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	<title>Lotta Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Terza Posizione: violenza glorificata e inoltrata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terza-posizione-violenza-glorificata-e-inoltrata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 09:07:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Terza Posizione: violenza glorificata e inoltrata&#8221; è un articolo di Martino Ciano C&#8217;è aria di estremismo in giro: aleggia tra i giovani. C&#8217;è la volontà di comunicare con autorità, con odio e destrezza. La verità è una posizione che si trova tra le mediazioni del pensiero. Non è immediata, neanche lampante. Al massimo è frutto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Terza Posizione: violenza glorificata e inoltrata&#8221; è un articolo di Martino Ciano</strong></p>
<p dir="ltr">C&#8217;è aria di estremismo in giro: aleggia tra i giovani. C&#8217;è la volontà di comunicare con autorità, con odio e destrezza. La verità è una posizione che si trova tra le mediazioni del pensiero. Non è immediata, neanche lampante. Al massimo è frutto di un&#8217;intuizione così rara che sembra quasi sovrannaturale. Una verità eterna è che non esiste la verità.</p>
<p dir="ltr">Leggo così di una chat Telegram dal nome &#8220;Terza Posizione&#8221;, che ha richiamato giovanissimi, da tutta Italia, a crogiolarsi nell&#8217;amore per il nazismo e per il fascismo. Ma se fosse solo questo ci sarebbe da ridere, magari tutti ci passano per certe cazzate. Fa parte della crescita e anche dell&#8217;instabilità degli ormoni.</p>
<p dir="ltr">La cosa grave è che c&#8217;era una convinzione di base su quanto siano stati giusti certi genocidi, certi razzismi, certi atti violenti, certe persecuzioni. È così si scopre che schierarsi in favore di una &#8220;Terza Posizione&#8221; è una questione violenta, cioè una rivoluzione che sottomette tutti al pensiero unico. E che questa cosa venga dagli adolescenti è ancora più pazzesca, perché per loro dovrebbe essere naturale vivere in una libera comunità.</p>
<p dir="ltr">Ma forse questa cosa non è poi tanto anomala, perché se ci guardiamo intorno scopriamo che si sta dando l&#8217;idea che la &#8220;democrazia&#8221; sia fallimentare; che un popolo sovrano è ben accetto solo se allineato al pensiero di una oligarchia imperante; che le libertà di pensiero e di opinioni ammettono anche le parole di coloro che vorrebbero imporsi con prepotenza, eliminando &#8220;i non allineati&#8221; dalla faccia della Terra.</p>
<p dir="ltr">Allora, messa così, la democrazia è davvero una merda. Hanno ragione quelli di &#8220;Terza Posizione&#8221;. Non esistono diritti inalienabili, ma solo quelli che qualcuno ti concede per &#8220;grazia&#8221;. Tra un po&#8217; anche acqua e ossigeno saranno visti come preziosi doni frutto della misericordia di qualcuno.</p>
<p dir="ltr">C&#8217;è aria di estremismo in giro, ma nulla che possa sembrare uguale &#8220;agli anni di piombo&#8221; italiani. No, la violenza dev&#8217;essere uno &#8220;spettacolo spettacolare&#8221;, una festa con fuochi d&#8217;artificio ed effetti speciali. Per esempio: qualcuno che scende in strada e spara all&#8217;impazzata; un gruppo di maranza che scassano tutto; la proclamazione della &#8220;white jihad&#8221;, ossia un insieme di propaganda neonazista unita ai metodi terroristici degli islamici.</p>
<p dir="ltr">Sì, la &#8220;Terza Posizione&#8221; è una violenza senza confini e quartieri; qualcosa che richiede la polverizzazione coatta di qualcuno. Ecco, il ritorno alla società infantile, dispettosa, sospettosa e annientatrice.</p>
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		<title>Amore favoloso</title>
