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	<title>Cioran Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La comunità dei viventi. Hoxhvogli e il conflitto tra Terra e Cielo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/viventi-filosofia-hoxhvogli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2023 02:45:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La comunità dei viventi&#8221; di Idolo Hoxhvogli, Clinamen, 2023 La presunzione di aver capito la differenza tra &#8220;bene e male&#8221;, senza tenere conto del fatto che quella mela primordiale altro non ci regalò se non un dubbio irrisolvibile e, con esso, la tentazione di esistere e di resistere. Un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La comunità dei viventi&#8221; di Idolo Hoxhvogli, Clinamen, 2023</strong></p>
<p>La presunzione di aver capito la differenza tra <strong>&#8220;bene e male&#8221;</strong>, senza tenere conto del fatto che quella mela primordiale altro non ci regalò se non un dubbio irrisolvibile e, con esso, <strong>la tentazione di esistere e di resistere</strong>.</p>
<p>Un pamphlet feroce questo scritto da <strong>Idolo Hoxhvogli</strong> che richiede al lettore un&#8217;immersione totale. Non ha solo un carattere filosofico, anzi utilizza una prosa ricca di simboli e di rimandi che ci invogliano a ricercare, mentre pian piano cadiamo nell&#8217;abisso della nostra Storia.</p>
<p>È quindi la presunzione di conoscere, di voler stigmatizzare tutto ciò che ancora è rimasto nella categoria del mistero, a condurre l&#8217;umanità verso l&#8217;autodistruzione. <strong>Incapace di stupirsi, ogni persona costruisce sé stessa prendendo spunto da quella Tecnica che sterilizza tutte le cose dall&#8217;inconoscibile.</strong></p>
<p>Fuori dalla dimensione spirituale, sottratto dalla propria comunità, isolato da ogni ideale comune, <strong>l&#8217;uomo è ormai un algoritmo che presume di sapere</strong>, che si dichiara ignorante solo per giustificarsi banalmente. <strong>Eliminati gli dei, ecco gli idoli che non hanno misteri</strong>, che si mostrano trasparenti e senza macchia pur navigando in un mare di contraddizioni.</p>
<p>La felicità è apparente e i risultati li dimostrano. <strong>C&#8217;è una società in guerra per cui esiste solo la prevaricazione</strong>, persino la democrazia si tramuta in una lotta ansiosa in cui &#8220;cane mangia cane&#8221;, contravvenendo così a tutte le consuetudini. <strong>Distrutti i miti, le utopie, i sogni, il Cielo, cosa resta se non un cumulo di tecnica ben argomentata?</strong></p>
<p>Ma sia ben chiaro, Idolo non è contro la scienza e non vorrebbe che l&#8217;uomo tornasse all&#8217;<strong>Età della pietra</strong>. Come tanti teme la caduta, la fine del rispetto verso ciò che è misterioso e sacro, ossia <strong>che riposa nell&#8217;inconoscibile e che va separato dalla mondanità; </strong>perché se è vero, come sosteneva <strong>Nietzsche</strong> nel suo <strong>Zarathustra</strong>, che l&#8217;uomo deve mettere fine alla lotta nefasta tra corpo e anima, non bisogna neanche cadere nella dittatura del corpo e della materia. <strong>È il Cielo anche la nostra dimora.</strong> Cielo inteso come spazio nel quale l&#8217;uomo riconosce il suo limite e la sua ignoranza, nube in cui si dialoga con Dio, con sé stessi e con l&#8217;Universo.</p>
<p><strong>L&#8217;utopia cui tende Idolo è l&#8217;equilibrio</strong>; il trionfo dell&#8217;inconsapevolezza che genera meraviglia, che sa spaventare e istigare alla conoscenza. Proprio <strong>la conoscenza</strong> non può essere prevaricatrice, non deve essere intesa come dominio, ma come<strong> &#8220;sapere che dà alla comunità dei viventi un&#8217;armonica esistenza&#8221;</strong>. Si apre quindi un altro conflitto, quello tra <strong>Tecnica e Trascendenza</strong>.</p>
