<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Interviste Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/interviste/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/interviste/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Sat, 12 Jul 2025 10:28:33 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Emanuela Cocco: &#8220;La letteratura? Una faccenda seria&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/emanuela-cocco-letteratura-intervista-zumpano-connessioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jul 2025 22:01:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cocco]]></category>
		<category><![CDATA[Connessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Editor]]></category>
		<category><![CDATA[Fumetti]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
		<category><![CDATA[Zumpano]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14737</guid>

					<description><![CDATA[<p>Continuano le collaborazioni con il Centro culturale Connessioni. La direttrice Elisa Zumpano ha intervistato la scrittrice ed editor romana Emanuela Cocco C&#8217;è un genere letterario che ha segnato il tuo destino di lettrice? E uno che più degli altri ti ha reso la scrittrice che sei? In realtà non c&#8217;è un genere vero e proprio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/emanuela-cocco-letteratura-intervista-zumpano-connessioni/">Emanuela Cocco: &#8220;La letteratura? Una faccenda seria&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Continuano le collaborazioni con il <a href="https://www.centroculturaleconnessioni.it/">Centro culturale Connessioni</a>. La direttrice Elisa Zumpano ha intervistato la scrittrice ed editor romana Emanuela Cocco</strong></p>
<p><strong>C&#8217;è un genere letterario che ha segnato il tuo destino di lettrice? E uno che più degli altri ti ha reso la scrittrice che sei?</strong></p>
<p>In realtà non c&#8217;è un genere vero e proprio che mi ha spinto a leggere. Mia madre è sempre stata una lettrice accanita e quindi io avevo molti libri a casa. Le mie prime letture, quando ero veramente piccola piccola, sono state i fumetti argentini dell&#8217; Eura Editoriale, avevo Lancio Story, Skorpio sempre a casa, e poi alle elementari, ecco, questo forse mi ha condizionato, mia madre mi regalò un romanzo di Wallace, un romanzo giallo e una raccolta di romanzi gialli.<br />
Vedevo sempre in un ripiano alto della libreria anche una raccolta di John Dickson Carr ed ero molto attratta da questo genere di storie, storie nelle quali c&#8217;erano omicidi, morte, terrore. Vedendo alla TV Alfred Hitchcock presenta andai a cercare subito le raccolte di racconti curate da lui, tutto quello che riuscivo a trovare. Questo fu un inizio, molto presto però accompagnai la mia passione per il giallo e per l&#8217;horror alla lettura dei classici. Avevo proprio l’idea di volermi formare da sola nell&#8217;ambito della letteratura e quindi iniziai a leggere veramente di tutto, narrativa ma anche poesia. Da sempre ho letto molta poesia, anche se non ne scrivo, e ricordo per esempio la fascinazione, per citare qualche titolo, dell&#8217;<em>Antologia di Spoon River</em> di Edgar Lee Master, e poi tutti i poeti italiani del Novecento, prediligevo Zanzotto, Pagliarani, ma anche i crepuscolari, in particolare Corrado Govoni e Gian Pietro Lucini, Clemente Rebora mi ha sempre molto influenzato.</p>
<p>Io ho studiato sceneggiatura di fumetto, mi sono diplomata in Sceneggiatura per fumetto alla Scuola Internazionale dei Comics; quindi, ho letto anche molto fumetto indipendente e non, tante serie, e ovviamente Sandman di Neil Gaiman.</p>
<p>In varie fasi della mia vita ho cambiato modo di scrivere e forma della scrittura, a un certo punto ho abbracciato la drammaturgia come autrice, oltre che come lettrice, e ho avuto il colpo di fulmine per tantissimi autori. Di Ibsen ho letto veramente tutto, e poi però anche Beckett, e Pinter sono stati grandi passioni. E poi una grande, grandissima influenza l’ha avuta su di me l&#8217;ermeneutica cinematografica, e quindi un’attenzione specifica per le analisi dei film.<br />
La narrativa però, la lettura di romanzi e di racconti, mi ha costantemente accompagnato e ho avuto sempre una venerazione per Čechov, per Thomas Mann, per Dostoevskij ovviamente, ma in particolare per Alfred Döblin, il mio romanzo feticcio è Berlin Alexanderplatz.</p>
<p><strong>Mi interessa molto il tuo rapporto con il fumetto, credi che ti abbia fornito delle coordinate per costruire il modo in cui giochi con la spazialità e la temporalità in Trofeo?</strong></p>
<p>La risposta in breve è assolutamente sì, perché il fumetto ti obbliga a fare regia della tua storia, a ragionare sui dettagli, a capire come le immagini posizionate in un punto o in un altro creano un effetto diverso nel lettore. Per esempio, se stai lavorando su due tavole e devi preparare una sorta di colpo di scena, è automatico che lo metterai alla fine, nella parte destra della tavola, o anzi, nella parte destra della seconda tavola tu metterai un qualcosa, una specie di teaser che ti obbliga poi a girare pagina.</p>