		<link>https://www.borderliber.it/amore-favola-qualcosa-favoloso-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jul 2025 22:01:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Amore favoloso&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Ti prese il dolore: il ricordo per non aver fatto pace con te stesso. L&#8217;amore ballava sulle note di un rimorso: saltava in lungo e in largo, tra le onde del mare, nel cielo stellato e in nessuna legge morale. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Amore favoloso&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p><strong>Ti prese il dolore:</strong> il ricordo per non aver fatto pace con te stesso. L&#8217;amore ballava sulle note di un rimorso: saltava in lungo e in largo, tra le onde del mare, nel cielo stellato e in nessuna legge morale. Poi vedevi che gli altri avevano dato un senso al loro minacciarsi di restare per sempre insieme: accapigliarsi, perdonarsi, sopportarsi, redimersi e sottomettersi a vicenda. E tu andavi alla ricerca di una convincente sottomissione: un vicolo cieco nel quale schernire la tua vivace fuga.</p>
<p>E chiamavi libertà quel tuo vagabondare con il cervello e con il cuore, il modo in cui annusavi la solitudine della terra, scoprire come muore una falena, <strong>cercare l&#8217;alfa e l&#8217;omega della sofferenza</strong> e una sessualità che ti rendeva psichiatra per una notte.</p>
<p>Nella diversità mortale che ti separava dal mondo, non ti sentivi un essere speciale, ma sbagliato, inadeguato al ruolo che la natura ti aveva assegnato. La regola sociale impone di comportarsi entro i limiti e le potenzialità della propria specie. <strong>Ergon e dynamis</strong>, atto sacrificale. L&#8217;erezione e la penetrazione, la procreazione e la sopportazione.</p>
<p>Mentre cavalcavi per le steppe del tuo paese e per le strade devitalizzate, hai visto due esemplari di essere umano, forse cuccioli, stretti nel cono d&#8217;ombra del tramonto. Il loro bacio era una nota stonata tra il fischio di un treno che sfrecciava e sul quale sarebbe stato dolce viaggiare e sotto il quale qualcuno cerca la serenità.</p>
<p>Il sole disperso tra le vette dei monti coperte dal tuo sorriso. <strong>Il ritorno alla vita:</strong> tu meravigliato, loro immobili e immersi nell&#8217;abitudine. Ecco la realtà a cui ti eri negato per concederti l&#8217;ultimo passaggio prima di deflagrare nell&#8217;amore favoloso, nel suo atto disumano: la privazione.</p>
<p>Hai chiesto a tua madre di spiegarti quale fosse la ragione dell&#8217;esistenza. «Trovare un senso prima di morire».<br />
E poi le chiedesti perché si nasce. «Perché il piacere va assaporato fino all&#8217;ultima goccia».<br />
Ti accarezzò il viso e si sciolse come cera davanti a te, nella dolcezza dell&#8217;unico amore contemplabile: <strong>la perfezione del nulla.</strong></p>
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		<title>Anatomia della battaglia: Sartori e il &#8220;Fascismo&#8221; perenne</title>
		<link>https://www.borderliber.it/anatomia-della-battaglia-sartori-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 22:01:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Anatomia della battaglia&#8221; di Giacomo Sartori, Terrarossa edizioni, 2025 Un romanzo complesso in cui albergano contraddizioni profonde, conflitti ancestrali, distruzioni di totem e di tabù. &#8220;Anatomia della battaglia&#8221; di Giacomo Sartori è composto di frammenti che messi insieme formano una figura-specchio: quella del padre del protagonista in cui lui [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Anatomia della battaglia&#8221; di Giacomo Sartori, Terrarossa edizioni, 2025</strong></p>
<p>Un romanzo complesso in cui albergano contraddizioni profonde, conflitti ancestrali, distruzioni di totem e di tabù. <strong>&#8220;Anatomia della battaglia&#8221;</strong> di <strong>Giacomo Sartori</strong> è composto di frammenti che messi insieme formano una figura-specchio: quella del padre del protagonista in cui lui si riflette, si combatte, si risolve.</p>