<p>Sono tanti gli autori che Idolo inserisce, sottotraccia, nei suoi scritti. Vi ho ritrovato i padri della Chiesa, i mistici e gli utopisti del Cinquecento; <strong>Cioran e Caraco</strong> per lo stile tagliente e a tratti lapalissiano; persino le migliori intuizioni di <strong>Carlo Michelstaedter</strong>, in quanto lo scritto di<strong> Idolo</strong> <strong>Hoxhvogli</strong> è sicuramente espressione della <strong>nevrosi della Persuasione</strong>, che non abbozza un malessere, ma lo espone tenendo conto della <strong>Storia</strong> che i nostri geni si portano sulle spalle.</p>
<p>Il nostro passato ci indica tanto la strada per la salvezza quanto quella per la distruzione. <strong>Quale via abbiamo imboccato?</strong></p>
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		<title>Viaggio tra le parole: virtù</title>
		<link>https://www.borderliber.it/parola-virtu-viaggio-chiriano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jun 2023 01:43:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Elisa Chiriano. Foto in copertina di Pino Simone Virtù è una parola bella e ribelle. È miraggio e messaggio: ammalia, affascina e conquista. Sa di forza, vigore, temperanza e saggezza. Virtù è una parola potente e potenziale. È attività incipiente, energia. Viaggia da sola o in compagnia, indossando l’abito dell’abitudine o assumendo i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Articolo di Elisa Chiriano. Foto in copertina di Pino Simone</strong></h4>
<p>Virtù è una parola bella e ribelle. È miraggio e messaggio: ammalia, affascina e conquista. Sa di forza, vigore, temperanza e saggezza. Virtù è una parola potente e potenziale. È attività incipiente, energia. Viaggia da sola o in compagnia, indossando l’abito dell’abitudine o assumendo i connotati di forza dirompente, capace di sprigionare e raccogliere energie sempre nuove e diverse. È generativa del desiderio. A volte è disobbediente, perché ha proprie vie &#8211; o non ne vuole avere! <strong>(“Servitù è il vero nome di quell’obbedienza che non è virtù”, don Lorenzo Milani). </strong></p>
<p>La virtù è impaziente, sebbene la pazienza sia una virtù. È amabile, praticabile, esercitabile… eppure spesso la disprezziamo pensando che non esista più<strong> (Virtù viva sprezziam, lodiamo estinta, Leopardi)</strong>. Lungo è stato il suo cammino nel tempo e nello spazio. Un percorso virtuoso, qualche volta virtuale, raramente virale: quelle buone pratiche, capaci in nuce di diffondersi e di contagiare il mondo, a volte si sono fermate a metà strada. Una pervasività e una pluralità che continuano a suscitare domande e interrogativi circa le sue funzioni e caratteristiche.</p>
<p>Virtù è il valore militare, tipico dell’uomo coraggioso e impavido; è sinonimo di potenza e forza &#8211; vis, espressa dalle capacità naturali con connotati divini, connessi a quelli dell’onore e della perfezione. Portatrice di aspetti religiosi, ma anche politici, culturali e artistici, al punto da divenire forza creatrice dell’uomo, al di là e oltre l’avversa fortuna <strong>(Niccolò Machiavelli)</strong>, la virtù sta in bilico e al contempo è il giusto mezzo tra vizi opposti <strong>(per eccesso o per difetto)</strong>.</p>
<p>Virtù è una parola stellare, siderale, luminosa e illuminante; è una parola complicata e complessa, protesa tra cielo e terra. A Bersabea si tramanda, infatti, questa credenza: sospesa in cielo esiste un’altra Bersabea, dove si librano le virtù e i sentimenti più elevati della città. Se la Bersabea terrena prenderà a modello quella celeste diventerà una cosa sola con essa.<strong> (Italo Calvino, Le città invisibili)</strong>. È una città gioiello quella che viene descritta, fatta d’oro massiccio argento e con porte di diamante. Una città di pregio i cui abitanti accumulano metalli nobili e pietre rare, rinunciano agli abbandoni effimeri, elaborano forme di composita compostezza. Virtù è giusto mezzo, in medio stat virtus; è un punto di equilibrio <strong>(più o meno!)