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	<title>Fotografia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Francesco Faraci parla del suo &#8220;Brancaccio: le viscere di Palermo&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/brancaccio-palermo-intervista-faraci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Dec 2024 23:04:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e intervista di Miriana Kuntz. Le foto presenti nell&#8217;articolo sono state fornite dall&#8217;ufficio stampa Scrittore e fotografo, Francesco Faraci, racconta nel suo libro “Brancaccio, le viscere di Palermo” la realtà cruda di un quartiere afflitto dalla criminalità organizzata. Un quartiere martoriato dalla mafia, questo il tema principale del nuovo libro di Francesco Faraci. Brancaccio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo e intervista di Miriana Kuntz. Le foto presenti nell&#8217;articolo sono state fornite dall&#8217;ufficio stampa</h4>
<p>Scrittore e fotografo, Francesco Faraci, racconta nel suo libro <strong>“Brancaccio, le viscere di Palermo”</strong> la realtà cruda di un quartiere afflitto dalla criminalità organizzata. Un quartiere martoriato dalla mafia, questo il tema principale del nuovo libro di Francesco Faraci. Brancaccio è un quartiere a nord di Palermo dove la violenza e la criminalità la fanno da padrone. Uno spaccato sociale piuttosto forte quello raccontato dall’autore, una realtà dove la povertà e il degrado si mescolano insieme con una voglia di riscatto abbagliante. Il libro è edito da <strong>Zolfo editore.</strong></p>
<h4>Scopriamo insieme nel dettaglio la trama del libro</h4>
<p>Brancaccio è un quartiere a nord di Palermo. Il feudo dei fratelli Graviano, le strade di Don Pino Puglisi. La ferocia della mafia e la grazia del martirio. Un luogo di frontiera, i cui abitanti spesso sono costretti a crescere prima del resto del mondo, a indurirsi di fronte alla vita. Un labirinto di cortili e vicoli che sommati misurano la distanza di appena un chilometro, specchio di una città spesso incomprensibile, com’è Palermo. Il libro racconta la storia di S., un uomo nato e cresciuto nelle viscere del quartiere. Per anni la sua vita è un continuo viavai dal carcere. Poi arriva Don Pino Puglisi. E con lui, la possibilità di un altrove, un’alternativa alla criminalità organizzata. Il 15 settembre del 1993, sotto casa, il parroco di Brancaccio viene barbaramente ucciso dalla mafia. Insieme a lui crollano i sogni delle ragazze e dei ragazzi del quartiere. La rabbia e lo sdegno si acuiscono, come, tuttavia, l’impossibilità di alzare la voce. Per questo S. ricade vertiginosamente nella vita di prima, fatta di dubbia moralità e straniamento. Solo dopo aver toccato il fondo, S. darà inizio al suo personalissimo percorso di redenzione. &#8220;Brancaccio&#8221; è una storia di violenza e d’amore. Di buio e di luce. Una storia di sogni infranti, di cadute ma anche di insperata voglia di riscatto. Prefazione di Nello Trocchia.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-11320 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/12/foto_libro_faraci.jpg?resize=800%2C400&#038;ssl=1" alt="Brancaccio le viscere di Palermo" width="800" height="400" data-recalc-dims="1" /></p>
<h4>L’intervista a Francesco Faraci</h4>
<h4>Quando e come è nata l’idea per il romanzo “Brancaccio”?</h4>
<p>L’idea del romanzo è nata in maniera naturale dopo aver intessuto relazioni forti con gli abitanti del quartiere. In generale, quando qualcosa inizia a scavare dentro, scrivere è una reazione spontanea. Ognuna delle persone di cui ho scritto si è raccontata spontaneamente, ha voluto regalarmi un frammento della propria storia. Questo romanzo è stato un grande regalo.</p>
<h4>Nel suo libro, Brancaccio appare come un luogo dove diventare cattivi è quasi un obbligo. Quali sono invece i lati positivi di questo quartiere di Palermo?</h4>
<p>Brancaccio, al netto delle storture, è un quartiere infinitamente umano. Vero. È quel luogo in cui ritrovo una realtà che altrove, ormai, è difficile trovare. Lì, le persone, le ragazze e i ragazzi, sono costretti dall’ambiente a crescere prima degli altri, ma in un modo tutto loro mantengono una specie di purezza. Ci sono poche sovrastrutture, ancora meno filtri e questo lo rende speciale.</p>
