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	<title>Allucinazione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Al supermercato: un razionamento ideologico</title>
		<link>https://www.borderliber.it/al-supermercato-racconto-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 21:54:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Al supermercato: un razionamento ideologico&#8221; è un racconto di Martino Ciano Sono apparso a me stesso in una stanza trasformata, per dispetto, in un luogo comune. Mi sembrava di essere nel mezzo di una corsia d&#8217;ospedale, poi mi sono reso conto che di fronte a me c&#8217;era uno scaffale pieno di scatole colorate contenenti riso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Al supermercato: un razionamento ideologico&#8221; è un racconto di Martino Ciano </strong></p>
<p>Sono apparso a me stesso in una stanza trasformata, per dispetto, in un luogo comune. Mi sembrava di essere nel mezzo di una corsia d&#8217;ospedale, poi mi sono reso conto che di fronte a me c&#8217;era uno scaffale pieno di scatole colorate contenenti riso soffiato e fiocchi di mais da fare scivolare in tazze di latte parzialmente scremato. Ero quindi in un supermercato, in un tempio moderno in cui si esorcizza la carestia.</p>
<p>In uno schermo gigante vedevo passare le immagini ultra-realistiche di un uomo che accarezzava le banane, che odorava pomodori, che baciava lattughe prima di riporle in un cesto. «Così &#8211; dissi sussurrando &#8211; un dipendente del supermercato che sto attraversando cura la roba che comprerò». Questo è amore, amore disperato. Forse è un rito di abbandono o un modo dolce per lasciarsi alienare dal lavoro, magari è una nuova forma di love bombing.</p>
<p>Rimasi fermo con le mani salde al carrello che stavo tirando. Ero apparso a me stesso nel luogo sbagliato, ma nel momento propizio. Io pensavo a un&#8217;imminente guerra nucleare, all&#8217;insorgenza di un fungo atomico tra il banco dei latticini e il reparto carni. Saremmo stati travolti tutti, saremmo stati trasformati in quanti. Evviva la disintegrazione che mescolerebbe le cose, dando un calcio nel culo al rapporto qualità-prezzo. Eppure, mi sembrava normale che l&#8217;inflazione riuscisse ancora a incidere sui nostri umori. D&#8217;altronde campiamo facendoci conti quotidiani.</p>
<p>Poiché nessuno ha davvero qualcosa da dire, al supermercato ho almeno qualcosa da fare. Oltre a comprare posso bestemmiare per l&#8217;aumento dei prezzi. Mi chiedo qual è il motivo, visto che nulla di apparentemente significativo è accaduto nella mia vita. Non me ne frega niente delle città distrutte dalla guerra. Non m&#8217;importa della follia dei dementi al potere, messi lì da un popolo di altrettanti dementi. So che il popolo-gregge cerca l&#8217;uomo-bestia, perché dopotutto gli piace farsi sbranare. E io odo le masse, persino la democrazia mi ha rotto le scatole. Il suffragio universale è una truffa.</p>
<p>Al supermercato penso addirittura a un libro recentemente letto sull&#8217;impresa di Fiume, che fu una sorta di Repubblica poetica in cui vigeva il libero amore, la libertà assoluta e la dissoluzione di ogni convenzione. Cazzo, sembrava Woodstock e invece era in un posto conteso da Italia e Jugoslavia, nell&#8217;anno del Signore 1919. Lì emigrarono, affascinati dall&#8217;impresa, giovani anarchici, comunisti, arditi, nazionalisti e primi ferventi fascisti. Non si capiva niente, insomma, però si andava quasi sempre d&#8217;accordo. L&#8217;importante era dimostrare di essere contro qualcosa. Reggeva il comando il poeta D&#8217;Annunzio. Erano tutti delusi, come oggi, dell&#8217;Italia retta da un Governo di idioti che non sapevano da che parte stare. Manco i confini nazionali sapevano difendere, tant&#8217;è che il popolo se ne andava in giro a parlare di una certa &#8220;vittoria mutilata&#8221;. Era finita da meno di un anno la Prima Guerra Mondiale e si tirava a campare.</p>
<p>Al supermercato, quindi, ero affranto perché avrei voluto partecipare a un&#8217;impresa del genere. Invece, contemplavo le tavolette di cioccolato, cercando quelle con circa l&#8217;ottantacinque percento di cioccolato fondente. E intanto la pubblicità sul maxischermo andava di continuo. Mi venne il disgusto verso quell&#8217;attore che, magari per quattro spicci, doveva impersonare un dipendente alienato che preferiva passare la notte a palpare frutta, piuttosto che a coccolare sua moglie.</p>