<p>Il gioco dell&#8217;autore ruota intorno ai rigurgiti fascisti del genitore, rimasto fervente credente dell&#8217;ideologia di <strong>Mussolini</strong> e delle <strong>Camicie Nere</strong>, ma allo stesso tempo capace di sopravvivere a modo suo nella società democratica nata dopo la fine della guerra. La sua fedeltà ai principi del <strong>Ventennio</strong> non sparisce, anzi guida coerentemente le sue azioni, tanto da suscitare sia ammirazione che riprovazione.</p>
<p><strong>Come reagisce il figlio?</strong> Sogna una carriera da scrittore, si lega ai terroristi rossi, rinnega con facilità le sue idee, combatte ponendo i propri ideali nel mezzo di quel conflitto irrisolvibile in cui convivono amore e odio, va in <strong>Africa</strong> per un progetto di sviluppo e cooperazione nel quale non crede e verso il quale non ha mai avuto interesse.</p>
<p>Sull&#8217;altro fronte c&#8217;è il padre che combatte con spirito eroico un tumore. Lui, così vitalista, sempre pronto a immaginarsi cadavere sul campo di battaglia, proprio non vuole arrendersi a <strong>una morte comune</strong>. La sua discesa negli inferi e il suo modo di affrontare la malattia aprono nel figlio una profonda crisi esistenziale, tanto da non lasciare spazio a dubbi: pure lui puzza di fascismo, anche se le strade intraprese sono diverse.</p>
<p>Intorno a questa confessione si sviluppa il testo. Uno stile riflessivo ma crudo, fatto di pochi orpelli, attraverso cui l&#8217;autore non fa sconti né a sé stesso né al resto della famiglia, <strong>ci spinge a tirare le somme con gli antichi modelli, i cattivi maestri e le ataviche strutture sociali.</strong> Niente di tutto ciò è sparito, anzi ancora oggi persiste sotto una coltre di indifferenza e di buonismo che scansa il problema.</p>
<p>Il fascismo dei padri e il consumismo abbracciato dai figli; l&#8217;imperturbabilità di chi ha vissuto la guerra o ne ha visto gli effetti contro le tante dimenticanze delle generazioni che da allora si sono susseguite e che hanno gettato tutto in quel buco chiamato &#8220;rimosso&#8221;. La totalità delle cose ci riappare di fronte grazie a un impianto narrativo che ipnotizza fin dalla prima pagina.</p>
<p><strong>La guerra civile è davvero finita?</strong> In sostanza &#8220;no&#8221; e Sartori ce lo fa vedere mettendoci davanti agli occhi questa famiglia sgangherata, piena di lacune e di traumi irrisolti, ma anche così coerente con ciò che è la vita di ciascuno di noi, ossia un cumolo di contraddizioni che rendono ognuno un utile idiota.</p>
<p>Come dirà <strong>Sartori</strong> nella postfazione, tra queste pagine c&#8217;è tanto materiale autobiografico ma pure molte cose che non lo sono, e anche se questa affermazione non fosse del tutto vera, potrei dire tranquillamente all&#8217;autore che non c&#8217;è bisogno di precisare, <strong>perché siamo tutti sulla stessa barca.</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Anatomia della battaglia&#8221;</strong>, già pubblicato nel 2005, viene ripreso dopo vent&#8217;anni risultando più attuale che mai. Questa sorta di lessico familiare, che a me è sembrato più un linguaggio in codice che si rinnova attraverso l&#8217;adeguamento dei simboli alle mutazioni delle epoche, è ancora vivo e vegeto ed è persino capace di scatenare veri e propri <strong>&#8220;blackout&#8221;</strong> del pensiero critico.</p>
<p>Insomma, <strong>Sartori</strong> va letto aprendo la mente, prestando attenzione ai dettagli. L&#8217;ironico smascheramento che avviene sotto i nostri occhi ci farà capire che &#8220;certe maschere&#8221; ancora coprono i nostri volti, addirittura siamo felici che qualcuno le guardi con stupore e invidia.</p>