</strong>: “Que&#8217; prudenti che s&#8217;adombrano delle virtù come de&#8217; vizi, predicano sempre che la perfezione sta nel mezzo; e il mezzo lo fissan giusto in quel punto dov&#8217;essi sono arrivati, e ci stanno comodi&#8221;<strong> (Alessandro Manzoni, I promessi sposi, XXII)</strong>. Siam fatti di scienza e coscienza, ragione e passione, coraggio e fragilità. La virtù viaggia tra i poli opposti dell’esistenza e dell’essenza. Siamo tutto e il contrario di tutto e talvolta diventa virtuoso l’incedere in direzione ostinata e contraria, rischiando anche la vita tra flutti impetuosi di un mare in tempesta, mentre le incognite dell’ignoto e il desiderio di sapere ci spingono verso altro… oltre. <strong>“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza&#8221;</strong> <strong>(Dante, Inferno, XXVI)</strong>. La parola diviene veicolo privilegiato della ragione e strumento di vera conoscenza. Trae la propria forza dal pensiero virtuoso e virale, in quanto manifestazione di verità ed è sostanzialmente di genere femminile: è qualità della donna, soprattutto se si chiama Beatrice, distruggitrice di tutti li vizi e regina de le vertudi <strong>(Vita Nova, X, 2)</strong>, al punto che beltà e virtù convergono e cooperano nell&#8217;amor perfetto: &#8220;O donna di virtù sola per cui/ l&#8217;umana spezie eccede ogne contento/ di quel ciel c&#8217;ha minor li cerchi sui, <strong>(Inf, II)</strong>.</p>
<p>Virtuoso è ciò che ha valore e pregio. Ci si affanna per essere perfetti in ogni campo eppure… in principio era l’ozio, perché “L&#8217;ozio è il principio di tutti i vizi, il coronamento di tutte le virtù” <strong>(F. Kafka)</strong>. L’otium precede il negotium, sia dal punto di vista temporale che etimologico, essendo il secondo una negazione o derivazione del primo. Occorre fermarsi, incrociare le braccia e proclamare a gran voce con Cioran, che la pigrizia è la virtù salvifica per eccellenza.</p>
<p>E infine, si sorprenderanno i nostri graditi lettori e le sopraffine lettrici nel sapere che, per noi che qui scriviamo le sudate carte, virtù è soprattutto la vittoria in una sconfitta, è saper cadere, ma soprattutto riuscire a rialzarsi: da ciò scaturisce la vera umanità! Si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano scalfiti. “Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…” <strong>(Pier Paolo Pasolini)</strong>.</p>
<p>In fondo è proprio vero: <strong>occorre, sempre e comunque, far di necessità virtù.</strong></p>
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		<title>Risorgerà il sole di Sara Giulia Vitale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-sole-di-sara-illumina-e-ferisce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 May 2023 02:28:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Angelo Maddalena. Un’impressione “inedita” dopo la lettura di Risorgerà il sole, di Sara Giulia Vitale, Robin edizioni Chissà cosa penserebbe Pier Vittorio Tondelli di questo “colpo di sciabola” di Sara Vitale, che in 135 pagine descrive quel mondo che Tondelli, negli anni ‘80, aveva raccolto e pubblicato nelle antologie di giovani scrittori (under [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Angelo Maddalena. Un’impressione “inedita” dopo la lettura di Risorgerà il sole, di Sara Giulia Vitale, Robin edizioni</strong></p>
