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	<title>Notte Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Lungo giorno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quanto-e-lungo-un-giorno-prosa-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 19:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quanto è lungo un giorno?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine dell&#8217;autore Quanto è lungo un giorno? Noi non lo sappiamo. Ci accapigliamo per respirare. Ci teniamo a distanza, guardandoci come imitazioni l’uno dell’altro. Manca il battito di ciglia che ci apra gli occhi sul domani, anche se il domani ci mette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Quanto è lungo un giorno?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine dell&#8217;autore</strong></p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Noi non lo sappiamo. Ci accapigliamo per respirare. Ci teniamo a distanza, guardandoci come imitazioni l’uno dell’altro. Manca il battito di ciglia che ci apra gli occhi sul domani, anche se il domani ci mette ansia.</p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Passa un granello di polvere davanti agli occhi, a volte ci fa piangere, magari ci fa solo starnutire. Pensiamo che sia un attimo, eppure potrebbe non accadere più. Così, nella pioggia, nel vento e tra la foschia di un temporale, proviamo a cercarci. Vorremmo abbracciarci, ma abbiamo paura di essere contagiati.</p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Uno dopo l’altro costruiscono la vita, con vittorie e fallimenti, con dolori inconfessabili e con speranze di cui siamo gelosi. Tutto si custodisce nel cuore della mente, si ammassa il non-senso e ciascuno grida: «Eppure, sono io e sono vivo».</p>
<p>E intorno? Chi c’è oltre ciascuno di noi?</p>
<p>Poi chiudiamo gli occhi per addormentarci. Finisce il tempo quotidiano: sfioriamo, moriamo. Nella notte si abbandona il corpo e le sue pustole, l’anima e le sue angosce. E nel sogno si scompone la vita, trascendiamo e torniamo a casa.</p>
<p>Nei giorni di quiete, riempiendo di nostalgia anche la sofferenza passata, ci mettiamo tra le braccia del dolore e della gioia con occhi soavi. Tutto ci sembra lontano, oltrepassato, di nostra proprietà. Non importa cosa è stato e cosa non si è avverato; non ci scalfisce più l’ansia da prestazione.</p>
<p>Vogliamo solo migrare da un ricordo all’altro e sentire che siamo stati vivi, che abbiamo giocato come bimbi a nascondino e che il tempo, per qualche istante, ci è appartenuto.</p>
<p>Allora correndo, anche solo con il pensiero, si scopre quanto il giorno è lungo. Quanto siano ancora misteriosi le albe e i tramonti che abbiamo attraversato.</p>
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		<title>Scavare negli anfratti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/scavare-anfratti-poesie-buttazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 23:02:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Scavare negli anfratti&#8221; è il titolo che abbiamo dato alle sei poesie di Marcello Buttazzo. Foto di Martino Ciano Scavare negli anfratti senza fondo della coscienza sarà una consueta abitudine un gioco leggero una scommessa vinta. Benvenute sono le eterne insolute domande infinite insondabili come l’azzurrità del cielo d’un marzo fanciullo di luce acquamarina, il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>&#8220;Scavare negli anfratti&#8221; è il titolo che abbiamo dato alle sei poesie di Marcello Buttazzo. Foto di Martino Ciano</h4>
<p>Scavare<br />
negli anfratti senza fondo<br />
della coscienza<br />
sarà una consueta abitudine<br />
un gioco leggero<br />
una scommessa vinta.<br />
Benvenute sono<br />
le eterne insolute domande<br />
infinite insondabili<br />
come l’azzurrità del cielo<br />
d’un marzo fanciullo<br />
di luce acquamarina,<br />
il marzo delle promesse in sboccio<br />
che dopo i rigori<br />
del triste inverno<br />
finalmente spumeggia<br />
di fiori nuovi di giorni nuovi.<br />
Non avere paura<br />
dei piccoli grandi dolori<br />
delle laceranti ferite dell’anima<br />
non avere paura<br />
di scoperchiare botole segrete<br />
il mattino t’aspetta<br />
ardimentoso ti chiama<br />
t’avviluppa nel sole.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Clandestino d’amore”, Manni Editori, 2006</strong></em></p>