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		<title>L&#8217;altro. Un romanzo di Pippo Pollina tra &#8220;storia e anti-storia&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/laltro-il-romanzo-di-pippo-pollina-tra-storia-e-anti-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 01:10:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;L&#8217;altro. Un romanzo&#8221; di Pippo Pollina, Squilibri, 2023 Un giallo sentimentale che sfocia in un noir, oppure un romanzo di ricerca, di formazione, di approfondimento sociale; è tutto questo e non solo il libro L’altro di Pippo Pollina. Ho avuto il piacere di ascoltare un suo concerto a Caltanissetta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/laltro-il-romanzo-di-pippo-pollina-tra-storia-e-anti-storia/">L&#8217;altro. Un romanzo di Pippo Pollina tra &#8220;storia e anti-storia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;L&#8217;altro. Un romanzo&#8221; di Pippo Pollina, Squilibri, 2023</strong></p>
<p>Un giallo sentimentale che sfocia in un noir, oppure un romanzo di ricerca, di formazione, di approfondimento sociale; è tutto questo e non solo il libro <strong>L’altro di Pippo Pollina.</strong> Ho avuto il piacere di ascoltare un suo concerto a <strong>Caltanissetta</strong> più di venti anni fa, e mi sono rallegrato di poterlo rincontrare il <strong>6 dicembre scorso a Crotone, in occasione della presentazione di questo suo libro che pensavo fosse il primo</strong>, invece c’è un precedente: <strong>Cento chimere</strong>, che è anche il titolo di una canzone di Pippo, musicista italiano con un largo seguito in Austria, Germania e Svizzera, dove attualmente abita da quasi trent’anni o forse più.</p>
<p>Interessante la parabola di Pollina, <strong>che parte dalla Sicilia a fine anni ‘80 in cerca della sua strada di artista</strong>, suonando per strada, e arriva nei maggiori palchi europei, ma molto poco riconosciuto in Italia, almeno fino al suo concerto all’<strong>Arena di Verona</strong> di qualche anno fa. Lui è di una stoffa simile a quella di <strong>Gianmaria Testa</strong>, con il quale, tra le altre cose, ha collaborato. In questo suo romanzo mi aspettavo di tutto e insieme niente di che, non avendolo mai conosciuto come scrittore, sebbene sapessi che all’inizio degli anni ‘80 aveva collaborato con la rivista <strong>I siciliani giovani</strong>, diretta nientepopodimeno che da <strong>Pippo Fava</strong>, ammazzato dalla mafia nel 1984.</p>
<p>Le canzoni di Pollina risentono di questo suo percorso “civile”, tanto che proprio pochi giorni dopo la presentazione a <strong>Crotone</strong>, ha presentato il suo libro a <strong>Nardò</strong> dove ha ricevuto il premio <strong>Civilia</strong> alla canzone d’autore. Il romanzo <strong>L’altro</strong> risente anch’esso, forse, di questo percorso, e racconta una storia ambientata tra <strong>Camporeale</strong>, un paese dell’entroterra palermitano, e la <strong>Germania</strong>, tra la fine degli anni ‘80 e il 2001. Leonardo detto Nanà è il protagonista siciliano, che nasce a Camporeale e studia e lavora a Palermo, fino a un certo punto della sua carriera di giovane medico; <strong>Frank Fischer è l’altro personaggio principale: giornalista d’inchiesta tedesco con molta visibilità mediatica.</strong> L’intreccio è talmente intrigante da assumere, verso la fine, i tratti di una “favola” dei nostri giorni, con quegli elementi “inquietanti” da farlo diventare, a un certo punto, un romanzo noir.</p>