<h4>S., protagonista del suo romanzo, è una persona vera. Com’è stato ascoltare dalla sua bocca una storia pregna di verità e sangue? Quali sono stati i suoi primi pensieri in merito? Quale invece l’ultimo nelle pagine finali del suo romanzo?</h4>
<p>Sono stati momenti emotivamente molto forti. Mentre raccontava sentivo il suo travaglio. Mentre parlava piangeva, a volte si alzava usciva fuori e poi rientrava. Altre volte si bloccava, non riusciva ad andare avanti, tormentava le sue mani. Cercavo di immaginare la sua interiorità, quanto sforzo gli costasse e quanta voglia avesse di affrontare quello sforzo per liberarsi dai suoi demoni, per scacciarli. Ero sopraffatto da quella forza e cercavo di empatizzare il più possibile con i suoi tormenti. Tentavo di immedesimarmi e il mio unico pensiero era di accogliere il più possibile. Questo è avvenuto per tutto il tempo in cui siamo stati attorno ad un tavolo uno di fronte all’altro, dall’inizio alla fine.</p>
<h4>Dalla sua bio si evince che oltre alla scrittura è anche un appassionato fotografo. Come concilia le due passioni? Come possono mescolarsi insieme in maniera efficace?</h4>
<p>Nasco come fotografo. E forse questo si evince anche dal mio modo di scrivere, “per immagini” per l’appunto. È la prima volta che mischio le due cose. Le fotografie e le parole rispondo a tempi e ritmi diversi. Le prime sono istinto puro, velocità, attimi. Le parole invece decantano, si strutturano lentamente, prendono forma nella stasi. Però possono mescolarsi, a patto che le une non descrivano le altre e viceversa.</p>
<h4>La tua passione da fotoreporter che posti ti ha spinto a visitare? Qual è il ricordo più bello dei tuoi viaggi? Gli stessi viaggi ti hanno spinto a scrivere storie nuove?</h4>
<p>Il mio lavoro da fotografo si concentra, per la maggior parte, nel Sud Italia. Negli anni però mi ha portato molto in giro, nei paesi dell’Est ad esempio, o in Libia e in Tunisia. All’inizio della guerra in Ucraina sono stato in Polonia, sul confine. Ho vissuto venti giorni a stretto contatto con i profughi che arrivavano nelle stazioni e quella, fra le tante, è stata un’esperienza che mi ha cambiato e che quindi ha cambiato anche l’approccio al mio lavoro, rendendolo ancora più umano. I viaggi, quelli veri, aprono le porte al nuovo.</p>
<h4>A chi è indirizzato il tuo romanzo? Cosa speri di suscitare nei tuoi lettori?</h4>
<p>Chiunque scriva vorrebbe che le proprie parole arrivassero a più gente possibile. Questo non sempre accade ovviamente, ma nello specifico Brancaccio non è indirizzato a qualcuno in particolare, almeno non ho mai pensato ad un target specifico. Le storie sono di chi le legge ad un certo punto, di chi vuole affondarci la testa e il cuore. È bello che ognuno le faccia proprie e, senza una guida, dia la propria interpretazione.</p>
<h4>Chi è Francesco Faraci?</h4>
<p>Francesco Faraci è nato a Palermo nel 1983. Scrittore e fotografo, nel 2016 ha pubblicato Malacarne (Edizioni Crowdbooks), nel 2017 il romanzo Nella pelle sbagliata (Edizioni Leima), nel 2019 Jova Beach Party – cronache da una nuova era (Rizzoli). Ancora, ha pubblicato Atlante Umano Siciliano (Emuse Books) nel 2020 e Anima nomade – Da Pasolini alla fotografia povera (Mimesis Edizioni) nel 2022. Ha collaborato con importanti testate italiane e internazionali, tra le quali The Guardian, Time Magazine, Il Venerdì di Repubblica, Internazionale.</p>
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		<title>Le piccole cose</title>
		<link>https://www.borderliber.it/piccole-cose-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 02:31:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[destino]]></category>
		<category><![CDATA[Felicità Vita]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Ho sentito il tuo passo in pieno autunno, nel cammino pomeridiano. Ho sentito il pianto straziante di una mamma: ha perso nelle onde il suo unico figlio. Ho sentito la voce flebile di un uomo, aggrappato al legno sgretolato e umido. Ho sentito l&#8217;urlo disperato di una moglie: ha [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Ho sentito il tuo passo<br />
in pieno autunno,<br />
nel cammino pomeridiano.<br />
Ho sentito il pianto straziante<br />
di una mamma:<br />
ha perso nelle onde<br />
il suo unico figlio.<br />
Ho sentito la voce flebile di un uomo,<br />
aggrappato al legno<br />
sgretolato e umido.<br />
Ho sentito l&#8217;urlo disperato<br />
di una moglie:<br />
ha atteso invano<br />
il ritorno a casa<br />
del suo pescatore.<br />