<hr />
<p>Le tre della notte.<br />
Una pioggia martellante<br />
d’un freddo dicembre<br />
ostinatamente<br />
scandisce il tempo.<br />
Lacrime di pioggia<br />
vorrei strappare ai tuoi occhi<br />
per irrorare un fiume di gialli giacinti.<br />
Lacrime di gioia<br />
vorrei vedere nei tuoi giorni<br />
per saperti felice.<br />
Acqua limpida di fonte<br />
sui miei sogni inariditi,<br />
tu sei. Pensiero oltre la notte<br />
e cibo degli dei.<br />
Tre della notte.<br />
Verrà l’alba<br />
e delicatamente sfiorerai il sigillo<br />
delle mie insicurezze.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “E l’alba?”, Manni Editori, 2015</strong></em></p>
<hr />
<p>Sentire<br />
la tua voce.<br />
E suonare la lira.<br />
La tua voce,<br />
di viola di pane.<br />
La tua voce<br />
melodia gioconda<br />
di cicale canterine,<br />
assolo virtuoso<br />
dei centomila violini.<br />
Sentirti<br />
ancora una volta<br />
per capire<br />
che c’è solo la tua voce:<br />
silenziosamente<br />
da ascoltare.<br />
La tua voce<br />
da bere,<br />
la tua voce<br />
da mangiare.<br />
La tua voce<br />
da toccare.<br />
La tua voce compagna<br />
che sfama.<br />
La tua voce<br />
mai profetizza<br />
La tua voce<br />
fiore fiore<br />
che s’ama.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Il cielo degli azzurri destini”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2021</strong></em></p>
<hr />
<p>Non percorrerò<br />
strade interrotte<br />
amori sventati<br />
stagioni acerbe.<br />
Il rosso.<br />
Spierò sempre fra le pieghe del rosso<br />
per scovare il corso del sangue<br />
l’ardimento temerario<br />
il fermento delle stelle.<br />
Ti inseguirò<br />
ragazza<br />
per ritrovare<br />
tracce durevoli di me.<br />
E dormirò<br />
nel tuo grano<br />
che ondeggia a giugno,<br />
come un’ambra – fuscello<br />
portata dai venti caldi.<br />
Calpesterò<br />
l’erba virente<br />
e lo scontento<br />
per sentire puro l’odore di te,<br />
volatile sentimento.<br />
Ti cercherò<br />
per sempre<br />
nelle sere prorompenti,<br />
quando il cielo<br />
è un compagno<br />
di complicità.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Fra le pieghe del rosso”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2022</strong></em></p>
<hr />
<p>Mi dicesti,<br />
“cos’è questa rabbia<br />
che non vola?”<br />
La tristezza<br />
s’invola,<br />
s’adagia piano<br />
e il rimmel del tuo viso<br />
s’ammarra nel tuo porto pace.<br />
Lo scontento<br />
non lo sento,<br />
lo scontento<br />
è come l’allegrezza<br />
che mi porto dentro,<br />
fra nero e bianco<br />
prediligo<br />
il lapislazzulo.<br />
“Cos’è questa rabbia<br />
che non vola?”,<br />
ribadisti tenacemente.<br />
Mia cara,<br />
le ali tarpate<br />
riprenderanno il frullio del volo,<br />
torneranno a fendere l’aria.<br />
L’aratro<br />
solcherà la tua luna.<br />
Un bacio scoccato nel fondo<br />
dell’immacolato sentiero.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta, “E se nel giallo ti vedrò”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2023</strong></em></p>
<hr />
<p>Il mare<br />
è una bara di ghiaccio<br />
dalle creste verdine.<br />
Non c’è sole<br />
che arrida,<br />
se non scende nel petto<br />
un dolce fulgore d’estate.<br />
L’estate<br />
di malva menta basilico<br />
e rosmarino,<br />
l’estate del meriggio,<br />
l’estate<br />
degli amori sventati.<br />
L’estate<br />
che passa<br />
e trasvola<br />
verso lidi lontani.<br />
L’estate<br />
che corre<br />
su selciati sterrati.<br />
Non c’è tempo<br />
che scorra<br />
senza uno sciabordio.<br />
L’estate<br />
è un grillo<br />
che muore.<br />
L’estate<br />
è una voce<br />
che parla fittamente<br />
alla luna.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “TI seguii per le rotte”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2024</strong></em></p>
<hr />
<h4>Chi è Marcello Buttazzo?</h4>
<p>Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle”(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). La sua ultima raccolta di versi “Ti seguii per le rotte” è stata pubblicata nel 2024, per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.</p>