<p>Chissà cosa penserebbe <strong>Pier Vittorio Tondelli </strong>di questo “colpo di sciabola” di Sara Vitale, che in 135 pagine descrive quel mondo che Tondelli, negli anni ‘80, aveva raccolto e pubblicato nelle antologie di giovani scrittori (under 25, e Sara ci rientra in pieno!).</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-6990" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?resize=372%2C372&#038;ssl=1" alt="Risorgerà il sole" width="372" height="372" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?resize=1024%2C1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?resize=768%2C768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?zoom=3&amp;resize=372%2C372&amp;ssl=1 1116w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" data-recalc-dims="1" />Risorgerà il sole</strong> sembra non avere molte pretese, lo scrive la stessa autrice nelle “conclusioni”, se non quella di condividere un vissuto “tragico” eppure serpeggiante nelle nostre quotidianità, nella quotidianità di molti coetanei di Sara. Se qualcuno potrebbe trovarci una traccia di “romanzo terapeutico” <strong>(e la scrittura è sempre terapeutica, soprattutto se scava e apre o fruga nelle ferite, come direbbe Cioran)</strong> non si sbaglierebbe di molto.</p>
<p><strong>Risorgerà il sole</strong> ha sicuramente il valore di un documento e di una testimonianza preziosa, documento letterario ovviamente, perché i pochi che lo hanno letto (ad oggi, mentre scrivo, è ancora inedito) ci hanno trovato uno stile coinvolgente, “scritto bene, interessante”, <strong>dice Marta D., professoressa di filosofia di Perugia.</strong> Dice anche, Marta, che è un lavoro da comporre forse, sì perché <strong>Risorgerà il sole</strong> è anche un po&#8217; “irregolare” nella composizione, e forse anche in questo trova un tocco che spiazza, con quelle finestre filmiche, se così può dirsi, di personaggi (verosimili anzi veri?) abbozzati e presentati spesso in modo “monografico”, insomma, un libro da leggere per capire cosa serpeggia nel sottobosco spesso poco visibile in cui gli psicofarmaci sono magari più presenti delle droghe e dell’alcool, e in cui la violenza interiore non sempre trova canali e spesso finisce in tragedia <strong>(si veda il servizio dal titolo Disturbi psichici, le fragilità non viste, su Avvenire del 15 ottobre 2021)</strong>.</p>
<p><strong>Sara lo sa e lo dice</strong>, soprattutto alla fine del libro, in cui scopre le carte, perché questo è un libro confessione e testimonianza, offerto al mondo come specchio e come dono, come gioiello forse, spaventoso a tratti, preoccupante, illuminante e&#8230;che fruga nelle ferite: un libro, come direbbe e vorrebbe <strong>Emile Cioran: “pericoloso”.</strong></p>
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		<title>Risorgerà il sole di Sara Giulia Vitale. Un libro e altre narrazioni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/risorgera-il-sole-libro-sara-vitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 02:04:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Angelo Maddalena. In copertina &#8220;Risorgerà il sole&#8221; di Sara Giulia Vitale, Robin, 2022 Quando ho saputo che Sara aveva trovato lavoro in una gelateria di Milano, mi son detto che finalmente avrebbe lavorato per almeno sei mesi o anche più, poi dopo tre mesi le è scaduto il contratto, non so se le [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/risorgera-il-sole-libro-sara-vitale/">Risorgerà il sole di Sara Giulia Vitale. Un libro e altre narrazioni</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Angelo Maddalena. In copertina &#8220;Risorgerà il sole&#8221; di Sara Giulia Vitale, Robin, 2022</strong></em></p>
<p>Quando ho saputo che Sara aveva trovato lavoro in una gelateria di Milano, mi son detto che finalmente avrebbe lavorato per almeno sei mesi o anche più, poi dopo tre mesi le è scaduto il contratto, non so se le hanno proposto di rinnovarlo, e neanche mi ha dato il tempo di chiederle se c’era questa possibilità: <strong>“Meglio così”, mi ha detto, “almeno potrò farmi le vacanze libera, dopo si vedrà”.</strong></p>