<p>Inoltre, ovviamente, il fumetto ti indica come giostrare bene le scale dei piani, come avvicinarti, allontanarti dai personaggi, quanto è importante che, anche se non inquadri qualcosa, magari con una battuta di dialogo tu attivi quello spazio non inquadrato, e quanto poi devi fare anche attenzione all&#8217;economia narrativa, a quello che è importante, quanto devi fare attenzione a non essere didascalico, perché appunto tu non devi usare le didascalie per raccontare quello che già si vede, ma le puoi usare con un intento espressivo.</p>
<p>Uno dei miei fumetti preferiti è Sandman, e quindi ovviamente non stiamo parlando di un fumetto che si organizza su una narrazione completamente piana e regolare utilizzando la classica gabbia di Bonelli, però se cerchiamo per esempio un fumetto come Julia, edito da Bonelli, scritto da Giancarlo Berardi, è ovvio che stiamo in una narrazione classica che però fa un uso formidabile dell&#8217;economia narrativa, quindi riesce a condensare una trama gialla, a volte anche abbastanza complicata, in circa 96 tavole, quindi il fumetto mi ha insegnato tantissimo.</p>
<p><strong>A proposito di economia narrativa, nei tuoi romanzi usi le parole come i samurai usano la spada, con un calma armonica e feroce, quanto <em>labor limae</em> richiede un tale controllo?</strong></p>
<p>Per quello che riguarda il lavoro sulla lingua, sulle frasi, oltre che il fumetto credo che un&#8217;influenza importante l&#8217;abbia avuta la mia passione per il cinema e per l&#8217;ermeneutica cinematografica, perché quando analizzi un film e inizi a interpretarlo non puoi semplicemente basarti sulla totalità del film, ma devi andare avanti e indietro e soffermarti sull&#8217;analisi, a volte della sequenza, della scena, ma poi a volte anche soltanto della composizione della scena, quindi devi andare sempre più nel dettaglio, a volte anche nell&#8217;analisi del singolo frammento, Raymond Bellour analizzava i film e indagava i frame. Allora lì ho capito quanto ogni singolo elemento contribuisse a quello che sarebbe stato poi il tutto, e la mia passione per l&#8217;analisi mi ha portato proprio a valutare anche l&#8217;effetto che hanno le parole e le frasi a seconda del modo in cui vengono assemblate, vengono fatte muovere nel testo, quindi per me scrivere e montare un testo è proprio ragionare sull&#8217;immagine che questo testo crea, su come si muove quest&#8217;immagine, com&#8217;è inquadrata, se la macchina è ferma, la macchina si muove, la macchina è molto vicina. La macchina sono io, è la mia scrittura, con le immagini prodotte dalla mia scrittura penso a quale effetto voglio provocare nel lettore. Questo mi ha portato per forza a lavorare sulle frasi come se stessi componendo delle immagini in movimento, quindi come se stessi girando la mia storia, e questo secondo me ha contribuito a farmi esercitare un controllo sicuro sulla mia scrittura, verso la ricerca della sensazione vivida della parola che si agita nel testo.</p>
<p><strong>Come lettori capita a volte di rileggere libri a distanza di tempo e di renderci conto di non amarli più come una volta, interi capoversi sottolineati anni prima che nel presente non ci parlano più, o al contrario ci scopriamo attratti da ciò che ci respingeva. Come autrice cosa provi quando ti rileggi a distanza di tempo? Ti riconosci? O sfuggi a te stessa?</strong></p>
<p>Qui non mi dilungherò tanto, devo dire che io non ho scritto tantissimo, non sono una grafomane, ho scritto testi teatrali di cui ero sicura e quando li rileggo ne vado orgogliosa, ho scritto pochi racconti e ho congedato solo i racconti di cui ero contenta. Il mio romanzo d&#8217;esordio risale a diversi anni fa e prima di scrivere qualcos&#8217;altro, e prima di scrivere Trofeo, che è una novella, e di scrivere i due romanzi a cui sto lavorando adesso, uno che uscirà il prossimo anno e un altro che è in cantiere, ci ho messo così tanto tempo che quando mi leggo noto i cambiamenti della mia scrittura, però mi riconosco. Non ho mai scritto con l&#8217;ansia di dire adesso devo scrivere, devo pubblicare, quindi li ho ragionati così tanto, pensati e fatti crescere nella mia immaginazione, che sì mi riconosco completamente nei miei romanzi, se rileggo il mio romanzo d&#8217;esordio mi riconosco tantissimo, mi vedo in quella scrittura e penso che è proprio la mia.</p>
<p><strong>Oltre a scrivere fai l&#8217;editor e tieni corsi di scrittura, queste attività si influenzano a vicenda? E come?</strong></p>
<p>Devo dire che il fatto di scrivere mi ha aiutato tantissimo come editor, perché secondo me l&#8217;editor non è solo la persona che interviene nel testo e ti dice qui non va, non mi piace, ma è anche la persona che un po&#8217; ti guida e ti offre delle possibilità, ti fa ragionare, ti fa muovere il punto di vista e ti dice guarda: l&#8217;effetto che le tue parole provocano nel lettore è questo. Quando edito indago sull’effetto che l’autore vorrebbe procurare nel lettore, poi magari provo a dare delle vie percorribili all&#8217;autore per lavorare in quella direzione. Insegnare scrittura è bellissimo, non faccio mai lo stesso tipo di lezioni, non mi metto a fare lezioni leggendo dai manuali di scrittura, ma le penso tantissimo, le mie lezioni le preparo, le scrivo, sono concetti che vengono principalmente da me, parto dagli studi di teoria della letteratura ovviamente, da tante cose che ho studiato di critica letteraria, da