. Accento milanese. Anche la sua grappa arriva e scompare in un sorso. Diventa paonazza. Il suo profilo si alza contratto al cielo, poi finisce occhi al bancone. “Io non bevo, ma da lontano sembrava che questa roba le facesse tenere a bada qualcosa dentro. Mi chiamo Vera”, mi dice. All’angolo destro della bocca ha un neo che m’ammazza. Le rende il viso malizioso, erotico. Non riesco a guardare altro.</p>
<p>“Dammi del <em>tu</em> o vattene a fanculo”, le rispondo, prima di dirle il mio nome. S’incupisce per un attimo. Raddrizza la schiena come se le avessero punto il culo con uno spillo. Poi rinviene, e mi sorride, più scaltra di prima.<br />
“E tu hai qualcosa da tenere a bada, Vera?”, le chiedo.<br />
“I signori gradiscono un biglietto per la lotteria di Halloween?”, ci chiede un tizio sbucato dal nulla.</p>
<p>Sto per comprarlo davvero, lo stupido biglietto che rischia di rovinarmi il momento. Lei, però, mi precede. “Portami via da qui!”, m’implora, prendendomi la mano. Ricambio la stretta, e per un attimo, occhi negli occhi, giochiamo a chi osa più millimetri coi polpastrelli. Da quanto tempo non toccavo una donna? Mi vergogno anche solo a pensarlo. La nostra fuga finisce prima nella pineta selvaggia dell’albergo, poi nella mia camera. Lo smartphone dice sono le ventidue quando sto per chiudere gli occhi dopo la scopata più sporca degli ultimi anni.</p>
<p>Durante la notte ho il sonno disturbato. Non ho pace tra le coperte, intrappolato nell’ultima sfumatura di sonno prima della veglia. Dormo, ma non è appagante, anzi è un incubo. Vorrei solo svegliarmi, riemergere da questa fanghiglia asfissiante in cui sono piombato senza rendermene conto. Mi sembra di sentire voci isteriche. Una litania. È come se diverse persone pregassero intorno a me, a bassa voce, con nervosa agitazione. Più cerco di capire, più un sonno scarso ma invincibile mi confonde. Ma io sono un fottutissimo lottatore, e lotto con tutto me stesso. E alla fine mi sveglio in piena notte, terrorizzato. Nell’aria si spegne lentamente l’eco di un grido, come se qualcuno fosse uscito urlando dalla camera mentre io, a fatica, tornavo cosciente. Sono stordito. Il silenzio è assoluto, e il ricordo di quelle voci è così reale da lasciarmi un senso di angoscia inedito.</p>
<p>“Che incubo, dolcezza. Ho sognato… non so neanch’io cos’ho sognato, porca troia! Ma che colpa ne hai tu? Dormi pure tranquilla, ne parliamo domani”, dico nell’oscurità.</p>
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