<p>Pochi mesi dopo è uscito il suo primo libro, <strong>Risorgerà il sole</strong>, un romanzo che forse <strong>Emile Cioran</strong> avrebbe apprezzato, lui che diceva: <strong>“Un libro deve frugare nelle ferite, o aprirne di nuove, un libro dev’essere pericoloso”</strong>. Quando, venti anni fa, leggevo <strong>Disoccupazione creativa, di Ivan Illich</strong> (pubblicato per la prima volta a fine anni ‘70), non immaginavo che la generazione nata alla fine degli anni ‘90, come quella di <strong>Sara</strong>, avrebbe maturato un percorso così “spiazzante” nei confronti del lavoro fisso.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-6990 " src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/05/risorgerailsole.jpg?resize=464%2C619&#038;ssl=1" alt="" width="464" height="619" data-recalc-dims="1" />Dopo la pandemia negli Stati Uniti si è diffusa la tendenza a dimettersi volontariamente da posti di lavoro fissi e anche ben pagati, è il movimento conosciuto con il nome di <strong>Grandi Dimissioni.</strong> Pensavo fosse difficile che attecchisse in <strong>Italia</strong>, paese notoriamente di “affezionati al posto fisso” e invece gli ultimi dati parlano di un milione e seicento mila persone che hanno volontariamente abbandonato il posto fisso negli ultimi sei mesi, in Italia. Cerco di capire meglio di cosa si tratta, la scorsa estate mancavano <strong>250 mila cuochi</strong> e camerieri nei ristoranti, due mie amici che gestiscono ristoranti in <strong>Umbria</strong> mi confermano la difficoltà a trovare personale in cucina.</p>
<p><strong>Federica, dell’Osteria Rosso di Sera,</strong> mi dice che da agosto del 2022 ha iniziato a pagare un cuoco con uno stipendio “da manager”, perché non trovava nessuno, e stiamo parlando di un ristorante tra i più rinomati in Umbria che fino a un anno fa trovava un cuoco senza la minima difficoltà. E non è solo una questione di pagare bene o pagare di più o <strong>“tutta colpa del reddito di cittadinanza”</strong>, è una nuova coscienza, covata negli ultimi decenni, fiorita negli ultimi anni in chi è nato tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio del 2000, ma anche il periodo di quarantene a ripetizione che, prima con lo smart workng, poi a forza di stare fermi e quindi costretti a riflettere bene su se stessi e sul proprio futuro, ha generato qualcosa di nuovo e ancora in via di definizione.</p>
<p>Ho provato a chiedere a <strong>Sara</strong> come vive e cosa pensa di questa “nuova” tendenza che la coinvolge. <strong>Sara è nata nel 1998 a Milano</strong>, si è diplomata al liceo artistico Boccioni e poi si è iscritta a <strong>Mediazione Linguistica</strong>, ma non ha continuato, ha fatto un corso di doppiaggio a <strong>Milano</strong> e sta facendo un corso intensivo per traduttrice dialoghista a <strong>Bologna</strong>. Ha da poco iniziato a lavorare part time, come lei stessa dice: <strong>“Al momento, e oso dire per fortuna, lavoro in una autoscuola come receptionist tutte le mattine”</strong>. Credo che le sue risposte vadano nella direzione di una richiesta di fermarsi per capire cosa sia la cosa importante per sè stessi, così come credo sia per tutti gli altri che stanno facendo scelte simili negli ultimi anni.</p>
<p><strong>Circa venti anni fa incontrai</strong> <strong>Maria, una ragazza di Comiso, aveva 19 anni</strong> e mi disse che aveva smesso di andare al liceo per un anno, durante quell’anno aveva viaggiato e poi era tornata e si era diplomata. Forse è questo il punto, che anche Sara in un certo qual modo indica, a volte direttamente a volte indirettamente: <strong>capire cosa si vuole e viaggiare</strong>, anche se Sara spesso denuncia il fatto che per viaggiare occorrono molti soldi. <strong>Cartesio</strong>, cinquecento anni fa, diceva che voleva impiegare tutte le energie spirituali per capire quale fosse la sua strada e percorrerla fino in fondo.</p>
<p><strong>Erich Fromm nel libro Fuga dalla libertà</strong> spiega che la cosa più difficile da fare, nella vita, è capire quello che vogliamo, e che è più difficile oggi, anche se abbiamo molti strumenti rispetto a qualche secolo o a qualche decennio fa, ma oggi, spiega <strong>Fromm</strong>, esistono molte più <strong>“autorità interiorizzate”</strong>, il conformismo, l’opinione pubblica, il senso comune, e attenzione: Fromm scriveva negli anni ‘30, mentre c’erano regimi totalitari come il fascismo di <strong>Mussolini</strong> in Italia e <strong>Hitler</strong> in Germania.</p>