<p>La famiglia di Nanà è legata a doppio filo con una <strong>“famiglia” della cosca di Corleone</strong>, all’epoca in cui Riina era ancora vivo e attivo, anche se ancora per poco. Il merito di Pollina è quello di trattare argomenti sociali importanti, come l’emigrazione dei siciliani in Germania <strong>(il padre del protagonista lavora per un breve periodo alla Wolksvagen e poi si dimette per un motivo misterioso che scopriremo verso la fine del libro)</strong>; il potere mafioso e la sua evoluzione, l’arte di strada (poche volte appare un musicista di strada in Svizzera e in Germania, alter ego di Pippo, emigrato anche lui come musicista); il giornalismo di inchiesta e i rapporti sentimentali dei due protagonisti.</p>
<p>Il romanzo schiva con abilità certi schemi preconcetti e certi finali sentimentali prevedibili <strong>(se Frank riesce a crearsi una famiglia con una donna che ha già dei figli, Nanà non riesce a trovare un amore stabile anche se per due volte sfiora, con Annamaria e Giovanna, questa possibilità)</strong>. La questione della mafia non è descritta in modo netto e “televisivo”, come in certi film anche di successo degli ultimi trent’anni, ma viene fuori tutta la complessità e le sfumature che meriterebbero questi argomenti. Se Nanà all’inizio del racconto si oppone con nettezza nei confronti degli intrighi ambigui della sua famiglia con la cosca locale, è anche vero che a un certo punto, suo malgrado, si sottomette alle logiche che lo <strong>zio Rocco</strong>, affiliato alla cosca locale, gli impone.</p>
<p>Sia i dialoghi con la sorella, sposata con <strong>Pietruzzo</strong>, affiliato con la cosca locale, così come altri confronti con gli amici del paese spesso rassegnati alle logiche di potere locale, dimostrano una vivacità e delle linee di <strong>“entrata e uscita”</strong> da certe logiche apparentemente granitiche: uno su tutti l’esempio del cognato di Nanà, Pietruzzo, che dopo essere entrato nella cosca ne vuole uscire, pagando le conseguenze di questa sua scelta. Ma è tutto un avvicendarsi e un rincorrersi di storie poco “regolari” dovute alla curiosità e all’intraprendenza dei personaggi. <strong>Frank Fischer a Norimberga è amico o comunque frequentatore di un antiquario di nome Hartmut, che coltiva i saperi esoterici e che è stato indiziato di simpatie neonaziste.</strong> Frank spiega agli amici che gli chiedono come mai frequenti quell’uomo, che lo fa per riuscire a raccontare dal di dentro, in quanto giornalista, mondi spesso sepolti e conosciuti solo per stereotipi.</p>
<p>Ed è proprio a <strong>Hartmut</strong> che l’autore del libro affida una frase che si trova a pag. 359: <strong>“Le mafie sono un problema secondario, fenomeni riconducibili ad una tipica società capitalistica. Combatterle è inutile perché, non appena hai bonificato il terreno, immediatamente la malapianta rinasce. Bisogna curare l’organismo, fertilizzarlo a dovere, per prevenire che possano nascere cellule dannose e devianti”.</strong></p>
<p>Passaggi simili sono importanti perché rendono il filo del racconto, i dialoghi e il contesto del romanzo scevri o comunque poco vicini a certa retorica che vuole i buoni e i cattivi separati in modo manicheo. Fanno da sfondo alla narrazione paesaggi di lotta popolare e politica degli anni ‘70, anche perché una delle protagoniste che torna spesso nella memoria di Frank, è la madre Elke, anch’essa giornalista di inchiesta e militante nei movimenti di lotta anche armata della Germania degli anni ‘70. Il libro ha una sua vivacità, anche perché Pollina spesso passa da una scena all’altra senza spazi bianchi; <strong>in questo rivela una certa freschezza di stile, uscendo dai canoni.</strong></p>