testi che ho letto, dopodiché però su questi testi io faccio analisi e quindi metto alla prova le strategie che ho individuato, faccio domande al testo e provo a rispondere. Nei miei laboratori di scrittura, quindi, insegno ma continuo sempre a studiare cose nuove e questo sicuramente mi rende una scrittrice più consapevole di quello che fa, poi l&#8217;effetto non sta a me dirlo, però di sicuro se faccio una cosa non la faccio in modo casuale e se voglio riprodurla o deformarla so cosa devo fare, lo studio mi ha regalato la libertà sula pagina di potermi muovere come voglio. Lavoro con molti autori come editor e sono in contatto continuo con scritture diverse questo unito al fatto che insegno scrittura mi rende sicuramente una scrittrice migliore, mi fa pensare sempre alla letteratura, che poi è un po&#8217; il mio interesse specifico insieme alla musica, al cinema.</p>
<p><strong>E da editor mi diresti in quale tranello lo scrittore non deve cadere? Quale peccato non deve mai commettere verso il lettore?</strong></p>
<p>Questa del tranello è una bellissima domanda e io direi che uno dei tranelli in cui non deve cadere è quello di voler sommergere il lettore con tutta la storia, con tutte le informazioni che lui ha accumulato, con tutto quello che lui sa sulla storia e quindi io consiglio sempre all&#8217;autore di parcellizzare, di creare uno spazio anche abbastanza libero nel testo perché il lettore possa muoverci dentro, uno spazio della percezione percorribile dal lettore.</p>
<p>Questo è il primo tranello, quindi se tu sai tutto e sai troppo non devi gettare tutta questa tua consapevolezza addosso al lettore in maniera violenta, ma devi in qualche modo fare in modo che il lettore desideri avere questa consapevolezza, devi fare in modo anche che fatichi per averla, che soffra insieme a te nel percorrere la storia a fianco del narratore e dei protagonisti della storia. Quindi proprio il contrario, che dargli il fagotto già pronto con tutte le informazioni, con tutta la storia per gettarglielo addosso appena cominciata. Un altro errore che secondo me non deve fare l’autore è credere che il lettore sia incompetente rispetto al suo testo e quindi non deve cadere nella tentazione di spiegargli tutto, di raccontargli nei minimi dettagli le implicazioni delle cose, perché capire le implicazioni dei fatti e delle cose che avvengono all&#8217;interno della storia è un po&#8217; il gusto di leggere, è un lavoro bello e gratificante per il lettore, una fatica che il lettore desidera fare, è una sorta di sfida che lui vuole affrontare.</p>
<p>Quindi lo scrittore che dà per scontato che il lettore sia un idiota, al quale va spiegato tutto di fatto uccide la sua storia.</p>
<p><strong>Torniamo al filo rosso dell’intervista, il tuo amore per la letteratura, la narrativa e la lettura. Dimmi in una frase come la letteratura sta alla narrativa italiana contemporanea e se, rubando il termine ad eco, ti consideri più apocalittica o integrata?</strong></p>
<p>Per quanto riguarda la letteratura, la narrativa contemporanea, tu sai che io ho iniziato questa video rassegna che si chiama proprio Contemporanei, e vengo proprio da tre giorni bellissimi di presenza al Flip, al Festival di Pomigliano d&#8217;Arco, e lì c&#8217;è stato un incontro chiamato proprio Contemporanei, un spazio oasi, mi ha invitato Alfredo Zucchi a partecipare, eravamo io, Alfredo Zucchi e Luciano Funetta, abbiamo parlato di tante cose relative alla letteratura dei Contemporanei, in particolare del segno di Cortázar a come è importante scoprirsi, leggersi, lavorare sui propri testi, lavorare con la mente, con un atto interpretativo profondo sui testi degli altri. Io credo che la narrativa contemporanea italiana possa fare rima con la letteratura, in alcuni casi purché si addica completamente alla voglia di costruire un linguaggio, di pensare un discorso che non sia soltanto un prodotto editoriale. Ci sono autori neanche pubblicati o pubblicati con case editrici molto piccole che fanno a tutti gli effetti letteratura e sta a ognuno di noi assumersi il rischio di considerare la propria letteratura, di leggerla con la stessa serietà con la quale leggeremo i capolavori già canonizzati della letteratura italiana e non solo, e sta a noi trovare lo spirito critico, il rigore per capire quando siamo davanti a letteratura e quando siamo davanti a qualcosa che non vale niente, senza delegare questo nostro paese per forza al critico, a una sorta di conta delle recensioni, alla rassegna stampa. Quindi la mia risposta è sì, la narrativa contemporanea in alcuni casi è letteratura e in altri ovviamente no, non lo è.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Emanuela Cocco?</strong></h4>