<p>Quindi Sara e tanti altri che stanno rifiutando il posto fisso, forse stanno scardinando quell’imperativo interiorizzato secondo il quale, non solo si deve lavorare (ma questo <strong>Sara lo ammette e lo accetta: “Intanto bisogna sempre partire dal presupposto che comunque si deve lavorare”, dice, e aggiunge: “I datori di lavoro dovrebbero pagare il giusto, senza sfruttare e lasciare una giusta quantità di tempo libero ad ogni dipendente in modo che possa svagarsi”</strong>), ma ancor più importante, è la coscienza di difendere il tempo per sé stessi, che può aiutare a decidere e a “svagarsi”.</p>
<p>Si tratta di riprendersi in mano la propria vita, che è anche viaggiare per conoscere sé stessi e gli altri, vicini e lontani. Per quanto riguarda la possibilità di viaggiare pagando poco, <strong>Woody Gutrie</strong> la metteva giù così: “Per viaggiare molto ci sono due strade: avere tanti soldi o non averne affatto, nel secondo caso si apre un mondo meraviglioso!”. A proposito di “creatività” nel viaggiare e nel vivere, è da poco uscito il libricino <strong>La Disoccupazione creativa è ancora viva?”, di Animo Mare, nella collana ProfondileAli delle Autoproduzioni Malanotte.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>P.S.: questo pezzo è stato scritto a febbraio del 2023, nel numero di maggio de Il Messaggero di Sant’Antonio c’è un articolo di Giulia Cananzi dal titolo La grande diserzione, in cui è citato il libro di Nicola Colamedici da poco pubblicato: Ma chi me lo fa fare?, come il lavoro ci ha illuso, la fine dell’incantesimo (HarperCollins).</em></p>
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		<title>Santa Teresa d&#8217;Avila e la sua divina liberazione</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 01:30:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Martino Ciano. In copertina &#8220;Storia della mia vita&#8221; di Teresa d&#8217;Avila, San Paolo edizioni, 2015</h4>
<p>Santa Teresa d&#8217;Avila disprezzava il mondo ogni qualvolta il Signore la liberava dal suo abbraccio. Un giorno, sua Maestà la prese con sé e la fece camminare in quel luogo in cui si dimora solo dopo aver patito le limitazioni dei cinque sensi. <strong>In Paradiso si entra per violenta concessione, ma terribile è tornare in sé stessi, tra le mura della gabbia di carne e ossa su cui si abbatte ogni supplizio.</strong> Meglio morire una volta per tutte, perché il mondo distrugge e rende fiacchi. La vita è dono fino a un certo punto, per farne buon uso bisogna circondarsi di solitudine e di libertà. In troppi momenti, Teresa non fu né sola né libera. <strong>Ma dove possiamo trovare la pace visto che siamo obbligati a vivere?</strong> D&#8217;altronde solo il Signore ha il diritto di animare e fermare il battito del cuore. <strong>Teresa disse che tutto è già in noi, che bisogna lasciarsi inondare dall&#8217;acqua santa che sua Maestà versa sul nostro arido terreno. </strong>Solo allora, dopo essere annegati con gratitudine, si può considerare vano ogni piacere terreno, ogni istante passato sotto la luce del sole. Non abbiamo bisogno di conoscere altro.</p>
<h3>Santa Teresa d&#8217;Avila e la luce di Dio</h3>
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<p><strong>Nella Terra di Dio c&#8217;è una luce diversa da quella che vediamo qui.</strong> Nonostante essa sia insopportabile per i nostri occhi, la luce divina non acceca, ma purifica e nessun corpo riflettendola produce ombra. Questo è l&#8217;amore che lei vide e che le insegnò ad avere disprezzo per il mondo e per la sua sostanza. <strong>Sostanza divina o del demonio?</strong> Lei non seppe mai rispondere, ma era tormentata dall&#8217;idea che il diavolo la stesse ingannando. Dopotutto, il Demonio sa illudere, perché anche lui è stato un angelo, quindi ha memoria del Regno di Dio. Ecco quindi l&#8217;atroce dubbio che perseguitò Teresa per tutta la vita: <strong>provengono da Satana o da Nostro Signore le meraviglie che vedo e che attraverso?</strong> <strong>È il maligno che mi rapisce o l&#8217;amore di Colui che tutto può e crea?</strong></p>