<p>Ecco, ero apparso a me stesso nel luogo sbagliato, ma nel momento propizio. Avrei potuto dare vita a una rivoluzione, lì nel parcheggio. Avrei potuto incendiare un&#8217;auto, magari la mia per dare agli altri il buon esempio. Prima però avrei dovuto pagare il conto alla cassa, dando alla cassiera l&#8217;impressione di essere felicemente annoiato.</p>
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		<title>È finito il maltempo? Non ci resta che l&#8217;allucinazione del Ponte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/e-finito-il-maltempo-ponte-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 16:28:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Allucinazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;È finito il maltempo?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Dei morti in mare, degli uragani, dei cicloni, della distruzione e di un territorio che cade a pezzi parlano solo i diretti interessati. Ogni cosa passa, si frantuma in scaglie di ironica preoccupazione. Corre veloce la tragedia, notizia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;È finito il maltempo?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Dei morti in mare, degli uragani, dei cicloni, della distruzione e di un territorio che cade a pezzi parlano solo i diretti interessati. Ogni cosa passa, si frantuma in scaglie di ironica preoccupazione. Corre veloce la tragedia, notizia dopo notizia si infrange. Poi finisce beatamente nel silenzio e nello sconforto. Tutto si riduce a uno slogan che accompagna un sospiro di sollievo: «È finito il maltempo».</p>
<p>Cadaveri restituiti dalle onde: chi ne parla? Conosci la Calabria del Ponte sullo Stretto? Ecco quella interessa e attira, come se nessuno vedesse che c&#8217;è arretratezza in questo progresso. In mezzo c&#8217;è il nulla. Ci sono strade cui manca l&#8217;asfalto, binari su cui corrono ancora treni a gasolio, paesi in cui l&#8217;erosione costiera sta togliendo il sostentamento. Ma a chi importa? È politica, è rumore, è chiasso ed è persino opinione. Ci sono i barbari del pensiero che ti gridano contro le loro ragioni. Hanno dalla loro parte il potere di parole che seguono il meccanismo del &#8220;qui-ora&#8221;. Null&#8217;altro interessa, importa dire «è colpa di questo e di quello. La colpa è di tutti, tranne che la nostra. Perché noi che commentiamo non abbiamo responsabilità. Noi sopportiamo».</p>
<p>Sì, è finito il maltempo. Il maltempo lo abbiamo subito. La Calabria è in ginocchio da est a ovest, da cima a fondo. C&#8217;è il Ponte sullo Stretto che ci aspetta con il sorriso sulle labbra. Ci chiama: «Muratori e carpentieri, fate sentire il vostro grido di battaglia. Avanti tutta, venite a edificare. Armate le ruspe, le betoniere e le gru. Il cemento sia un alleato». Ora possiamo pensare come se tutto fosse un&#8217;allucinazione. La politica regionale scalcia per il consenso. Ci sono selfie di consiglieri tra le macerie, tra la gente disperata, vicini alle onde, nei pressi del cataclisma ritoccato con qualche filtro.</p>
<p>È finito il maltempo ora: è stato solo un evento eccezionale. L&#8217;anno prossimo di questi tempi farà caldo, magari mangeremo già frutti estivi. L&#8217;eccezione meteorologica non va tenuta in considerazione, non bisogna costruire su di essa un caso eclatante, solo un po&#8217; di baldoria e di entusiasmo. Bisogna colpire gli astanti nei loro punti deboli. Il terrore provocato da una parete rocciosa che crolla; la maledizione di una pietra che ruzzola; la nebbia che provoca incidenti; gli smottamenti che portano via le case; i fiumi che esondano e dilapidano i sacrifici delle popolazioni; cadaveri restituiti dal mare in burrasca. È un&#8217;immagine vincente quella della morte che si deposita sulle spiagge. La vita non importa. Il cronista serve la morte.</p>