<p>Emanuela Cocco è autrice ed editor. Ha fondato e dirige Scrivere di notte. Ha scritto per il teatro e per la televisione, come autrice e come critica. Ha pubblicato racconti e saggi di analisi letteraria su varie riviste e raccolte. È stata lettrice del <em>Premio Italo Calvino</em>. Ha fatto parte della giuria del contest letterario di TOHorror 2024. Ha insegnato scrittura creativa per la Scuola Macondo, editing e scrittura per minimum lab – i corsi di minimum fax, sceneggiatura per l’associazione Laputa in collaborazione con l’università LUMSA. É tra i fondatori di Terra di nessuno, spazio di critica della drammaturgia, e di Degrado rivista, per la quale cura le rubriche Nightcall e Congetture su Jakob. Ha diretto la collana di letteratura sinistra Trema (Edizioni Arcoiris). <em>Tu che eri ogni ragazza</em> (Wojtek) è il suo primo romanzo, <em>Trofeo</em> (Zona42) la sua ultima storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/emanuela-cocco-letteratura-intervista-zumpano-connessioni/">Emanuela Cocco: &#8220;La letteratura? Una faccenda seria&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14737</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Pino Santarelli: i comunisti romani si raccontano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/roma-comunismo-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Aug 2024 02:41:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bolognina]]></category>
		<category><![CDATA[Bordeaux Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[comunismo]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Muro di Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Pino Santarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Santarelli]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10480</guid>

					<description><![CDATA[<p>Andrea Mancini ha intervistato Pino Santarelli, autore del libro &#8220;Io c&#8217;ero. Dal Luglio ‘60 al crollo del Muro: i comunisti romani si raccontano&#8221;, edito da Bordeaux edizioni nell&#8217;aprile del 2023 Scritto in forma di intervista/testimonianza, il suo libro si pone come un lungo dialogo con la Storia. L’idea, come racconta, è nata in seguito al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/roma-comunismo-libro/">Pino Santarelli: i comunisti romani si raccontano</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Andrea Mancini ha intervistato Pino Santarelli, autore del libro &#8220;Io c&#8217;ero. Dal Luglio ‘60 al crollo del Muro: i comunisti romani si raccontano&#8221;, edito da Bordeaux edizioni nell&#8217;aprile del 2023</strong></p>
<h4>Scritto in forma di intervista/testimonianza, il suo libro si pone come un lungo dialogo con la Storia. L’idea, come racconta, è nata in seguito al ritrovamento di una lista, ma come è andata sviluppandosi in seguito?</h4>
<p>Nella lista c’erano 65 nomi, era l’elenco dei nomi proposti al congresso della <strong>Fgci di Roma</strong> (luglio 1965, teatro Frentani ) per il nuovo comitato federale. Alcuni fra loro avevano fatto carriere importanti nei vari settori professionali, ossia come giornalisti, scrittori, professori universitari ecc. Con molti di loro nel corso di tutti questi anni ho seguitato ad avere rapporti per reciproco impegno politico, a volte per ragioni di parentela. Con altri, essendo diventati personaggi pubblici, pur non frequentandoli, li seguivo nelle loro attività. Una ventina di loro erano morti, di altri avevo perso ogni traccia; non sapevo più nulla, perciò mi sono messo sulle tracce di quelli con cui avevo rapporti e, man mano, con una specie di <strong>catena di Sant’Antonio</strong>, sono riuscito a rintracciarli quasi tutti</p>
<h4>A ben vedere, &#8220;Io c’ero&#8221; è un libro che lavora sulla memoria, su quegli spazi che la cronaca lascia vuoti. In questo senso, il suo è un lavoro di ricostruzione collettiva, in cui le domande e le risposte si integrano. Come è stato ritrovare i vecchi compagni, dar vita insieme a loro a questo percorso?</h4>
<p>Ma guarda questo è stato l’aspetto più gradevole dell’intero lavoro; è stato incredibile. Man mano che rintracciavo i compagni, li chiamavo al telefono. <strong>Era tempo del Covid</strong> e quindi si comunicava solo con il telefono o con il computer, immediatamente si ristabilivano confidenze, gerghi, amicizia e divertimento, anche se con alcuni erano più di cinquanta anni che non ci parlavo o non ci vedevamo. Veramente una bella esperienza.</p>
<h4>E i suoi ricordi? In chiusura di testo lei ci lascia una testimonianza, ma è stato difficile frugare nella sua memoria?</h4>
<p>All’inizio sì, poi man mano rimettevo in ordine tutti i fili della memoria. Li ho rivissuti con grande emozione a volte con commozione ed alcune volte con dolore.</p>
<h3>Dalla quarta di copertina del libro di Pino Santarelli</h3>
<p>Per molti comunisti la militanza è stata un’esperienza ad altissima intensità sociale ed emotiva, nonché un momento fondamentale nella loro formazione pubblica e personale. Attraverso interviste e dialoghi con i protagonisti della lunga stagione della sinistra romana, Pino Santarelli ripercorre cinquant’anni di storia politica della Capitale. Dai fatti di Porta San Paolo alla grande mobilitazione sessantottina, dal crollo del Muro alla svolta della Bolognina: successi, sconfitte, speranze e disincanti che hanno segnato la lunga storia rossa di Roma. Un’occasione per riannodare fili rimasti sospesi, riscoprire episodi poco noti e soprattutto provare a rispondere alla più difficile delle domande: chi può dirsi ancora oggi comunista?</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/roma-comunismo-libro/">Pino Santarelli: i comunisti romani si raccontano</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10480</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Giuseppe Modica: Rotte mediterranee e visione circolare</title>