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		<title>Marco Masciovecchio: &#8220;Ciò che resta e ciò che va via&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-masciovecchio-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 01:29:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Intervista di Martino Ciano. In copertina una foto di Marco Masciovecchio Dell&#8217;autore romano Marco Masciovecchio ho subito apprezzato la schiettezza. La sua raccolta poetica, dal titolo &#8220;Poco più di niente&#8221;, edita da Ensemble, mi è apparsa come una lucida testimonianza che giunge dal passato per porre domande a chi guarda &#8220;solo al futuro&#8221;. In un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-masciovecchio-ciano/">Marco Masciovecchio: &#8220;Ciò che resta e ciò che va via&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista di Martino Ciano. In copertina una foto di Marco Masciovecchio</strong></p>
<p>Dell&#8217;autore romano Marco Masciovecchio ho subito apprezzato la schiettezza. La sua raccolta poetica, dal titolo <a href="https://www.borderliber.it/poco-piu-di-niente-recensione-masciovecchio/">&#8220;Poco più di niente&#8221;</a>, edita da Ensemble, mi è apparsa come una lucida testimonianza che giunge dal passato per porre domande a chi guarda &#8220;solo al futuro&#8221;. In un vortice di riflessioni, in cui ogni verso &#8220;racconta e cattura&#8221;, ho preparato quattro domande per lui.</p>
<h4><strong>Di una poesia meglio non dire troppo, eppure tu accompagni il lettore in un vissuto che ha già detto tutto. A lui quali conclusioni lasci?</strong></h4>
<p>Non c’è, in ciò che scrivo, l’ambizione di offrire conclusioni precostituite o risposte che, tra l’altro, non ho. Spererei, piuttosto, che il lettore abbia uno spunto di riflessione da cui partire. Mi piacerebbe che suscitasse domande più che risposte. Poi il “viaggio” è individuale, è personale<strong>.</strong> Le parole possono evocare immagini, suggestioni, ricordi e da qui l’accesso a diverse opportunità di decodificazione, di ipotesi…</p>
<h4><strong>Poco più di niente, eppure, se si vive intensamente, ogni momento può diventare ingombrante. Pensi che la poesia sia un ottimo disinfettante?</strong></h4>
<p>La poesia non sterilizza, non depura, non decontamina. Forse, è un cammino per incontrare la realtà in una sorta di procedimento dinamico che va dal dentro al fuori e viceversa. È un tentativo di ricerca di senso, anche se provvisorio.</p>
<h4><strong>Fuggiamo da noi stessi e dai nostri ricordi, eppure senza radici e senza memoria non potremmo avere né &#8220;una identità apparente&#8221; né &#8220;una esperienza salvifica&#8221;. Ecco, a te quel poco che è rimasto basta per scrivere versi?</strong></h4>
<p>Fuggire non salva, non ci mette al riparo da noi stessi e dal vivere. È, al contrario, nella memoria, nelle radici che dobbiamo indagare per ritrovare quella “linfa” che può renderci unici e autentici. Fuggire dai ricordi, perché potrebbero darci dolore o riaprire ferite non sana, non cicatrizza, non libera. Riandare per tornare offre, forse, la possibilità di recuperare ciò che è ferito ed abbracciarlo.</p>
<h4><strong>La borgata, la droga, l&#8217;emarginazione, la lotta politica e l&#8217;amore? Tocchi tutti questi temi, ma con impeto. Denunci e istighi, appari come un uomo del secolo scorso, ma i problemi sono sempre gli stessi. Che ne facciamo quindi degli uomini di oggi?</strong></h4>
<p>Impeto sì, ma non è certamente quello dello scandalo. Denuncia? Forse. Ma figli della medesima urgenza: il bisogno di salvezza. In realtà, le storie che racconto fanno parte di una storia che si ripete da sempre, Arriva sempre il momento in cui, inevitabilmente, ci accorgiamo che c’è qualcosa di irrisolto che ha ancora bisogno di domande. Che ne facciamo dell’uomo di oggi mi chiedi… Così come quello di ieri e di domani spero continui a “guardare le stelle” e a porsi domande.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-masciovecchio-ciano/">Marco Masciovecchio: &#8220;Ciò che resta e ciò che va via&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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