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	<title>Poetica Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;odore acre della guerra</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lodore-acre-della-guerra-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2025 21:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Gervasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;odore acre della guerra&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Madre con bambini in un rifugio&#8221; opera di Henry de Groux I bambini devono correre sulla spiaggia con in mano un aquilone. I bambini devono sporcarsi la bocca con un gelato, con lo zucchero filato, con la nutella dolce, dolcissima. I bambini devono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;L&#8217;odore acre della guerra&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina: &#8220;Madre con bambini in un rifugio&#8221; opera di Henry de Groux</strong></p>
<p>I bambini devono correre<br />
sulla spiaggia con in mano<br />
un aquilone.<br />
I bambini devono sporcarsi<br />
la bocca con un gelato,<br />
con lo zucchero filato,<br />
con la nutella dolce,<br />
dolcissima.<br />
I bambini devono<br />
inseguire un pallone<br />
ed essere felici per un gioco.<br />
I bambini devono andare a scuola,<br />
devono tornare a casa,<br />
sedersi a tavola con mamma e papà.<br />
I bambini devono nascondersi<br />
solo per scherzo<br />
e devono ridere di gioia.<br />
I bambini non devono<br />
tremare di paura,<br />
non devono soffrire:<br />
sporcarsi del loro stesso sangue.<br />
I bambini devono poter crescere,<br />
sognare, viaggiare,<br />
diventare donne<br />
e uomini del domani.<br />
I bambini non devono mai sentire<br />
il boato di una bomba,<br />
l&#8217;urlo di un dolore.<br />
I bambini non devono<br />
mai sentire l&#8217;odore acre della guerra,<br />
che soffoca il respiro<br />
della loro anima.<br />
I bambini devono solo sentire<br />
il dolce profumo dei fiori,<br />
che inebria i giardini<br />
dei parchi giochi della loro infanzia.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/umilta-rimasta-piccola-gervasi-poesia/">&#8220;Umiltà rimasta piccola&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Grate alle finestre: nuovo libro di poesie per Antonio Sambiase</title>
		<link>https://www.borderliber.it/grate-alle-finestre-poesia-sambiase/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 22:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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		<category><![CDATA[Poetica]]></category>
		<category><![CDATA[Sambiase]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo è un comunicato stampa. In copertina: &#8220;Grate alle finestre&#8221; di Antonio Sambiase, Dialoghi, 2025 &#8220;Grate alle finestre&#8221; si configura come una raccolta poetica composta da testi i cui versi indagano l’animo, si interrogano sul senso di esistere e sul modo di affrontare le asperità della vita. Le “grate”, richiamate dal titolo, rappresentano metaforicamente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Questo articolo è un comunicato stampa. In copertina: &#8220;Grate alle finestre&#8221; di Antonio Sambiase, Dialoghi, 2025</strong></p>
<p><strong>&#8220;Grate alle finestre&#8221;</strong> si configura come una raccolta poetica composta da testi i cui versi indagano l’animo, si interrogano sul senso di esistere e sul modo di affrontare le asperità della vita. Le “grate”, richiamate dal titolo, rappresentano metaforicamente la chiusura emotiva, l’immobilità fisica, il senso di oppressione e di claustrofobia che si provano quando ci si trova chiusi tra le mura di casa, dove le porte, le grate alle finestre non sono altro che delle sbarre fisiche e simboliche che delimitano e limitano lo spazio di azione e quello vitale dell’essere umano.</p>
<hr />