		<link>https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2024 03:51:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Mari]]></category>
		<category><![CDATA[Metafisica]]></category>
		<category><![CDATA[Modica]]></category>
		<category><![CDATA[Pittura]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10224</guid>

					<description><![CDATA[<p>Intervista di Antonio Mari a Giuseppe Modica. Le foto contenute in questo articolo sono state fornite dall&#8217;autore dell&#8217;intervista Giuseppe Modica è nato a Mazara del Vallo, nel 1953, ed è tra i principali esponenti della pittura metafisica italiana del secondo Novecento. La sua ultima personale Rotte mediterranee e visione circolare, è ospitata nella splendida Casa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/">Giuseppe Modica: Rotte mediterranee e visione circolare</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Intervista di Antonio Mari a Giuseppe Modica. Le foto contenute in questo articolo sono state fornite dall&#8217;autore dell&#8217;intervista</strong></p>
<p>Giuseppe Modica è nato a Mazara del Vallo, nel 1953, ed è tra i principali esponenti della pittura metafisica italiana del secondo Novecento.</p>
<h4>La sua ultima personale Rotte mediterranee e visione circolare, è ospitata nella splendida Casa Museo Hendrik Andersen, un luogo che sembra disporsi anche fisicamente a riprodurre quella circolarità evocata dal titolo.</h4>
<p>Sì, è vero che e lo spazio del primo piano del museo Andersen che ospita la mia mostra ha un&#8217;articolazione che è congeniale per cogliere quella circolarità della visione che è nei dipinti. È un dialogo molto funzionale tra le opere e l&#8217;ambiente di fruizione. È come se le opere fossero state dipinte pensando al luogo di fruizione ed invece è un incontro che casualmente si è rivelato ottimale.</p>
<h4>Il Mediterraneo è il grande fuoco di questa mostra e di conseguenza, della sua pittura. Un mare che è vita e destino, minato dall&#8217;azione umana in termini di cupidigia e crudeltà, come mostra la tragedia dei migranti e il continuo flusso armato delle navi da guerra che lei immortala nelle sue tele. E poi c&#8217;è la questione ambientale, così attuale. Cosa può dirci in merito?</h4>
<p>Il Mediterraneo, grande fuoco di questa mostra, è inevitabilmente una “cartina al tornasole” di quelle che sono le vicende, anche tragiche, del nostro tempo. E certamente oltre la bellezza, la trasparenza della luce e dell&#8217;aria, fra le righe, ci stanno in alcuni quadri i segnali di inquietanti vicende irrisolte che allarmano le nostre coscienze e la nostra società. Questi segnali che entrano nella pittura sono relativi al tempo che viviamo e l&#8217;occhio e la coscienza di chi fa arte non può eluderli. Sono solo una testimonianza più o meno visibile che non può certo incidere sulla realtà delle cose, anche perché il lavoro di un pittore rimane dentro la specificità di un linguaggio che contempla dei valori poetici di forma-colore-luce. Non è un lavoro di denuncia diretta che, come quello dei giornalisti, dei reporter o dei registi, può avere un impatto rimarchevole sul piano della comunicazione.</p>
<h4>La luce è un&#8217;altra caratteristica della sua pittura, tanto che Maurizio Fagiolo diceva che “è il vero soggetto della sua pittura”: una luce tenue, fissa e mobile al tempo stesso. Mi piacerebbe sapere com&#8217;è arrivato a definirla e metterla a punto?</h4>
<p>“Una luce che dà l’illusione di mutare, di star mutando” ebbe a dire Leonardo Sciascia in una recensione di una mia mostra del 1986 sul Corriere della Sera. Penso che questa mutevolezza, trasparenza e variazione interna della luce sia dovuta alla lenta elaborazione che è insita nella mia opera pittorica. Il tempo lungo e sedimentato è testimone di una processualità esecutiva che registra vari momenti che si sommano e si sovrappongono: vari toni e velature calde e fredde creano una continua correlazione, instaurando un richiamo magnetico e quindi la sensazione del movimento e del cambiamento.</p>
<h4>Anche lo specchio è una costante della sua produzione. Una sorta di soglia che svela l&#8217;inganno, o mostra il confine sottile tra realtà e rappresentazione. Nel raccontare il Mediterraneo con le sue contraddizioni assume un valore particolare?</h4>
<p>Ho detto più volte che la pittura è come lo specchio in quanto incarna in sé superficie e profondità. Nello specchio abbiamo il piano lastra di superficie sulla quale si riflettono lo spazio e l&#8217;ambiente, e la stessa cosa accade per la pittura che compenetra e connette sincreticamente lo spazio tattile bidimensionale della superficie della tela con la profondità illusoria evocata o rappresentata. Il mare, ed in questo caso il Mediterraneo, è anch&#8217;esso uno specchio. Specchio della realtà, delle contraddizioni e delle inquietudini del nostro tempo che coniuga nel contempo bellezza e tragedia.</p>
<h3 style="text-align: center;">Alcuni dipinti di Giuseppe Modica<br />
(cliccando sul quadro si aprirà singolarmente)</h3>

