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	<title>Finzione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Appunti postumi su una Città matrigna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 04:57:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Guido Borà. Foto di Alfonso Rillo Una voce dal passato mi chiede: “secondo i dati sul turismo appena usciti, la stagione 2023 è andata oltre le aspettative ma le strutture ricettive si stanno lamentando e la Città non ne sta traendo beneficio, come mai? Se puoi darci un&#8217;occhiata, magari prepariamo un&#8217;interrogazione da presentare [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Guido Borà. Foto di Alfonso Rillo</strong></em></p>
<p>Una voce dal passato mi chiede: “secondo i dati sul turismo appena usciti, la stagione 2023 è andata oltre le aspettative ma le strutture ricettive si stanno lamentando e la Città non ne sta traendo beneficio, come mai? Se puoi darci un&#8217;occhiata, magari prepariamo un&#8217;interrogazione da presentare nel prossimo Consiglio comunale”. La vicenda, al momento, non è ancora conclusa ma, più del suo esito, importa notare, ai fini della nostra riflessione, come l’attenzione sui flussi turistici sia diventata un’ossessione per la classe politica. <strong>Di conseguenza chi cerca il consenso non si preoccuperà di presentare i dati in modo confuso, basta che siano positivi.</strong></p>
<p>Ero tornato in questa Città qualche mese fa, meno di corsa del solito, e avevo avuto la percezione di un tessuto urbano sofferente: <strong>molti negozi del centro erano chiusi, le strade carrozzabili e pedonali piuttosto malridotte con alcuni angoli deserti.</strong> La pandemia ha lasciato ferite profonde e anche il 2010 non è stato da meno, ma non ne vorrò parlare perché è mia intenzione tralasciare le vicende contingenti per ripercorrere insieme, arditamente, qualche secolo di storia. Alla fine del percorso scopriremo una cittadina affascinante, culla di alcuni importanti concetti economici, lontana da tutti gli stereotipi e dall&#8217;oleografia dominante. In questa brevissima riflessione, senza pretese di ricostruzioni storiche, vorrei offrire una chiave di lettura di un luogo a me molto caro in cui ho vissuto a fasi alterne, in un arco di quasi quarant&#8217;anni, senza esserne stato ricambiato.</p>
<p>Bene comune, primato della politica, buon governo, contrasto dell&#8217;usura e libero mercato sono concetti politici ed economici attuali. La loro elaborazione o discussione è avvenuta in questi luoghi, con una certa continuità nel tempo, a partire dal <strong>Medioevo</strong>. La grande piazza, fulcro della Città, si presta a numerose letture ed è stata, e lo è ancora, teatro di eventi di ampia risonanza. <strong>Il Palazzo Pubblico del 1297, sede della Repubblica,</strong> è il simbolo dell&#8217;epoca dei Comuni. Al suo interno vi è un importante ciclo di affreschi sull&#8217;<strong>Allegoria e gli effetti del buono e del cattivo governo</strong>, risalente al 1338, primissimo esempio di pittura civile.</p>
<p>Gli effetti del <strong>Buon governo</strong>, con una certa evidenza, rappresentano gli obiettivi politici della classe dominante del tempo: <strong>la floridezza della campagna e della Città.</strong> Nelle strade prosperano i commerci, i mestieri e lo studio; in campagna i contadini lavorano in sicurezza e le messi sono rigogliose. Una particolare cura è dedicata al decoro urbano, un concetto simile fu perseguito in modo maniacale con fini mercantilistici da <strong>Venezia</strong>. Al contrario, il<strong> Cattivo governo</strong> avrebbe impoverito la Città e la campagna minando la sicurezza della popolazione.</p>
<p>Il palazzo è posizionato come spartiacque tra due piazze: <strong>la prima, più importante, considerata il simbolo della partecipazione pubblica, la seconda sede dei commerci e dei mercati</strong>. La netta distinzione tra politica ed economia, anzi il primato della politica sull&#8217;economia, fa capolino e si rivela un concetto molto antico e così potente da modellarne l&#8217;assetto urbano.</p>