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		<title>Labirinti e abissi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/labirinti-abissi-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Dec 2024 23:16:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Abisso]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[labirinto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Labirinti e abissi&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste prose di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano Labirinti tra gli abissi Tra lo spartito delle mattonelle all’ingresso, gli parve di intravvedere lievi fenditure evocare una frattura più profonda, su cui, però, si reggesse in equilibrio un mondo intero; e quel mondo non poteva [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Labirinti e abissi&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste prose di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano</strong></p>
<h3>Labirinti tra gli abissi</h3>
<p>Tra lo spartito delle mattonelle all’ingresso, gli parve di intravvedere lievi fenditure evocare una frattura più profonda, su cui, però, si reggesse in equilibrio un mondo intero; e quel mondo non poteva dirsi suo più di quanto non l’avvisasse del contrario un senso di vertigine che gli dava un’euforia che sarebbe stato avvilente contraddire.</p>
<p>Cosa sarebbe successo, se avesse oltrepassato quell’ostacolo?</p>
<p>Ogni eccellenza di valore consiste nell’annullare ciò che si frappone: e tutta l’impresa non è più che fare un passo come quello, per spezzare le linee di un assedio o unire due estremi.</p>
<p>Andare oltre, passare tutto e passare su tutto – come se, diversamente, si trattasse di precipitare. Nel farlo, sentire come un dono la propria leggerezza, tante volte reclamata da chi ci denigra fingendo di compiangerci per questo.</p>
<p>Tentato d’inciampare perché a volare non ce la faceva, avrebbe impresso la spinta giusta per disfare quella trama tirando, fino a spezzarlo, il filo che gli avrebbe stretto e trattenuto il piede. Avrebbe, così, sciolto in un istante un nodo, uno dei cappi di un intreccio che fissava le cose saldandole ai nervi – assai più fragili – degli uomini per cui tutto ha una ragione.</p>
<p>Il mondo sarebbe stato finalmente libero. O sarebbe andato in pezzi (sarebbe stato più libero lui?), infranto da quello strappo a una delle sdruciture per cui sembra sia dato esistere agli orli e che è così penoso sfidare, quasi fosse già troppo difficile riconoscere i connotati del mondo che ci è noto – è proprio questo che rende così complicata tutta l’operazione. Era impossibile volare perché quella morsa pareva conficcata nella terra come nulla e nessuno avrebbe mai potuto librarsi nell’aria.</p>
<p>Forse, tutto quello che occorreva al mondo era un nuovo passo di danza. E al cielo, che una nuvola somigliasse allo scarabocchio muschioso che faceva di un muro un cielo calcificato: allora, nessun limite avrebbe minacciato quella unità che non necessitava di legami per un mondo incantato quanto da inventare, se non dovevi scoprirne i segreti.</p>
<p>E intanto, quella linea sul pavimento veniva definitivamente sfregiando un passaggio inavvertito che era divenuto invalicabile quanto ineludibile. Non c’era confine che non fosse un altro mattino. Perché aspettare, allora?</p>
<p>Ma lui saltò lo stesso: e in quel momento, un campanello lanciò l’allarme, come se, d’un tratto, tutto fosse lì per precipitare e farsi buio.</p>
<h3>Teratologia minima</h3>
<p>Alle quattro di notte, la sveglia getta l’allarme e dice di non vederci chiaro.</p>
<p>Lei tacita l’ordigno sferrando al buio una manata energica in cui affiorano la tenacia infaticabile e la risolutezza drastica di una piccola contadina birmana.</p>
<p>Lui, benché il suo sia un sonno lieve come quello d’un bambino, non sente nulla. Le quattro sono una tregua quasi sacra nell’interminabile insonnia di certe notti: e non era sicuro quella fosse una della serie che concede tregue ristoratrici.</p>
<p>Il mattino è un agguato in piena regola.<br />
Lui apre gli occhi.<br />
Sulla mostruosità.<br />
Non di fronte alle pupille, ma dentro di esse, l’universo non può correre ai ripari.<br />
Lui la scuote con un allarme che non esige d’essere ricambiato con troppa buona grazia.</p>
<p>“Guarda un po’ qua. Dimmi. Che ore sono?”</p>
<p>Lei lascia cadere le parole col contagocce – il silenzio e il mattino devono essere sverniciati con molta attenzione dalla doratura a placche sottili. È solo una piccola falla, ma non potrà più sanare: la corruzione è infinitesimale, ma il centro è dappertutto e la distorsione penetra fino all’età del cosmo.</p>