Ti ho visto pieno di rabbia,<br />
pronto a vomitare il dolore,<br />
la morte,<br />
la vita spezzata a metà:<br />
sospesa tra Oriente e Occidente.<br />
Ti ho visto prendere a schiaffi le rocce,<br />
il mondo di sabbia,<br />
restituire il riparo<br />
a un piede nudo e bambino.<br />
Ti ho visto attendere il sole<br />
nella pioggia intensa.<br />
Ti ho visto accogliere<br />
il soffio di Eolo.<br />
Ti ho visto regalare il viaggio<br />
a romantiche barche a vela.<br />
Sogno il tuo azzurro calmo<br />
per navigare alla scoperta<br />
di nuovi mondi.<br />
Mi piacerebbe portare<br />
in una bottiglia<br />
le piccole cose,<br />
che mi hanno reso felice.<br />
Dissetarmi lungo il viaggio:<br />
ricordare la mia felicità.</p>
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		<title>Letizia Battaglia. Dialogo con Nicoletta Taricani</title>
		<link>https://www.borderliber.it/intervista-tariciani-battaglia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 May 2024 03:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
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		<category><![CDATA[Letizia Battaglia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo. LC. C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Un dialogo di Laura Catini con Nicoletta Taricani, che ha appena pubblicato per l&#8217;etichetta musicale nusica.org l&#8217;album &#8220;Memorie&#8221;, dedicato alla figura di Letizia Battaglia. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice dell&#8217;articolo.</h3>
<p>LC. <strong>C’è un “fattore” che si pone all’alba della vita di Letizia Battaglia che, nel conoscere la sua vita e tenacia, ha scavato sensibilmente nella mia psiche per un’analogia di vissuto. Si insediava in me qualcosa di afferente al suo lavoro che andava ben oltre il già noto e che attirava, con fermezza, il mio sguardo. Quando si decide di visitare un lavoro, come quello di Letizia Battaglia, nella propria vita, non può e non deve essere mai una scelta banale. Quando Ginevra mi ha contattata, ho compreso che il tuo potesse essere un omaggio, un operare di senso e peso specifico di radice siciliana.</strong></p>
<p>Con questo progetto voglio prima di tutto ringraziare Letizia Battaglia per il suo lavoro, ritraendola attraverso la mia musica. Poi, arriva l’omaggio alle sue opere e la condivisione di una parte della sua carriera. Infine essendo anche io siciliana, non è mancato quell’orgoglio in più che mi ha spinta a “fotografarla” con la musica.</p>
<p>LC. <strong>La macchina fotografica è narrazione fortissima che attraversa i luoghi e gli animi più difficili, e si installa tra le pagine di giornale come L’Ora, che non lasciano le notizie invisibili. Lei è la prima, insostituibile, fotoreporter che, da quel momento, segna un’attitudine nel fare fotografico, mai vista in precedenza.</strong></p>
<p>Agli inizi la fotografia è stata una necessità, il mezzo per arrivare a fine mese e poi si è trasformata nella voce che raccontava ciò che accadeva a Palermo e non solo. La sua attitudine nel fare fotografico è stata rivoluzionaria, ma sicuramente lei non ci ha pensato più di tanto, perché faceva parte della sua indole fotografare con rispetto, facendosi “notare” dal protagonista, quasi come se chiedesse il permesso. Molte delle persone da lei ritratte le coglieva nel momento dell’arresto e quindi in manette, e lei a maggior ragione prima di premere il bottoncino della macchina fotografica, si mostrava alla persona. Ci sono anche fotografie che non è riuscita a scattare per una ragione di stima e affettiva troppo grandi nei confronti della vittima e queste immagini se le è portate dentro fino all’ultimo giorno della sua vita, come un lutto non elaborato.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-9829 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=800%2C800&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="800" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?w=800&amp;ssl=1 800w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2024/05/memorie.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>LC. <strong>Una vita impegnata non fugge ma attiva sempre un ritorno nei luoghi, in cui avverte l’esigenza del praticare un’azione civile, del moltiplicare il lavoro, la dose della propria propensione. Quelle crepe sanguinanti dovevano essere l’origine da cui partire per estrinsecare una verità vera del circostante, esente dai lustrini sfavillanti di un contemporaneo fine a sé stesso. Quella verità, così fermata, era inquietante fascinazione nei volti che trattenevano una bellezza dimenticata, imputridita, schernita da un’Italia che </strong><strong>provava paura, disattenzione, menefreghismo egocentrico e metteva in atto tutti quegli atteggiamenti insensati che legavano, in un unico fascio e nel dimenticatoio, quell’entusiastica possibilità di vita. Tuttavia, la donna &#8211; che viveva in Letizia Battaglia &#8211; ha tenacemente continuato a porre il suo obiettivo proprio in quelle zone del vivere.</strong></p>