<p><strong>Dispnea </strong></p>
<p>Quello spiraglio<br />
Oggi si è chiuso.<br />
Mi ritrovo di nuovo<br />
Ad annaspare.<br />
A cercare di sopravvivere.<br />
Ho provato a respirare<br />
Ma la boccata<br />
D’ossigeno, altro non è<br />
Che dolore</p>
<p>*</p>
<p><strong>Parvenze </strong></p>
<p>Assaporavo l’odore<br />
Di una parvenza di libertà<br />
Ma oggi ho scoperto,<br />
Tristamente, che altro non era<br />
Che un profumo<br />
Farlocco, il cui<br />
Odore dura il tempo<br />
Di un freddo saluto</p>
<p>*</p>
<p><strong>Muto </strong></p>
<p>Ogni muscolo vibra,<br />
Ogni nervo si contrae,<br />
In questa misera vita,<br />
Al sol vivere.<br />
Non trovo il mio posto,<br />
L’ho perso da un po’.<br />
Ora vivo interrogandomi,<br />
Scrutando il mio essere,<br />
Cerco la vita<br />
Ma altro non trovo<br />
Che un vuoto interiore,<br />
Muto.</p>
<hr />
<h4>Chi è Antonio Sambiase?</h4>
<p>Antonio Sambiase è nato nel 1993 ed è originario di un piccolo paesino sulla costa della Calabria, Parghelia (VV). Attualmente vive a Roma e lavora come bibliotecario. Nel 2018, dopo aver conseguito la laurea in Filologia moderna, si è dedicato agli studi di Biblioteconomia specializzandosi nel 2020 presso la Scuola Vaticana di Biblioteconomia. Nel 2022 ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie dal titolo Momenti (Controluna) e nel 2025, con la poesia Come l’acqua, ha vinto il Premio Nazionale di Poesia inedita “Ossi di Seppia” nella sezione “Premio Speciale della Giuria” come Miglior autore regionale &#8211; Regione Lazio.</p>
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		<title>Luce fuori scena</title>
		<link>https://www.borderliber.it/luce-scena-poesie-giudice-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 22:01:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Mente]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Poetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Luce fuori scena&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie di Rocco Giudice. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale PROLOGO Non splende, sonnecchia anche la luce che in sé si rispecchia, fuori campo una voce prova le battute, imitando se stessa su un tono più lieve e a diversa distanza. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Luce fuori scena&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste poesie di Rocco Giudice. In copertina una foto creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p><strong>PROLOGO</strong></p>
<p>Non splende, sonnecchia anche la luce<br />
che in sé si rispecchia, fuori campo una voce<br />
prova le battute, imitando se stessa<br />
su un tono più lieve e a diversa distanza.<br />
Un transito più arduo d’una ressa<br />
tra sfondo e primo piano appiattisce la stanza.</p>
<p>Desto o forse, sognato<br />
nella foto di Jerry Bauer in cui ammicca<br />
sornione all’imbeccata<br />
dell’ultimo arrivato.<br />
Il mondo intero se ne sta in disparte, spicca<br />
fuori d’ogni circostanza, d’una posa lambiccata.</p>
<p>Nel pallore educato,<br />
nella patina azzurra del grigio,<br />
non sfugge alle sanzioni del clima<br />
né perde ossequio, distinzione e prestigio<br />
finché, durando sino alla fine del mandato,<br />
si ripeta il prodigio.</p>
<p>La vita si tiene stretta<br />
a poche cose – le dita vezzeggiate<br />
da stilo o sigaretta,<br />
protesa la stanghetta<br />
degli occhiali a difesa d’una troppo diretta<br />
ricognizione delle proprie emozioni.</p>
<p>Rimarcando il distacco<br />
fissa la penombra confusa.<br />
Era stanco e beato il poeta.<br />
Il compito più duro,<br />
arrivare alla gloria ciondolando<br />
su una sedia a dondolo blu scuro.</p>
<p>***</p>
<p><strong>VIAGGIO AL TERMINE DELL’ORIENTE</strong></p>
<p>Più volatili dei nomi, le cose, fragili<br />
ma vere, i grattacieli come le camelie.<br />