<p>Nel cuore del palazzo, dal lato di piazza del <strong>Mercato</strong>, e di epoca precedente alla costruzione del <strong>Palazzo Pubblico</strong>, vi era la sede del <strong>Bulgano</strong>, una zecca tra le più antiche in Italia. Questa istituzione così precoce e duratura nel tempo (dal 1180 al 1559) mostra come la vocazione finanziaria, oltre alle consuete attività commerciali, sia stata la sua cifra distintiva.<strong> Le miniere di Montieri e Roccastrada fornivano disponibilità di argento e rame</strong>, una circostanza importante ma non decisiva in quanto sicuramente ha influito di più sulla ricchezza la tradizione civica.</p>
<p>Osservando la piazza emerge un aspetto “laico”: diversamente da altre città, <strong>il Duomo non si trova nella stessa area del Comune</strong> ma in posizione più defilata. A un centinaio di metri svetta, su una collinetta di arenaria, la <strong>Cattedrale di Santa Maria Assunta</strong> dalla tipica bicromia bianco nera. L&#8217;edifico è circondato da alte navate (tra cui il facciatone) di una struttura mai finita. Siamo nel 1348 e la Città, al massimo del suo splendore, fu colpita da un&#8217;epidemia di peste durata cinque mesi. La popolazione ne uscì decimata con una stima di ottantamila morti. <strong>La peste nera</strong>, flagello di tutta l&#8217;<strong>Europa</strong>, restò endemica per qualche tempo e la Città faticò a tornare agli antichi splendori. Il nuovo Duomo restò incompiuto e fu terminato in versione ridotta molto tempo dopo: <strong>furono decisivi l&#8217;impoverimento del tessuto economico e la scarsità di manodopera.</strong> La scelta dei terreni su cui sarebbe stato edificato si rivelò un’aggravante, perché poco adatti a sostenere un edificio dal peso così grande.</p>
<p>È mia premura fare riferimento a un evento di grande portata per l&#8217;epoca ricordato con ironia, ma molto sommariamente, da <strong>Curzio Malaparte</strong> nel libro <strong>Maledetti toscani</strong>. Nel 1425 per 35 giorni di seguito, <strong>Bernardino</strong> predicò nella sua <strong>Città</strong> su invito delle <strong>Autorità comunali</strong>. Nelle sue prediche volgari trattò molti temi quali la vanità, dell&#8217;elemosina, del bene comune, delle qualità morali dell&#8217;uomo politico e sull&#8217;etica imprenditoriale.</p>
<p>I francescani, con il loro voto di povertà volontaria, sono stati costretti a riflettere – si veda, ad esempio, il provenzale <strong>Pietro di Giovanni Olivi</strong> – su tematiche quali le libertà civili, il giusto prezzo, l&#8217;utilità sociale della mercatura, l&#8217;interesse, il valore e la moneta, con concretezza rispetto all’approccio teorico della <strong>Scolastica</strong> tradizionale. E allora le bolle di sapone che uscivano dalla bocca di <strong>Bernardino</strong>, portavano alla folla il messaggio della condanna all&#8217;usura e della vanità, un classico della predicazione francescana, ma ancor più rilevante in quanto contraddice una visione della <strong>Chiesa</strong> ostile al mondo degli affari, l’elogio dell&#8217;attività della mercatura che se condotta con onestà sarebbe volta al bene comune.</p>
<p>Su un palazzo del centro c’è una lapide con questa dicitura: <strong>“Modesto propugnatore dei liberi scambi fondò la scienza economica”</strong>. Ora, che cosa formulò di così importante il canonico <strong>Sallustio Bandini</strong> per assurgere a fondatore? Nel <strong>Discorso sopra la Maremma</strong> del 1737 tornò su temi di suo maggiore interesse “personale” e descrisse la decadenza della Maremma imputandola alla politica annonaria, ormai in mano a un’altra Città. Il Magistrato dell&#8217;abbondanza teneva bassi i prezzi del grano con politiche di acquisti e vendite. I prezzi bassi scoraggiavano la produzione e riducevano le rendite; la produzione era scarsa e, per evitare ulteriori carenze, si vietò il commercio alla vela, ossia le esportazioni. Per superare la crisi della produzione, una persistente carestia e il degrado delle campagne, egli propose alle autorità, di permettere le esportazioni, che avrebbero garantito afflusso di moneta per pagare i tributi, e di liberalizzare il commercio interno, tramite una licenza perpetua delle tratte. La proposta era decisamente innovativa per l’epoca: la politica annonaria andava circoscritta all’acquisto del grano per sostenere il prezzo solo in caso di abbondanza e alla vendita solo in caso di carestia. Un propugnatore del libero mercato ante litteram, a lungo inascoltato dal potere granducale.</p>