<p>Però ora è finito il maltempo: l&#8217;ira di Dio si è placata. Ogni peccatore è stato sanato e benedetto, ciascuno risplende di luce propria. Possiamo gioire, perché non ci saranno più disastri annunciati o già delineati. Ogni colpa verrà distribuita equamente. C&#8217;è un Ponte sullo Stretto che ci attende, che ci renderà migliori, che ci unirà a un&#8217;isola, che non ci farà sentire più soli. Quante difficoltà abbiamo superato noi calabresi. Ora anche il maltempo è finito.</p>
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		<title>Madama</title>
		<link>https://www.borderliber.it/madama-racconto-leggero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 23:02:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Martino Ciano Implodeva nel cervello e nel sangue, tra le cellule che catturano i fotogrammi del divenire e tra quelle che combinano le emozioni. Lo spirito della Madama aleggiava su di te. Nel cocktail allucinogeno, sguazzavi con quegli occhi spalancati sulle luci della discoteca che pulsavano a ritmo di tecno marziale. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Racconto e foto di Martino Ciano</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Implodeva nel cervello e nel sangue, tra le cellule che catturano i fotogrammi del divenire e tra quelle che combinano le emozioni. Lo spirito della <strong>Madama</strong> aleggiava su di te. Nel cocktail allucinogeno, sguazzavi con quegli occhi spalancati sulle luci della discoteca che pulsavano a ritmo di tecno marziale.</p>
<p>A calci in culo ti prendeva la grancassa; mani d&#8217;aria, ma dalla presa forte come quella delle tenaglie, ti strappavano l&#8217;anima. <strong>Trasmigravi tra la gente e sembrava che di ciascun componente riuscissi a decifrare le sensazioni.</strong> Qualcuno era annoiato, altri eccitati; c&#8217;erano anche persone a cui stavano strette le mutande.</p>
<p>Tu navigavi in una pace caotica. <strong>Da qualche parte nel tuo cervello era in corso una battaglia;</strong> sentivi infatti le esplosioni delle bombe, il fischio dei razzi, il boato degli aerei che rompevano il muro del suono. Ma te ne fregavi, eri salvo, ridevi anche quando nelle orecchie giungevano le urla di qualche uomo o soldato che era saltato in aria, che era stato fatto a brandelli. <br /><br /><strong>&#8220;Domani andrò a pulire i muri imbrattati di sangue. Raccoglierò con scopa e paletta le interiora disseminate sul terreno&#8221;</strong>, dicevi a te stesso. Eri in cerca di una direzione; assente, anzi eri un imbambolato tra mille ballerini improvvisati che come molle saltavano da una parte all&#8217;altra. Passando tra loro, sfiorandoli, avvertivi l&#8217;odore di sudore che si mischiava a fragranze femminee.</p>
<p>Docile, annusavi come un cane bastonato; eri tatto, eri l&#8217;epidermide del tuo sballo<strong>.</strong> Il <strong>cartone</strong> che ti eri calato aveva fatto effetto, altri tre<strong> francobolli</strong> li avevi in tasca. Li custodivi con cura, ti sarebbero serviti per la <strong>&#8220;buonanotte&#8221;</strong>, per dimenticare i debiti che avevi disseminato in giro per comprare i tuoi viaggi multidimensionali.<br /><br /><strong>&#8220;Non li pagherò, ma porterò loro nel mio mondo, in questa pace. Proveranno la serenità della mia anima danzante&#8221;</strong>, e intanto camminavi ed esploravi, penetravi la calca fin quando non ti sei trovato a ballare un valzer con la <strong>madama</strong>. Tenevi strette le sue mani callose, sentivi un pesante profumo di sigaro al caffè; eppure ti lasciavi accompagnare nei movimenti dalla signora; ti aggrappavi alle sue spalle e ciondolavate. Le stavi per baciare il collo, ma proprio in quel momento quella ti ha spinto, ti ha sbilanciato. Gli altri intorno a te si sono spostati, ti hanno fatto cadere come un sasso. <br /><br />&#8220;Sì, prendimi qui, madama mia. Mi hai inseguito troppo questa sera. Ma ti giuro, stavo giocando, non stavo fuggendo da te&#8221;. E quella ti ha girato, ti ha schiacciato la faccia sulla pista da ballo e ti ha ammanettato. <br /><br />&#8220;Prendimi a calci nel culo, madama mia; sono tuo, nel dolore e in ogni mia erezione&#8221;, ma ti sei sentito sollevato da terra, issato come una vela; e infatti tu sfarfallavi e gioivi, fin quando uno non ti ha fatto una rivelazione: <strong>&#8220;Coglione, ti stanno arrestando&#8221;</strong>. E allora ti sei voltato e hai visto lo sbirro. La madama che volevi sedurre non esisteva per davvero, eppure ti ha fottuto.</p>