Solo che i grattacieli dicono una cosa<br />
e le camelie, un’altra ancora<br />
– prova che tutto quanto è un’illusione.<br />
I templi non sono luoghi d’adorazione,<br />
ma essi stessi divinità d’uno speciale culto<br />
architettonico. Non dovevo venire in Giappone.</p>
<p>Al nostro scalpiccio di forestieri<br />
con sommessi tremori rispondevano<br />
gli dèi più antichi della terra. La cosa<br />
più simile a un loto, la cresta di lamiera<br />
d’una torre. Una storia reincarnata<br />
in una rosa – ci crederai, se ascolti<br />
il suo profumo. Gong della luna nuova.<br />
Un cervo d’oro bramiva nella metropolitana.<br />
E volti, nella nebbia fluttuanti come alghe.</p>
<p>Il silenzio rivela le finalità pratiche del cosmo<br />
– kana : tanto quanto una parola scuote<br />
il vuoto, da cui non rimase indenne – kamo:<br />
(non la trovo: né lo sento) ogni suono emana<br />
energia termo-dinamica – ya. La coscienza, l’io<br />
esile diaframma, una corrente monsonica,<br />
un fenomeno atmosferico – un velo steso<br />
sulla nudità di un mondo senza volto – il tuo.</p>
<p>Nulla di nemmeno troppo vano per saperlo.<br />
Per restare incantati dal muschio e dal mare,<br />
da quel che un’attenzione prolungata uccide<br />
– tutto è così perfetto prima di sparire – nemesi<br />
di una saggezza la cui profondità misura il nulla.<br />
Sfidando l’evidenza cartesiana, visione o svista<br />
il dubbio vale almeno la metà. Sia pure sogno<br />
nel sogno che diventi tu, lunga vita alla realtà.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>AUBADE</strong></p>
<p>Al mattino, spasima l’aria, torpore<br />
che non attenua la presa, sulla pineta;<br />
il vento sfiora appena l’erba, la nebbia<br />
trasforma anche la luce in sabbia:<br />
cose vili per iridi consunte, alluse<br />
forme perdono il segno: l’onda<br />
cerca un rifugio tra le dune frollose.<br />
Vuoto è tutto ciò che ci circonda.</p>
<p>Accerchiati dai nostri doppi e metà,<br />
l’anima nutrita di perdono<br />
e d’inchiostro simpatico,<br />
l’ossatura, un quartetto d’archi<br />
leggibile come uno spartito<br />
– Mozart radioso all’apice del volo –,<br />
assolo, coro, filastrocca e cantilena,<br />
tutto l’ardore che scalderà il ricordo.</p>
<p>Siamo stati insieme? Non troppo,<br />
se il tempo abbiamo misurato.<br />
Un ricordo in esilio dal passato,<br />
indegno del futuro – la scialba bruma<br />
estiva trascina luci alla deriva<br />
sul mare per miglia e miglia d’arido blu.<br />
Tu. Un pianoforte tutto di tasti d’avorio.<br />
Quel che siamo è musica – che manca.</p>
<p>“Pensavo a un finale diverso&#8230;”<br />
Il dubbio è se sia questo<br />
quando scrivevo o mentre leggi<br />
queste linee spezzate – ti guardo<br />
da questa pagina, più certa<br />
sei delle parole che ho di fronte<br />
e della finestra che cerca il sole<br />
di un’estate che già non è più qui.</p>
<p>Quel che resta è poesia – plagiata<br />
nella scrittura, la voce, tornita<br />
in un tono violoncelloso e un cuore<br />
che di tutti i cuori è sposo. Ricorda.<br />
Trasuda ombre dall’alto delle palme:<br />
più che mai devoti a fatui incanti,<br />
su uno sfondo siffatto vaneggianti,<br />
ci dissolviamo in un effetto flou</p>
<p>– amore mio che non sei mai tu.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>FUORI SCENA/FUORI ONDA</strong></p>
<p>L’opera conclusa ci abbandona.<br />
Spento il brusìo, spariti gli amici<br />
più cari, scende l’oblio prima del tempo<br />
di dirsi con ogni cosa amata ‘addio’.<br />
Riconciliati nello stesso margine inizio<br />
e fine, si dissocia dall’esito l’anelito –<br />
l’etica è nello stile, vecchia bufala. Nessuno<br />
sa dietro quale vuoto il senso s’è occultato.</p>
<p>Non finiranno i sogni su cui regolare<br />
le mie veglie: o un riscuotersi del dramma<br />
nel mentre d’un breve intermezzo<br />
– immagine che resiste alla visione,<br />