<p>Nel Secondo dopoguerra la Città è stata uguale e, contemporaneamente, diversa: la ricchezza era basata sempre sull&#8217;attività bancaria, sulla campagna e sull’attività universitaria.</p>
<p>Chiusa su se stessa e vittima di una “drammatica” carenza infrastrutturale “auto inflitta” si è gradualmente allontanata da tutto, come dicevamo da studenti e, all’improvviso, sull’onda della <strong>Grande crisi finanziaria</strong>, è arrivata la resa dei conti. Di conseguenza il turismo è diventato l’ancora di salvezza, amplificando una tendenza iniziata da tempo, come si nota sfogliando l&#8217;enorme mole di pubblicazioni disponibili sul portale della <strong>Regione</strong>. A dire il vero non è proprio così, anzi c&#8217;è una visione del futuro diversa, fortemente tecnologica e più in linea con le sfide dell&#8217;economia globale, ma al momento, la sua realizzazione sembra irta di difficoltà a causa di un certo disinteresse dell&#8217;amministrazione in carica e, quasi sicuramente, per le esigue risorse rimaste.</p>
<p>Diversamente da quanto suggerisce il senso comune, un passato glorioso non è garanzia di un futuro luminoso e sulla scia di questa amara riflessione vorrei lasciarvi con questo interrogativo: qual è il messaggio che sarà lasciato ai posteri?</p>
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		<title>La vita è altrove. Kundera e ciò che resta dell&#8217;utopia e della poesia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-vita-altrove-kundera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2023 01:59:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vita è altrove&#8221; di Milan Kundera, Adelphi, edizione 1994 &#8220;La vita è altrove&#8221; scriveva Rimbaud e questa frase può essere letta come una dichiarazione di indipendenza o come una condanna a morte; di sicuro, afferma una negazione: la realtà non è. Con queste poche parole ecco delineata la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vita è altrove&#8221; di Milan Kundera, Adelphi, edizione 1994</strong></p>
<p><strong>&#8220;La vita è altrove&#8221;</strong> scriveva <strong>Rimbaud</strong> e questa frase può essere letta come una dichiarazione di indipendenza o come una condanna a morte; di sicuro, afferma una negazione: <strong>la realtà non è</strong>.</p>
<p>Con queste poche parole ecco delineata la personalità di <strong>Jaromil</strong>, un disadattato che si aggrappa alla poesia, all&#8217;arte e al socialismo. Attraverso questi elementi si dà una forma e combatte contro l&#8217;angoscia per la morte. Ha paura, come tutti noi, di ritornare a quel nulla primordiale in cui nessuno può essere ritrovato, a meno che non lasci qualcosa di concreto qui, nella Storia.</p>
<p>Quante contraddizioni si muovono in questo ragazzo boemo, <strong>frutto di un rapporto fugace tra una donna e un ingegnere</strong>. Viene al mondo mentre il <strong>Tempo</strong> distribuisce da Occidente a Oriente le sue atrocità. Lui cresce negli anni in cui la sua nazione passa dal nazismo al socialismo.</p>
<p>Al suo fianco c&#8217;è sua madre, così amorevole e gelosa, e alla quale lui si avvinghia, creando un rapporto intenso, simbiotico, di reciproca dipendenza, che limita entrambi. Lei come donna vorrebbe un amore carnale, lui sente a volte il peso d&#8217;essere solo un figlio e di non potere ambire ad altro ruolo.</p>
<p>Ma come detto, <strong>la vita è altrove</strong>, magari nei sogni e Jaromil è un &#8220;uomo-vuoto&#8221; che si riempie di &#8220;altro&#8221;. Per un certo periodo di un suo alter ego di nome <strong>Xavier</strong>, che lo porta di sogno in sogno, di storia in storia, di sé stesso in sé stesso.</p>