<p>Letizia Battaglia infatti ha girato il mondo e sicuramente al punto più alto della sua carriera avrebbe potuto schioccare le dita per ottenere qualsiasi cosa. Lei però è sempre ritornata a Palermo per cercare di cambiare la mentalità e di svegliare le menti di coloro che ancora oggi sono soggiogati dal duro gioco della mafia. Lei scendeva in piazza, parlava ai giovani, ha dedicato tanto e tanto tempo agli emarginati, ha lavorato in politica sperando di riuscire ad avere la chiave di accesso al cambiamento subito e invece questa esperienza è quella che probabilmente l’ha delusa più di tutte. Quello che ha realizzato lo ha fatto con le sue mani e la sua grande forza di volontà.</p>
<p>LC. <strong>Pier Paolo Pasolini e Letizia Battaglia. Un incontro che ha segnato la vita dell’uno e dell’altro. Una città come Milano, perno dei cambiamenti.</strong></p>
<p>Era l’11 dicembre del 1972 e Letizia si trovava al Circolo Turati di Milano, gremito di gente che aspettava di incontrare Pier Paolo Pasolini, chiamato a rispondere ai violenti attacchi al suo film <strong>I racconti di Canterbury</strong>. In un’intervista su Repubblica (2011) rivive così quel momento: “Mi trovai a fotografare con un’incoscienza “tecnica” che alla fine fu un bene, perché credo che questi ritratti di Pasolini, per quanto alcuni siano anche sfocati, siano aderenti al personaggio, lo rappresentino con verità. Quel giorno era sconvolto dagli attacchi ricevuti per il suo film. Il dibattito fu durissimo”. Ecco per me questa è la dimostrazione della sua attitudine alla fotografia. Qui emerge la sua umiltà, la sua delicatezza, la sua comprensione e la sua sensibilità. L’elenco potrebbe continuare.</p>
<p>LC. <strong>Manicomio e follia hanno frequentemente coinvolto i grandi. La fotografia di Letizia Battaglia non è mai scissa dalle lacerazioni del sociale.</strong></p>
<p>L’impegno sociale e la fotografia erano sullo stesso binario nella fotografia di Letizia. Nelle pause pranzo dal giornale “L’Ora” scappava all’ospedale psichiatrico Real Casa dei Matti di Palermo (per cui ho scritto un brano) e dedicava il suo tempo ai dimenticati, agli emarginati della città, a chi è stato recluso lì perché donna e rimasta incinta vent’anni prima a causa di violenza sessuale da parte di un prete. Insomma, lei poteva fare la sua pausa pranzo davanti al Teatro Massimo o rientrare a casa a farsi una “pennichella” e invece no. Questo suo lato generoso ed estremamente sensibile mi affascina parecchio. Io stessa cerco nel mio piccolo di dedicarmi a chi viene emarginato, con i piccoli gesti ma anche dedicando progetti di musica. Non riesco a stare ferma e se ho una pausa, ho bisogno di nutrirmi e aggiornarmi continuamente per far sì che il mio aiuto, poi, possa essere utile. La cultura mi ha davvero salvata e Letizia Battaglia si è aggiunta a questa salvezza.</p>
<p>LC. <strong>Fotografia come individuazione e commozione del sé. Il suo rapporto con il corpo della donna. Il sogno al di là di qualsiasi difficoltà.</strong></p>
<p>La figura femminile è stato un altro grande capitolo della fotografia di Letizia Battaglia. Invito a guardare con attenzione ogni singolo scatto e a trovare il fascino che lei in primis provava verso la donna in tutte le sue sfaccettature, forme, stato sociale.</p>
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		<title>Tu chi sei?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/chi-sei-gatto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Dec 2023 01:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[Inverno]]></category>
		<category><![CDATA[Solitudine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Caro umano, perché turbi la mia quiete? Chi sei tu per violare la mia intimità? Sei un gatto verticale che fa il fotografo? Chi sei tu per mostrare le mie nudità sotto un pelo accarezzato dal vento? Chi sei tu per guardare me? Chi sono io per rimanere immobile [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Caro umano,</div>