quello che l’incanto non svilisce –<br />
il riflesso d’acciaio sul marmo o un soffio<br />
nell’etere e il sussulto dell’onda,<br />
pegno a un canto devoto e officinale.</p>
<p>Quiete campestre. Rose di maggio<br />
nell’atrio spandono frescura. Fuori<br />
il ronzio di un’ape e il fruscio dell’erba<br />
– o il rumore che fa il nome di una stella<br />
come il barbaglio intermittente che manda<br />
da lassù. E dalla radio, arpe, flauti e viole<br />
nell’aria trasparente dove, steso a asciugare,<br />
il reggiseno di lei veleggia catturando il sole.</p>
<p><strong>Tratte da Omaggio a mr. Berryman, Res in Artibus, 1999.</strong></p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>MIMESI DI NARCISO – FINE DEL MITO</strong></p>
<p>Solo di vista conosci la realtà,<br />
amica intima della malinconia.<br />
Cosa fa felice la favola<br />
– l’infelicità ne sa di favole.<br />
L’apparenza non ne usurpa nessuna.</p>
<p>A un’ombra che sogna d’esser uomo<br />
dando all’uomo la colpa che non è così,<br />
tocca spiegare la fortuna di non esser te.</p>
<p>Germina la luce ch’è qui calcificata<br />
come non sa fare la tua carne<br />
che per questo soltanto senti tua</p>
<p>ma come se ti fosse stata caricata<br />
o venisse strappata via rubandole<br />
il calore… D’un tratto, un alito<br />
è bastato e più di esso lieve, la tua<br />
immagine è sbiadita, più incredulo<br />
vederne come perderne l’effetto<br />
di quanto lei s’è illusa d’esser sogno<br />
per scampare all’oblio, ultima Musa.</p>
<p>Narciso dà il suo volto all’acqua<br />
– che non si ferma, contemplando<br />
quel che la corrente cancella come fosse<br />
solo sua questa maledizione. Medusa,<br />
la sua carne alla pietra. Se questa è<br />
la sua legge, nulla sa delle emozioni<br />
con cui dovrà convivere per chi solo<br />
inseguiva questo desiderio – sparire<br />
subito o essere per sempre – a nutrire<br />
di speranza o di rancore il gesto<br />
che porterà con sé, fantasma di un presente<br />
morto prima che finisse l’ieri<br />
e nessuna fortuna a un futuro<br />
di cui nessuno potrà contare i giorni,<br />
pagando l’intangibilità del mito<br />
col delirio beato in cui senti<br />
la luce farsi porosa anch’essa.</p>
<p><strong>***</strong></p>
<p><strong>GOLCONDA</strong></p>
<p>Un nastro, come un cartiglio degenere,<br />
attorno al gambo del fiore sul cuscino.<br />
Nel tempo di un sorriso, il fiore invecchia<br />
fra le mani. La stanza da cui tutti aspettano<br />
di uscire di nascosto ha una finestra aperta</p>
<p>su un giardino: e quando nel giardino cade<br />
una foglia lanciando il suo grido d’allarme<br />
tutti si guardano l’un l’altro, quasi fossero<br />
statue di sale cui rinfacciare la nudità<br />
invece che il moto. L’albero non fa ombra.</p>
<p>(Che pianta è, in cui prende corpo<br />
il tentativo vano di sgusciar da sé<br />
divincolandosi dall’apparenza<br />
che ha assunto per afferrare il vuoto<br />
cui non sfuggirà e dargli una forma<br />
in cui anch’esso sia trafitto e vinto.)</p>
<p>Imperdonabili, tutti provano per la luna<br />
la stessa invidia da cui sorse l’eclisse:<br />
i mari tirati all’asciutto del suo cuore<br />
le vie della seta in palmo di mano<br />
il delirio cui deve la sua grazia<br />
tutte le rose morte sulle labbra<br />
con la voce che risuona in chi<br />
tace col silenzio di chi non c’è.</p>
<p>Qualcuno sembra vivere solo perché<br />
prima d’adesso è stato; un altro si sa<br />
intruso e peggio che morto com’è,<br />
dimenticato; chi ignora il prossimo<br />
gli fa da personaggio o da controfigura.</p>
<p>Tu non ci sei: e io, solo per questo io<br />
smetterei di esistere – ufficialmente<br />
esonerato dall’essere felice, non so<br />
se valga ancora la pena essere me.</p>
<p>Alcuni ridono, ma come per fare contenta<br />
l’allegria essendo capaci di farne a meno:<br />