<p>Ecco il romanzo di <strong>Milan Kundera</strong>, quello che gli editori non volevano pubblicare, perché lo considerarono &#8220;debole&#8221;. Infatti, <strong>parlare di poesia è sbagliato. Nel sistema socialista l&#8217;arte anche è reale, si mischia alla quotidianità, edifica l&#8217;uomo nuovo, fa dell&#8217;utopia qualcosa di concreto.</strong> Jaromil è attento a questo aspetto; non scrive versi astratti, ma composizioni estratte dal <strong>qui-ora</strong>, quindi dall&#8217;unico mondo possibile. Sono componimenti lirici, ma pur sempre mondani.</p>
<p>Egli non è come quel pittore che frequentava da bambino, con cui la mamma ebbe una breve storia di sesso, con cui sempre sua madre ebbe modo di rompere quel patto segreto di <strong>&#8220;amore platonico dalle tinte incestuose&#8221;</strong> stretto con lui, il suo figlio-poeta. No, Jaromil sogna e compone versi nel ristretto cerchio del regime socialista, non ha tentazioni borghesi.</p>
<p>Ma nonostante questo, lui è e resterà un disadattato. E quando incontrerà l&#8217;amore, <strong>una ragazza rossa e una avvenente cineasta</strong>, che disastri si creeranno nella sua mente, che ambigui tormenti solleticheranno la sua anima. Tutte cose che non avevano diritto di esistere nel mondo socialista. Insomma, Kundera indaga quegli intellettuali di regime che si accontentano di inseguire la <strong>Storia</strong>, piuttosto che farsene fautori, contravvenendo proprio a quel principio che vuole la <strong>Storia</strong> come una sostanza che si plasma. D&#8217;altronde, qualcuno diceva che <strong>la vita dà forma alla coscienza e da questa anche una nuova Storia.</strong> Ma come detto, Jaromil è contraddittorio, come coloro che non sanno fare i conti con le proprie nevrosi e con la difficoltà di aderire al<strong> reale già dato.</strong></p>
<p>Come in <strong>&#8220;L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere&#8221;</strong>, Kundera ci pone davanti a un altro romanzo in cui le &#8220;epoche&#8221; sono al servizio dell&#8217;umanità. E quest&#8217;opera uscita nel 1973, ancora oggi ci ricorda che &#8220;la vita è altrove&#8221;, che ognuno determina nel bene e nel male i suoi e gli altrui passi. Ma ci dice anche che in questa reciprocità, <strong>la poesia è un potente antidoto attraverso cui lo Spirito parla. Essa è scandalosa e rivoluzionaria.</strong></p>
<p>Lo capirono Rimbaud, Breton, Majakovskij, Celan e Baudelaire, poeti che troveremo tra queste pagine in cui vengono presi a pesci in faccia gli zerbini delle utopie e delle intellighenzie di ogni epoca.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><strong><a href="https://www.borderliber.it/linsostenibile-leggerezza-kundera/">clicca qui e leggi anche &#8220;L&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;essere&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Fernando Bermudez: dal 10 novembre c&#8217;è &#8220;Segreto a più voci&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/segreto-voci-bermudez-notizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Nov 2023 03:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: Segreto a più voci di Fernando Bermudez Dopo venticinque anni di silenzio, torna al romanzo Fernando Bermúdez, lo scrittore argentino, nato a Buenos Aires nel 1962 e che nel 1994 si aggiudicò il premio Cortàzar. &#8220;Segreto a più voci&#8221; è il titolo dell&#8217;opera che uscirà il 10 novembre 2023 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: Segreto a più voci di Fernando Bermudez</strong></p>
<p>Dopo venticinque anni di silenzio, torna al romanzo <strong>Fernando Bermúdez, lo scrittore argentino, nato a Buenos Aires nel 1962</strong> e che nel 1994 si aggiudicò il premio Cortàzar. <strong>&#8220;Segreto a più voci&#8221;</strong> è il titolo dell&#8217;opera che uscirà il 10 novembre 2023 per <strong>Edizioni Spartaco</strong>. Un&#8217;opera in cui si intrecciano diversi generi letterari e in cui la Storia della nazione argentina fa da ponte tra realtà e finzione.</p>