<a href='https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/giuseppe-modica-rifrazione-atelier-2020-olio-su-tela-cm-150x110-copia/'><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Rifrazione.-Atelier-2020-olio-su-tela-cm-150x110-Copia.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Rifrazione.-Atelier-2020-olio-su-tela-cm-150x110-Copia.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Rifrazione.-Atelier-2020-olio-su-tela-cm-150x110-Copia.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Rifrazione.-Atelier-2020-olio-su-tela-cm-150x110-Copia.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Rifrazione.-Atelier-2020-olio-su-tela-cm-150x110-Copia.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/giuseppe-modica-oltre-lorizzonte-2021-olio-su-tavola-cm-55x45/'><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Oltre-lorizzonte-2021-olio-su-tavola-cm-55x45-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Oltre-lorizzonte-2021-olio-su-tavola-cm-55x45-1.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Oltre-lorizzonte-2021-olio-su-tavola-cm-55x45-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Oltre-lorizzonte-2021-olio-su-tavola-cm-55x45-1.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Oltre-lorizzonte-2021-olio-su-tavola-cm-55x45-1.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/giuseppe-modica-melanconia-e-mediterraneo-visione-circolare-2017-olio-su-tavola-cm-160x120-copia/'><img decoding="async" width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Melanconia-e-Mediterraneo-visione-circolare-2017-olio-su-tavola-cm-160x120-Copia.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Melanconia-e-Mediterraneo-visione-circolare-2017-olio-su-tavola-cm-160x120-Copia.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Melanconia-e-Mediterraneo-visione-circolare-2017-olio-su-tavola-cm-160x120-Copia.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Melanconia-e-Mediterraneo-visione-circolare-2017-olio-su-tavola-cm-160x120-Copia.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Melanconia-e-Mediterraneo-visione-circolare-2017-olio-su-tavola-cm-160x120-Copia.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/giuseppe-modica-alternanza-luce-buio-2024-trittico-olio-su-tela-cm-30x90/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Alternanza-Luce-Buio-2024-trittico-olio-su-tela-cm-30x90-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Alternanza-Luce-Buio-2024-trittico-olio-su-tela-cm-30x90-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Alternanza-Luce-Buio-2024-trittico-olio-su-tela-cm-30x90-1.jpg?zoom=2&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Alternanza-Luce-Buio-2024-trittico-olio-su-tela-cm-30x90-1.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/giuseppe-modica-sguardo-a-distanza-transito-di-navi-2023-acrilico-su-tela-polittico-cm-150x150/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Sguardo-a-distanza-transito-di-navi-2023-acrilico-su-tela-polittico-cm-150x150-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Sguardo-a-distanza-transito-di-navi-2023-acrilico-su-tela-polittico-cm-150x150-1.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Sguardo-a-distanza-transito-di-navi-2023-acrilico-su-tela-polittico-cm-150x150-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Sguardo-a-distanza-transito-di-navi-2023-acrilico-su-tela-polittico-cm-150x150-1.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Sguardo-a-distanza-transito-di-navi-2023-acrilico-su-tela-polittico-cm-150x150-1.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>
<a href='https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/giuseppe-modica-fiat-pax-2022-olio-su-tela-cm-150x10/'><img loading="lazy" decoding="async" width="150" height="150" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Fiat-Pax-2022-olio-su-tela-cm-150x10-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1" class="attachment-thumbnail size-thumbnail" alt="" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Fiat-Pax-2022-olio-su-tela-cm-150x10-1.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Fiat-Pax-2022-olio-su-tela-cm-150x10-1.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Fiat-Pax-2022-olio-su-tela-cm-150x10-1.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/07/Giuseppe-Modica-Fiat-Pax-2022-olio-su-tela-cm-150x10-1.jpg?zoom=3&amp;resize=150%2C150&amp;ssl=1 450w" sizes="(max-width: 150px) 100vw, 150px" /></a>

<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/modica-pittore-intervista/">Giuseppe Modica: Rotte mediterranee e visione circolare</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10224</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Intervista a Vacca: &#8220;Disincanto, scandalo e bestemmie&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/libro-bestemmie-vacca-intervista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Nov 2023 01:58:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bestemmia]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Saya editore]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Celan]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Scandalo]]></category>