<p>Perché la lancetta dei secondi gira in senso opposto alla rotazione terrestre: quelle dei minuti e delle ore non lo sanno ancora e vanno avanti per la loro strada. Non si inseguono, fuggono l’una dall’altra: la prima, più lenta della solita andatura; l’altra, a un passo più spedito, quasi d’anticipo, per tagliare la strada all’ultima, rispetto a quanto fosse nella consuetudine.</p>
<p>Non occorre essere preveggenti e la signora lo dice a voce alta, con rammarico e indignazione, l’ingiustizia è troppa: “Nessuno ci crederà.”</p>
<p>Lo dice mentre, sventrata la bestia, sta già staccando le batterie, potendo fare a meno di orologiaio e esorcista.</p>
<p>“Non ci crederemo neppure noi.”</p>
<p>Lui sa che non ha più alcun senso declassare i bioritmi per accelerare o decelerare in prossimità delle quattro e sperare di dimenticarsi dell’insonnia con la facilità di prima – termine, questo, che suona come un capo d’imputazione.</p>
<p>Da allora in poi, ogni giorno sarà fortunato.</p>
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		<title>Il viandante si affretta nella sera</title>
		<link>https://www.borderliber.it/viandante-sera-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2024 03:19:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano Che uomo è, questo, quale sera attraversa dove non c’è una sola stella, dove non si scorge nulla che indichi il sentiero che sta percorrendo e che divide in due esatte metà il mondo, di cui egli non sembra avvertire la vastità, cui non sente estranea la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prosa di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Che uomo è, questo, quale sera attraversa dove non c’è una sola stella, dove non si scorge nulla che indichi il sentiero che sta percorrendo e che divide in due esatte metà il mondo, di cui egli non sembra avvertire la vastità, cui non sente estranea la propria solitudine: solo un fitto reticolo di foglie fa da sfondo a ogni suo passo, ovvero gemme di neve che intarsiano lo spazio – ma chi saprebbe dire se esso sia aperto e si perda o sia stato chiuso per sempre attorno a questo personaggio –; o che si levano, senza ardere ancora, terse fiamme di cui lo stesso fuggiasco sembra consista, quasi germinassero dal suo corpo, dipartendosi da colui che, invece, tanto si affanna a sottrarvisi: o come esse, anch’egli scaturisse dall’aria, priva di profondità.</p>
<p>E quale strano abito, per nascondere la sua premura – per cui, invece, fu plasmata l’agilità del corpo, di un’improvvisa e insperata letizia – secondo una foggia determinata dal costume di un’epoca trascorsa, ma cui non ha fatto in tempo a scampare… Che buffo cappello, che non lo salva dal viso – l’uno e l’altro, non più delicati d’un coriandolo – rappreso intorno alla malinconia di cui gli dà la forza soltanto l’idea di sgusciarne via, di districarsi dai lineamenti accennati come un sussurro, come una diceria di cui porta addosso la calunnia e che lo atterrisce, perché soltanto essa è l’unica certezza che ha raggiunto su di sé… E com’è patetico, l’appuntito e minaccioso bastone che non distanzia dalla sua figura l’impressione che egli, anziché accelerare l’andatura per qualche ordinaria e anch’essa passeggera, fuggevole ragione d’urgenza, stia scappando: e non c’è nulla da cui speri remissione o salvezza, tregua o riposo.</p>
<p>Ma, come sappiamo, a nulla e a nessuno riusciremmo a somigliare – anche se non lo volessimo e anche se non sapessimo di imitarlo tanto più goffamente di quanto il suo essere la nostra caricatura possa darcene la possibilità o l’impressione – più che a questo inconcepibile profugo: che, giustappunto, corre lontano dai sogni in cui potremmo incontrarlo: per timore di rendere infondate le paure di cui solo in tal modo cogliamo le allusioni.</p>
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		<item>
		<title>Quel respiro che fugge nella notte&#8230;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/notte-poesie-buttazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Sep 2024 03:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Buttazzo]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Libero pensiero]]></category>