tutti dicono cose risapute come nessuno<br />
mai le avesse dette: ognuno nega quel che finge<br />
o sa – non ci sarà una pioggia di diamanti,<br />
solo, al posto di essi, di chi ne traffica, perché<br />
stavolta non potrà rubarli: e quanto è triste<br />
anche la morte del cavallo negli scacchi.</p>
<p><strong>Tratte da In Linea D’Aria, Qed edizioni, 2025</strong></p>
<hr />
<blockquote>
<h4><strong>Chi è Rocco Giudice?</strong></h4>
</blockquote>
<p>Rocco Giudice è nato a Palagonia, in provincia di Catania, nel 1957. Ha pubblicato le raccolte di racconti Sotto il trono del pavone (Pellicanolibri, Catania, 1994), Il gong della luna nuova (Res in Artibus, Catania, 2000), Tetralogia minima (Res in Artibus, 2001) Gli ultimi numeri della serie vincente (Newl’ink, Acireale, 2012), La festa dell’ultimo anno (Carthago, Catania, 2016). Ha pubblicato le poesie di Omaggio a mr. Berryman (Res in Artibus, 1999), biografia in versi del poeta americano John Berryman; Versi apocrifi (Newl’ink, 2013), Atlante degli addii (Newl’ink, 2017), Salva in memoria (Res in artibus, 2022), Paesaggio con chimere (Gruppo editoriale Bonanno, Acireale-Roma, 2023), La nuova fiera (Res In Artibus, 2024), In linea d’aria (Qed edizioni, 2025). È autore dei saggi Tre versioni della Natività. Botticelli, Baldung Grien, Caravaggio (Newl’ink, 2020) e Dialogo tra nuvole di immagini e parole. Antonello, Baudelaire, Courbet, Moreau (Newl’ink 2021). È stato co-fondatore e caporedattore della rivista internazionale di Lettere e Arti Colophon (1996-2002). Successivamente, ha collaborato con articoli, racconti e poesie alle riviste Nextl’ink (2008-2011) e Newl’ink (2012-2016). Vive a Catania.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Macerie e Acqua Santa di Giuseppe Perrone</title>
		<link>https://www.borderliber.it/macerie-e-acqua-santa-di-giuseppe-perrone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 22:01:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Macerie e Acqua Santa&#8221; di Giuseppe Perrone, Qed Edizioni, 2025 Parole come macerie, poesie come acqua santa. Giuseppe Perrone ci fa entrare nel cuore della sua opera fin dal primo verso. Lo sguardo disincantato del poeta pugliese è rivolto alla realtà: tutto il mondo ha la necessità di trovare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Macerie e Acqua Santa&#8221; di Giuseppe Perrone, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p>Parole come macerie, poesie come acqua santa. Giuseppe Perrone ci fa entrare nel cuore della sua opera fin dal primo verso. Lo sguardo disincantato del poeta pugliese è rivolto alla realtà: tutto il mondo ha la necessità di trovare la sua redenzione. Nulla è escluso da questo processo.</p>
<p>Il dolore non viene autocelebrato, ma si rinforza nella consapevolezza. <strong>Che cosa vuol dire essere consapevoli?</strong> Sicuramente, avere la sensazione di presentarsi nudi davanti a un altare sacrificale sapendo che lì sopra si verrà immolati. La consapevolezza è anche quel momento in cui la verità è così sfacciata che non può più non essere tenuta in considerazione.</p>
<p><strong>&#8220;Macerie e acqua santa&#8221;</strong> opera anche una sistematica purificazione: <strong>dire è creare, creare è lasciare alla corruzione, corrompere richiama a sé la redenzione.</strong> In questo ciclo, metaforicamente religioso, il mondo si apre al nuovo, a ciò che è stato rinnovato. Tutto diventa quindi salvabile. Perrone però non ci pone di fronte questo processo, ma ce lo mostra con versi netti, epurati di ogni sofismo. Spesso lo fa con un susseguirsi di domande e di risposte, come un dialogo in cui il poeta diventa un novello <strong>Giobbe</strong>.</p>