		<category><![CDATA[versi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8298</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;intervista a Nicola Vacca è stata realizzata da Martino Ciano Uscirà tra qualche settimana per Marco Saya editore. Il titolo fa già presagire una raccolta tagliente, composta da versi che feriscono. &#8220;Libro delle bestemmie&#8221; di Nicola Vacca è pronto e noi abbiamo voluto porre qualche domanda al critico letterario, ideatore del blog Zona di Disagio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/libro-bestemmie-vacca-intervista/">Intervista a Vacca: &#8220;Disincanto, scandalo e bestemmie&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;intervista a Nicola Vacca è stata realizzata da Martino Ciano</strong></p>
<p>Uscirà tra qualche settimana per Marco Saya editore. Il titolo fa già presagire una raccolta tagliente, composta da versi che feriscono. &#8220;Libro delle bestemmie&#8221; di Nicola Vacca è pronto e noi abbiamo voluto porre qualche domanda al critico letterario, ideatore del blog Zona di Disagio e poeta pugliese.</p>
<h4><strong>Cos&#8217;è una bestemmia e quando diventa poesia?</strong></h4>
<p>Per quanto mi riguarda la bestemmia è un mondo irriverente di pronunciare una parola estrema. <strong>Una via di mezzo tra l’imprecazione e il vaneggiamento, senza preoccuparsi mai di disturbare chi legge</strong>. Ho provato in questo nuovo libro a bestemmiare con la poesia, cercando con le parole un affondo da scagliare contro le ipocrisie, le convenzioni e soprattutto contro i conformismi della ragione e della fede che limitano sempre la nostra idea di libertà. Sicuramente qualcuno si sentirà offeso, leggendo <strong>Libro delle bestemmie,</strong> ma me ne infischio. Quello che per me conta è non tradire il mio modo di scrivere e di dire le cose, soprattutto di scrivere quello che veramente penso. Questo è la bestemmia: s<strong>crivere senza inibizioni quello che veramente si pensa</strong>. È proprio in questo momento che la bestemmia diventa poesia. Come scrive <strong>Paul Celan,</strong> <em>non è la poesia scandalistica lo scandalo. La poesia è lo scandalo.</em> Oggi più che mai abbiamo bisogno di essere scandalizzati, perché solo così potremo svegliare le nostre coscienze e aprire gli occhi sul mondo che stiamo devastando, perché non abbiamo il coraggio di essere sinceri e apocalittici davanti alle macerie. Mi piace pensare a <strong>Libro delle bestemmie</strong> come a un breviario laico e eretico: <strong>Cesare Pavese</strong> ne <strong>Il mestiere di vivere</strong> scrive che ogni bestemmia è un colpo di martello sui chiodi della croce. In queste pagine il martello non smette mai di battere.</p>
<h4><strong>Il mondo come si digerisce?</strong></h4>
<p>Il mondo non va digerito, il mondo va sempre diffamato, attraversando le sue malvagie contraddizioni. <strong>Scrivo sempre in disarmonia con la mia epoca.</strong> La mia poesia prima di tutto è una diffamazione del tempo in cui vivo. Nei miei versi mi indigno senza remore contro la mia epoca, senza mai rinunciare a attraversarne i dissidi e i disagi. <strong>Vivo, scrivo e accetto la mia personale caduta nel tempo</strong> con gli occhi lucidi di un pessimismo che mi fa sempre restare umano.</p>
<h4><strong>La mattanza dell&#8217;incanto, la luce nera e la bestemmia. Traccia un percorso tra queste tue opere. La mia prima sensazione è stata il disincanto&#8230;</strong></h4>
<p>Il disincanto, hai perfettamente ragione. <strong>Non riuscirei a scrivere niente senza la lucida visione che mi offre il disincanto.</strong> È il mio modo di vedere le cose, l’unico che conosca per essere consapevole davanti alla coscienza. È il modo che mi permette di essere vigile nella scrittura e nella vita, che mi permette di parare i colpi degli illusionisti e degli utopisti <strong>che, con la loro miopia ottimista, ci vogliono sempre far sbandare </strong><strong><em>da nessuna parte</em></strong><strong> dove trionfa il vero nichilismo</strong>, quello delle illusioni.</p>
<h4><strong>Poeti di ieri e poeti di oggi. Cosa rimpiangi del Novecento e non solo?</strong></h4>
<p>C’è un <strong>Novecento</strong> da cui abbiamo ancora molto da imparare. Ed è proprio questo che mi manca. <strong>Il Novecento degli scrittori liberi e irregolari, che hanno deciso di appartenere alla propria coscienza e difendere la libertà a prescindere dalle ideologie.</strong> Questo è il Novecento cui da anni dedico i miei studi e i miei libri. Infatti, dopo <strong>Sguardi dal Novecento</strong>, pubblicato nel 2014, sempre per <strong>Galaad</strong> uscirà presto <strong>Mi manca il Novecento</strong>, in cui ancora una volta darò conto delle mie infatuazioni letterarie parlando con ammirazione di quelle figure intellettuali che nel secolo scorso sono state splendidamente capaci di restare integre, sempre fedeli a se stesse negli anni bui delle idee assassine e totalitarie. <strong>Il Novecento eretico degli irregolari</strong>, questo è il Novecento che mi manca, proprio come una bestemmia da pronunciare a cuore aperto. E che bestemmia sia nel nome della letteratura.</p>
<p><strong>Bestemmia</strong></p>
<p>Qualcosa qui non va<br />
c’è tanta disperazione<br />
sotto il cielo di un dio malvagio.</p>
<p>Sarebbe il caso di sopprimere<br />
chi prega sempre la sua venuta<br />
con il capo chino e le mani giunte.</p>
<p>Oscurare il funesto demiurgo<br />
per tornare alla luce<br />
liberarsi per sempre del terrore del dogma.</p>