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		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesie di Marcello Buttazzo. Foto di Martino Ciano Quel giorno guarderemo fuori, dismesso il grossolano vestito della festa, affolleremo le piazze vuote, ospiti di inquiete attese. Amare sarà un soffio leggero, una dolce abitudine, un gioco da bambini. Quel giorno dimenticheremo l’angoscia, la paura d’esistere, aspetteremo la vita ai bordi delle strade, dove i giovinetti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesie di Marcello Buttazzo. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Quel giorno<br />
guarderemo fuori,<br />
dismesso il grossolano vestito della festa,<br />
affolleremo le piazze vuote,<br />
ospiti di inquiete attese.<br />
Amare<br />
sarà un soffio leggero,<br />
una dolce abitudine,<br />
un gioco da bambini.<br />
Quel giorno<br />
dimenticheremo l’angoscia,<br />
la paura d’esistere,<br />
aspetteremo la vita<br />
ai bordi delle strade,<br />
dove i giovinetti si promettono il domani;<br />
gioiosi si rincorrono i cani,<br />
e milioni,<br />
milioni di profumati gelsomini<br />
riposano in letti gialli<br />
sui muri delle case.<br />
Usciremo fuori<br />
col cuore d’un altro.</p>
<p><em><strong>Versi tratti da “Alba”, L’Autore Libri Firenze, 2007</strong></em></p>
<p>*<br />
Perché fuggire, amore<br />
di grigiazzurra mantiglia?<br />
Perché fuggire al mattino<br />
negli improvvisi trasalimenti?<br />
La passione,<br />
lampo<br />
di inaspettate incendiarie saette<br />
impazzito sciame<br />
di api regine in festa.<br />
La passione sei tu<br />
solitaria alba fremente<br />
argentina rugiada.<br />
I destrieri del sogno<br />
in eterni galoppi.</p>
<p><em><strong>Versi tratti da “Nei giardini dell’anima”, Manni Editori, 2007</strong></em></p>
<p>*<br />
Dal cielo notturno<br />
cadono giù<br />
frammenti<br />
di stelle ferite<br />
e polvere nera.<br />
I pugni chiusi<br />
afferro ruggine di ricordi<br />
limatura di ferro<br />
residui di sogni<br />
voli<br />
sul bianco destriero.<br />
Volo<br />
fra scintille di fuoco<br />
marosi d’amore<br />
e ritrovo<br />
il mio angelo in pena<br />
le ali spezzate.<br />
Angelo<br />
mio dannato angelo<br />
ti aspettai<br />
invano<br />
nelle albe color giacinto.<br />
L’anima<br />
solcata<br />
di rosso tormento.</p>
<p><em><strong>Versi tratti da “Di rosso tormento”, Calcangeli Edizioni, 2008</strong></em></p>
<p>*<br />
Disegnai<br />
drappi scarlatti.<br />
Corpi opulenti<br />
donne di rugiada.<br />
Una freccia<br />
conficcata<br />
nel costato insanguinato.<br />
È la vita<br />
pensai.<br />
Prorompenti fiume di porpora<br />
come impetuosi impulsi dell’anima,<br />
fitte lacrime di rugiada<br />
come impetuosi piccoli dolori.<br />
La vita<br />
dei granai dei quartieri assolati<br />
degli amori persi a rate.<br />
La vita precaria<br />
degli affannosi respiri.<br />
La vita che appare, fugge e si dà,<br />
nascosta dietro mantiglie<br />
di rosso vivo.</p>
<p><em><strong>Versi tratti da “Per strada”, Calcangeli Edizioni, 2009)</strong></em></p>
<p>*<br />
Quando sono melanconico,<br />
rivolgo sommesse preghiere<br />
al cielo, che diventano<br />
nube, umidore diffuso, pioggia<br />
a catinelle. Quando ho voglia<br />
di una coperta che mi avvolga<br />
e mi dia nutrimento,<br />
scrivo parole brevi a te,<br />
compagna di tutta una vita,<br />
diffuso bagliore, luna d’estate.<br />
Ma stanotte dov’è la tua bocca?<br />
E i tuoi capelli, cascate nel sole?</p>
<p><em><strong>Versi tratti da “Serenangelo”, Manni Editori, 2010</strong></em></p>
<p>*<br />
Respiro<br />
la notte<br />
nel solco<br />
di stelle accese.<br />
Sfiatata vita.<br />
L’eterna rincorsa<br />
incagliata<br />
su areali<br />
di fitta arenaria.<br />
Di notte<br />
una rosa angosciata<br />
fra le pieghe<br />
dell’anima.</p>
<p><em><strong>Versi tratti da “E ancora vieni dal mare”, Manni Editori, 2012</strong></em></p>
<h3>Chi è Marcello Buttazzo?</h3>
<p>Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle”(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). La sua ultima raccolta di versi “Ti seguii per le rotte” è stata pubblicata nel 2024, per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/notte-poesie-buttazzo/">Quel respiro che fugge nella notte&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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