<p><a href="https://www.borderliber.it/la-meta-del-doppio/">Come per la raccolta di racconti </a><a href="https://www.borderliber.it/la-meta-del-doppio/"><strong>&#8220;La metà del doppio&#8221;</strong></a>, pubblicata nel 2020 sempre da <strong>Edizioni Spartaco</strong>, anche quest&#8217;opera è stata tradotta da <strong>Gianni Barone</strong>. Un ritorno atteso questo dello scrittore argentino, che da anni vive a Stoccolma, in Svezia, che proprio nelle pagine finali del libro, in una sorta di autobiografia letteraria, rivela il suo modo di intendere la scrittura.</p>
<p>&#8220;Molti scrittori &#8211; si legge &#8211; sono soliti affermare che non possono sopravvivere un giorno senza scrivere. La sua situazione è esattamente contraria: lui scrive solo quando è strettamente necessario, non come abitudine o come metodo di sopravvivenza. Per questo abbandonò del tutto la scrittura per più di vent’anni, come un modo di esercitare il potere di non parlare troppo, di non essere inconsistente. Diceva James Joyce che le armi dello scrittore sono l’astuzia, l’esilio e il silenzio. Fernando Bermúdez ha usato le ultime due al grado estremo, forse per compensare la mancanza di astuzia&#8221;.</p>
<h3>Dalla quarta di copertina di &#8220;Segreto a più voci&#8221; di Fernando Bermudez</h3>
<p>Un ragazzino, seduto in una stanza d&#8217;ospedale di fronte all&#8217;agonia del padre, ascolta quelle che finiranno per essere le ultime parole del genitore. Non consigli di vita né pensieri affettuosi né confessioni: <strong>un momento prima di chiudere gli occhi per sempre, gli svela una teoria cospirativa secondo la quale l&#8217;allora presidente argentino Juan Domingo Perón è già deceduto e che un gruppo di congiurati sta cercando di occultare la sua morte per mantenere il potere.</strong> Il bisogno di trovare un senso a quelle parole porta il protagonista, ormai adulto, a un viaggio letterario attraverso i vergognosi segreti della sua saga familiare e degli anni nefasti della storia argentina. La sua voce si alterna con quella di Maria Carmen, una donna stravagante che ogni giorno depone fiori sulla tomba di Perón finisce per essere testimone di un fatto di cronaca che colpì molto la società argentina del tempo: <strong>la profanazione della cappella funebre e il furto delle mani del corpo imbalsamato del presidente.</strong> Le due storie si alternano ed entrano in contatto, costruendo un contrappunto che acquista sempre maggiore intensità fino a sovrapporsi in un finale sorprendente e rivelatore. Bermúdez utilizza e decostruisce diversi generi letterari, dal poliziesco al romanzo di formazione, dai racconti del terrore al romanzo storico, giocando sulla tensione tra realtà e finzione; come quando il presunto scrittore irrompe nella trama come un personaggio in più.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8200 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/10/Segreto-a-piu-voci_Bermudez.jpg?resize=800%2C1219&#038;ssl=1" alt="" width="800" height="1219" data-recalc-dims="1" /></p>
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		<title>In mille battute. &#8220;Mariti&#8221; di Angeles Mastretta</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mariti-di-mastretta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 01:29:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Di Sebastiano Impalà I tanti racconti che compongono la trama di questo libro della scrittrice messicana hanno come filo conduttore la costante presenza di uomini in relazione al preponderante mondo femminile. Sono figure secondarie, tristi macilente ed avulse dal contesto matriarcale di certe società in cui la donna è traino assoluto. Il dipinto ironico, i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Di Sebastiano Impalà</strong></em></p>
<p>I tanti racconti che compongono la trama di questo libro della scrittrice messicana hanno come filo conduttore la costante presenza di uomini in relazione al preponderante mondo femminile. Sono figure secondarie, tristi macilente ed avulse dal contesto matriarcale di certe società in cui la donna è traino assoluto.</p>