<div dir="auto">perché turbi la mia quiete?</div>
<div dir="auto">Chi sei tu per violare la mia intimità?</div>
<div dir="auto">Sei un gatto verticale che fa il fotografo?</div>
<div dir="auto">Chi sei tu per mostrare le mie nudità sotto un pelo accarezzato dal vento?</div>
<div dir="auto">Chi sei tu per guardare me?</div>
<div dir="auto">Chi sono io per rimanere immobile ad attendere uno scatto?</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Io sono un gatto di paese,</div>
<div dir="auto">che attende l&#8217;estate per bere da questa fontana.</div>
<div dir="auto">È l&#8217;inizio di un inverno lungo,</div>
<div dir="auto">che regala un faticoso viaggio</div>
<div dir="auto">nel deserto,</div>
<div dir="auto">con lo sguardo fisso</div>
<div dir="auto">verso un&#8217;oasi di salvezza,</div>
<div dir="auto">dove l&#8217;acqua è in attesa</div>
<div dir="auto">di una bocca assetata.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Io vado caro umano,</div>
<div dir="auto">il deserto mi donerà la vita</div>
<div dir="auto">e a te lascio<br />
il mio sguardo verde speranza.</div>
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		<title>Etiennette. La &#8220;visione poetica&#8221; di Salvatore Cucinotta e di Gianni Vittorio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/etiennette-libro-vittorio-cucinotta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 01:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Montagne]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[Terra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Zona di Disagio. Foto in copertina: &#8220;Etiennette&#8221; edito da La rosa nel pozzo, 2022 Parole e immagini che si uniscono, poesia e fotografia che rendono le sensazioni immanenti. Così il poeta Salvatore Cucinotta e il fotografo Gianni Vittorio ci spalancano le porte del loro libro Etiennette. I versi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/etiennette-libro-vittorio-cucinotta/">Etiennette. La &#8220;visione poetica&#8221; di Salvatore Cucinotta e di Gianni Vittorio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per </strong></em><em><strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2023/02/06/etiennette-liberi-pensieri-salvatore-cucinotta-e-gianni-vittorio-la-rosa-nel-pozzo/">Zona di Disagio</a></strong></em><em><strong>. Foto in copertina: &#8220;Etiennette&#8221; edito da La rosa nel pozzo, 2022</strong></em></p>
<p>Parole e immagini che si uniscono, poesia e fotografia che rendono le sensazioni immanenti. Così il poeta Salvatore Cucinotta e il fotografo Gianni Vittorio ci spalancano le porte del loro libro <em>Etiennette</em>.</p>
<div dir="auto">I versi annunciano, dirompono con forza nell&#8217;animo del lettore che è chiamato a rispondere. Cucinotta ama domandare e interrogarsi, perché le parole servono anche a questo, ossia a testimoniare il dubbio, a porre l&#8217;uomo in uno stato di attesa. Attesa di una risposta che forse non ci sarà, ma che si fa urgenza.</div>
<div dir="auto">E se la risposta fosse in quelle foto che accompagnano i componimenti? Sta qui il segreto dell&#8217;immagine, dell&#8217;attimo immortalato, strappato all&#8217;entropia. Sono fotografie di foreste, di paesaggi e di particolari di un ambiente sospeso quelle che Vittorio regala al lettore.</div>
<div dir="auto">Un gioco armonioso in cui fenomeno e concetto si palesano, si amalgamano, si fanno sostanza unica. Non bisogna leggere una poesia o guardare una foto con la necessità di comprendere, ma con il bisogno di evadere, di travalicare l&#8217;aspetto formale d&#8217;ogni cosa. <strong><em>Altro dopo il tutto</em></strong>, questo ci invitano a fare opere del genere. È una &#8220;rivoluzione dei sensi&#8221; quella a cui siamo chiamati, un <em>sovvertimento</em> direbbe Zweig; e forse questo ci manca: <em>andare oltre</em>.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Non c&#8217;è un ordine o un percorso da seguire, tra queste pagine ognuno cerchi il proprio itinerario emozionale, si perda senza pretendere di ritornare a casa. E se proprio vuole tornare al punto di partenza, chiuso il libro, il lettore si faccia viaggiatore e interloquisca con sé stesso e con ciò che lo circonda.</div>
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