<p>Parafrasando <strong>Nicola Vacca</strong> nella sua prefazione, <strong>Perrone</strong> è un autore che guarda negli occhi la realtà, non nascondendosi dietro pensieri addomesticati. In<strong> &#8220;Macerie e acqua santa&#8221;</strong>, infatti, la parola libera dall&#8217;incantesimo della retorica. Le macerie sono vive. Pure la speranza e la redenzione sono a portata di mano, ma sono subordinate alla consapevolezza, quindi bisogna prima di tutto prendere atto di ciò che si sta attraversando.</p>
<p>Sebbene questa urgenza non sia richiesta, ma è del tutto personale e impregnata di un&#8217;attenta visione del mondo circostante, Perrone la mette al primo posto, facendo di tale raccolta un libro adatto a coloro che vogliono &#8220;chiarirsi&#8221;. Così come ha fatto l&#8217;autore.</p>
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		<title>Ciliegie di Francesca Romana Rotella</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 22:01:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Afrodite]]></category>
		<category><![CDATA[Ensemble]]></category>
		<category><![CDATA[Eros]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Poetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ciliegie&#8221; di Francesca Romana Rotella, Ensemble, 2025 Se con &#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221; Rotella ci ha portato in una poetica intrisa di eros, in cui tutto era ritorno alla vita, con &#8220;Ciliegie&#8221; ci ritroviamo in una sorta di enfatizzazione dell&#8217;esperienza in ogni suo aspetto. Il punto di contatto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Ciliegie&#8221; di Francesca Romana Rotella, Ensemble, 2025</strong></h4>
<p>Se con <strong>&#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221;</strong> Rotella ci ha portato in una poetica intrisa di eros, in cui tutto era ritorno alla vita, con <strong>&#8220;Ciliegie&#8221;</strong> ci ritroviamo in una sorta di enfatizzazione dell&#8217;esperienza in ogni suo aspetto.</p>
<p>Il punto di contatto tra la prima e la seconda raccolta sta nell&#8217;unione tra passato e presente, tra ricordo e necessità di testimoniare ciò che accade. Lo scenario è <strong>Roma</strong>, ambiente domestico e alieno, che fa fuoriuscire sentimenti contrastanti, tanto da essere serbatoio di innocenza e luogo di profanazione.</p>
<p><strong>&#8220;Ciliegie&#8221;</strong> diventa un contesto di amori persi e di riappropriazioni, di emozioni clandestine e di rivoluzioni dell&#8217;anima. L&#8217;io del poeta non resta chiuso in sé, ma compenetra negli spazi, ne assorbe le caratteristiche, adattando ogni cosa alla sua dimensione. Rotella è viandante e meticolosa ricercatrice: la vita è qualcosa che si costruisce a priori e a posteriori. L&#8217;importante è scardinare la prima impressione, quella che può essere fatale in quanto bloccherebbe sul nascere ogni attraversamento.</p>
<p>La poetica dell&#8217;autrice è quindi matura, senza freni inibitori, priva anche di perplessità. L&#8217;esperienza è stata fatta maturare ed è stata mangiata e digerita. Ogni componimento non è però lo scarto di questa attività, ma la sua parte nutriente, l&#8217;essenza che mai andrà via dal corpo e dall&#8217;anima.</p>
<p>Le ciliegie sono portafortuna per gli innamorati. Sono legate ad <strong>Afrodite</strong>. Questo è un altro elemento che va messo in chiaro, perché racchiude il discorso sulla continuità con la raccolta precedente. Ed è proprio tale aspetto che ci aiuta a inquadrare la poesia di Rotella in un&#8217;ottica di evoluzione del suo percorso, del linguaggio e dello stile.</p>
<p>Per dare a <strong>&#8220;Ciliegie&#8221;</strong> la sua giusta collocazione ho anche riletto <a href="https://www.borderliber.it/rossetto-taccuino-rotella/"><strong>&#8220;Un rossetto e un taccuino&#8221;</strong></a>, proprio per ritrovare quel filo conduttore che rende &#8220;personale&#8221; ogni verso che perfettamente si interseca nell&#8217;universalità dei concetti.</p>
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