<p>Iniziarono così i suoi patimenti. Lei cominciò a percuotersi la mente con mille paure; su un letto di spine poggiò la sua anima. <strong>Si abbandonava a una logorante orazione mentale che la faceva uscire dal proprio corpo.</strong> Dialogò con Dio, con suo Figlio, con la Vergine Maria e in qualche modo loro si manifestarono. Un giorno, un angelo scese dal cielo e con un dardo dorato le trafisse le viscere e il cuore. Godette alternando gioia e dolore. Ma neanche questo segno le bastò, perché lei avrebbe voluto raggiungere quella quiete che un giorno, per caso, vide posarsi sul volto di un&#8217;anziana suora. Lei infatti se ne stava sofferente in un letto, bloccata da una grave occlusione intestinale che in seguito l&#8217;avrebbe uccisa. E nonostante le feci le uscissero dalle piaghe, l&#8217;anziana suora lodava il Signore. <strong>Teresa la invidiò, voleva quella pazienza; sarebbe stata la strada per sopportare tutto</strong>. <strong>Dio parla attraverso la tortura; dona amore con carezze da aguzzino.</strong></p>
<h3>Dio è inconscio</h3>
<p><strong>Dio non è morto, ma è inconscio.</strong> Ciò non lo disse Teresa, ma Lacan secoli dopo di lei. Ed ecco che inconsciamente lei si confidava, si lasciava rapire dai suoi tormenti, dalla sua isteria. Lottava contro sé stessa e contro il Signore. Parlò con confessori e persone che avevano patito quanto lei per i dubbi che Dio instilla nelle menti dei suoi amanti. Teresa ne incontrò uno che per oltre vent&#8217;anni si era concesso solo un paio di ore di sonno al giorno; e anche quando dormiva faceva di tutto per tormentarsi, tant&#8217;è che sonnecchiava restando in piedi o inginocchiato o rannicchiandosi sul pavimento di una cella ampia quattro piedi. <strong>Il suo nome era Pietro d&#8217;Alcantara e fece ogni cosa per dominare i furori del corpo; per lui anche la fame andava sedata.</strong> Eppure, quel frate dalle nobili origini, che lasciò tutto per farsi massacrare dall&#8217;amore di Dio, morì anziano e lucido, e fu proprio lui a incitare Santa Teresa affinché continuasse con la riforma dell&#8217;ordine delle Carmelitane. Fu lui che la rassicurò sulle meraviglie e i tormenti che riceveva quotidianamente: <strong>essi erano volontà di Dio. </strong>Ma neanche Pietro la convinse del tutto, tant&#8217;è che scrisse il <strong>Libro della sua vita</strong>, affinché i suoi confessori si pronunciassero sulle sue <strong>grazie mistiche.</strong></p>
<p>Per lei tutto era vanità, ogni cosa del mondo era menzognera, ogni uomo aveva perso l&#8217;intimo rapporto con Dio, tutto ciò che stava sulla Terra era ambiguo. Lei che aveva camminato nella dimora del Signore, aspirava alla morte, alla pace del cuore e della coscienza. <strong>Ma la morte è un dono del Creatore, che in quel momento sa essere Giudice, carnefice e vittima della sua ingordigia &#8211; ma Teresa questo non lo dice; lo aggiungo io, ispirato dalla lettura della sua vita.</strong> Lei l&#8217;attendeva, la invocava tutti i giorni, e Dio le rispondeva con dolori e sofferenze, con pene che le rischiarivano il cuore, perché più si patisce, più si è purificati. Solo le lacrime e l&#8217;amore incondizionato sono benedetti dal Signore.</p>
<p>Dio la rapì per sempre il 15 ottobre 1582. Fu sposa di Gesù, al quale si concesse durante le sue estasi spirituali; con preghiere, privazioni, tormenti e sussurri d&#8217;amore lo corteggiò. <strong>Ora, lei riposa nella follia di Dio. </strong></p>
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