<p>Il dipinto ironico, i luoghi, le figure ambigue e le contraddizioni di un popolo assolato e pigramente adagiato su antichi pregiudizi fanno da sfondo in questa piacevolissima descrizione della Mastretta. Autrice diretta, non lascia nulla al caso. Dipinge magistralmente le figure, facendole apparire nella loro totale essenza, senza orpelli, dando forza alla donna con le sue pennellate di assoluta intelligenza ed ironia.</p>
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		<title>Cosa resta della realtà?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cosa-resta-della-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 02:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano Corri fratello, ché gioia e sventura condividiamo in questo momento. Ci hanno preparato un futuro di radiazioni e di serate a lume di candela. Vorremmo ribellarci, ma ancora non siamo capaci di abbracciarci; ogni giorno ricordiamo al mondo che troppe cose non ci piacciono, ma ancora non siamo in grado di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Corri fratello, ché gioia e sventura condividiamo in questo momento. Ci hanno preparato un futuro di radiazioni e di serate a lume di candela. Vorremmo ribellarci, ma ancora non siamo capaci di abbracciarci; ogni giorno ricordiamo al mondo che troppe cose non ci piacciono, ma ancora non siamo in grado di ammettere che ci siamo evoluti nell&#8217;abbrutimento. Si organizzano manifestazioni in favore della pace, ma la pace non ci piace e quando l&#8217;abbiamo avuta l&#8217;abbiamo esposta al dileggio. Quante persone ho incontrato nei bar o per strada che hanno detto <em>Ormai siamo simili alle bestie</em>, ma mai hanno ammesso, compreso io, che la stessa fine delle bestie facciamo; e seppur ci ricordiamo di questo triste destino solo nel momento in cui la tragedia si manifesta come un lampo, dimentichiamo in fretta e con la solita ansia riprendiamo il nostro cammino verso la felicità.</p>
<p>Raccontami fratello di questa felicità che dovremmo raccogliere sulla Terra. Forse chiedo troppo? Forse, seppur stanchi, dovremmo accontentarci di essere nonostante tutto vivi? Forse dovremmo gioire per la possibilità di sperare che <em>il migliore dei mondi prima o poi arriverà</em>, mentre oggi è comunque un buon giorno perché abbiamo mangiato, bevuto e dormito con apparente serenità?</p>
<p>In giro sento dire che <em>del domani non v&#8217;è certezza</em>, eppure noi tutti pensiamo solo all&#8217;avvenire e viviamo soltanto con l&#8217;avvenire in testa, come se ora, qui, noi non esistessimo e non avessimo nulla da fare. Invece, non solo ora, in questo momento, noi possiamo fare, ma senza ciò che siamo ora, senza avere contezza di ciò che facciamo adesso, non potremmo proiettarci nel dopo. Perciò, è un rumoroso chiacchiericcio ogni discorso pronunciato a favore di un progetto. Peggio dei progetti sono le previsioni e le statistiche che con largo anticipo vogliono fare uno schizzo del <em>ciò che sarà</em>.</p>
<p>Quindi fratello, cosa resta della realtà se non un dubbio, una scrollata di spalle, un alzare le mani davanti alla tragedia che ci fa gridare <em>nulla c&#8217;entriamo con questo o quello, non abbiamo responsabilità per quanto sta accadendo o accadrà. </em>E il presente è per noi una passeggiata innocente, inconsapevole. Non ci piace la realtà, ma qualcuno deve pur averla resa ciò che è. So che questo discorso è violento, ma anche noioso. Ascolteremmo per ore coloro che ci promettono avventure, radiosi avvenimenti futuri, sogni irrealizzabili che si possono però toccare per qualche istante con mano.</p>
<p>Li senti i nostri politici come sono capaci di gridare il loro ottimismo, la loro disperata tuttologia? Li ascolti bene quando alle loro parole vuote appiccicano significati contraddittori, cosicché tutto diventi possibile, realizzabile, auspicabile? E quando anche tu avverti la nota stonata nel mezzo della loro armoniosa falsità comunicativa, non ti senti come uno che si è appena svegliato da una seduta di ipnosi?</p>
<p>Corri fratello, apri la porta, muovi i tuoi passi nell&#8217;ambiente circostante, guardati intorno, indaga, osserva, compenetra e domandati: <em>cos&#8217;è la realtà</em>? <em>Chi ci impone cosa è degno e cosa non è degno di attenzione? </em></p>
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