<p><em>(Nicola Vacca, da Libro delle bestemmie, Marco Saya edizioni)</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8299 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Vacca_Libro_Bestemmie.jpg?resize=800%2C931&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="931" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/libro-bestemmie-vacca-intervista/">Intervista a Vacca: &#8220;Disincanto, scandalo e bestemmie&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8298</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Doris Bellomusto in un&#8217;intervista: &#8220;Sul sentire e sulla poesia&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-poesia-bellomusto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Nov 2023 02:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[conoscenza]]></category>
		<category><![CDATA[Domande]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Insoddisfazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Nuda]]></category>
		<category><![CDATA[Parola]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Verso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=8209</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In foto Doris Bellomusto Doris Bellomusto è nata in Calabria, a Cosenza, ora lavora al nord, ma non si è mai dimenticata delle sue origini. Delle sue poesie abbiamo già parlato. La sua ultima raccolta si intitola &#8220;Nuda&#8221;, pubblicata nel 2022 per Landolfi editore; negli scorsi anni si è presentata al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-poesia-bellomusto/">Doris Bellomusto in un&#8217;intervista: &#8220;Sul sentire e sulla poesia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In foto Doris Bellomusto</strong></p>
<p>Doris Bellomusto è nata in Calabria, a Cosenza, ora lavora al nord, ma non si è mai dimenticata delle sue origini. Delle sue poesie abbiamo già parlato. La sua ultima raccolta si intitola &#8220;Nuda&#8221;, pubblicata nel 2022 per Landolfi editore; negli scorsi anni si è presentata al pubblico con altri due libri di poesia, ossia &#8220;Come le rondini al cielo&#8221;<em>,</em> Tracce Edizioni, 2020; &#8220;Fra l’Olimpo e il Sud&#8221;, Poetica Edizioni, 2021. Ma di un poeta, che prima di tutto è un essere umano e mai potrà fare a meno di esserlo, vogliamo conoscere <strong>l&#8217;altro-che-lo-ispira</strong>&#8230; e allora abbiamo posto quattro domande a Doris.</p>
<p><strong>C&#8217;è il sentire e c&#8217;è il conoscere. Doris di cosa scrive?</strong></p>
<p>Doris scrive di ciò che sente, anche la scrittura può essere un organo sensoriale, quello che riordina e sovrappone visioni e sensazioni, impressioni fugaci che chiedono di essere contenute per non disperdersi. Si conosce il mondo attraverso l’esperienza sensoriale, il conoscere è una paziente costruzione di significati e la scrittura certamente è per me uno strumento utile.</p>
<p><strong>Corriamo dietro alla vita, ci affanniamo, ci disperiamo, non ci accontentiamo sempre di ciò che riceviamo e abbiamo. È scrittura anche l&#8217;insoddisfazione?</strong></p>
<p>Sì, senza dubbio anche la scrittura nasce dall’insoddisfazione e a sua volta genera insoddisfazione. Io scrivo perché scrivendo reinvento la mia identità, mi guardo da prospettive che oltrepassano il mio quotidiano e la mia vita, attraverso le cose che scrivo, scivola oltre il perimetro noto. Scrivere significa per me spiare le mie sconosciute identità, arrivare a vedermi intera proprio grazie a questo continuo scompormi in frammenti.</p>
<p><strong>Una poesia d&#8217;amore o di distruzione. Quanto rincorri gli opposti e quanto ti senti ignorante davanti a un foglio bianco?</strong></p>
<p>Davanti a un foglio bianco, in effetti, ignoro sempre cosa e come scriverò, ma è una sensazione giocosa. Io scrivo per essere altro da me, andare oltre la mia pelle, sconfinare. Nasce da una ingorda voglia di giocare con me stessa per vedere cosa nascondo oltre lo specchio deformante dell’egocentrismo che, spesso, muove chi scrive poesia. Scrivo per costruire significati laddove spesso il tempo va logorando buona parte dei significati già dati e ereditati. Non scrivo d’amore, ma per amare meglio. Le contraddizioni basta svelarle per non sentirne il peso; gli opposti sono necessari e non possiamo evitarli. Io scrivo in versi e questo significa frantumarsi, vedersi attraverso un caleidoscopio di parole, spesso polisemiche, eppure in ogni frammento è possibile scorgere l’intero. Al contrario quando inseguo la coesione, la coerenza, l’interezza vedo solo confusione, sono un groviglio di insensatezza che si scioglie solo spezzandosi, come se fossi pane.</p>
<p><strong>È viva la poesia o è morta l&#8217;arte?</strong></p>
<p>Può morire la voce dei poeti, ma la poesia resta viva. Sono le cose piccole che fanno bella la vita, nella rugiada e nella brina, nei tramonti, nel mare in tempesta, nel vento e nella musica, a volte la scorgiamo, altre volte la ignoriamo. Io non credo che l’arte possa morire e così anche la poesia, almeno finché ci saranno i bambini, i fiori e le stelle.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/intervista-poesia-bellomusto/">Doris Bellomusto in un&#8217;intervista: &#8220;Sul sentire e sulla poesia&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8209</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