<p>Calvo, nerboruto, in borghese, ma pronto all&#8217;azione. <strong>&#8220;Fascista&#8221;</strong>, gli hai gridato e, intanto, due buttafuori sono venuti ad aiutarlo. Opponevi resistenza e quello ti ha dato uno schiaffo. Ti sei tranquillizzato, ti hanno portato a casa della madama, tra risate e stridore di denti&#8230; a pezzi.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo<strong> </strong></em><strong><a href="https://www.borderliber.it/blitz-per-giovani-marmotte/">clicca qui e leggi anche &#8220;Blitz per giovani marmotte&#8221;</a></strong></p>
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		<title>La notte porta consiglio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/notte-porta-consglio-divagazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2023 02:56:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La notte porta consiglio&#8221; è un articolo di Martino Ciano  Tu ricordi quando il tempo si è fermato? Boccheggiava in cerca di ossigeno, mentre intorno pioveva aceto. Prendeva vita il tremore delle ossa, l&#8217;infarto della ragione, un travaso di bile che ti ingannava con un sapore di fragola che si fissava sul palato. Chi aspettavi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La notte porta consiglio&#8221; è un articolo di Martino Ciano </strong></p>
<p>Tu ricordi quando il tempo si è fermato? Boccheggiava in cerca di ossigeno, mentre intorno pioveva aceto. <strong>Prendeva vita il tremore delle ossa, l&#8217;infarto della ragione, un travaso di bile che ti ingannava con un sapore di fragola che si fissava sul palato.</strong> Chi aspettavi in una sera di disprezzo, mentre alle tue spalle era gioia e in una casa la luce soffusa della lampada illuminava il salotto dei giochi dell&#8217;amore ansioso?</p>
<p>Eri in un bar, fuori il vento spazzava via i sogni, una dama vestita di colori vivaci, così shocking da bucarti gli occhi, da illuderti con visioni serene&#8230; <strong>un bambino tenuto per mano da una madre con il sorriso da Monna Lisa</strong>&#8230; ti salutò, ma tu non ricordasti il suo nome, ché di giorno è facile giocare a nascondino, mentre di notte si corre a fare &#8220;tana libera tutti&#8221;, anche se non ci si libera della sensazione di farsi fuori, fuori da ogni libertà che ammanetta e conduce in un carcere infinito, <strong>ché la libertà è una condanna all&#8217;esistere e di essere qualcosa o qualcuno mai si smette.</strong></p>
<p>Notte di madri piangenti, appese alla speranza di una croce. Assisti adesso a una processione di <strong>Madonne svogliate</strong>, che imprecano contro lo <strong>Spirito del Dio ingordo</strong>, al quale chiedono la resurrezione dei figli strappati alla vita dalle calamità del destino. <strong>E tu quale destino vuoi?</strong> Ora che ti riconosci figlio allevato secondo il buon principio, il <strong>bon ton che non ammette anarchiche deflagrazioni</strong>, hai compreso che non ti è permesso di ridere del fato. Si nasce liberi e puri, si muore porci&#8230; una coltellata alla gola faceva fuoriuscire il sangue del maiale appeso a testa in giù. Mentre intorno era festa, tu trattenevi le lacrime sorridendo, perché <strong>il terrore non si mostra del tutto, ma si assapora, si ingoia, si digerisce, si assorbe e solo così ti fa uomo&#8230;</strong></p>
<p>Leggi e rileggi questa prosa, non c&#8217;è parola che sappia occludere la tua anima. Scriveresti per mille giorni, forse per infiniti secondi. Solo una linea hai tracciato nella coscienza: <strong>la notte che porta consiglio.</strong> La parola fine si scrive dopo un lungo pentimento, <strong>ma ancora non hai voglia di pentirti.</strong></p>
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		<title>Dentro lo specchio nero. Nuove tecnologie per una realtà invecchiata</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dentro-lo-specchio-nero-nuove-tecnologie-per-una-realta-invecchiata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2022 01:21:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Allucinazione]]></category>
		<category><![CDATA[Black Mirror]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gennaro Lento La riflessione nacque qualche tempo fa, mentre assistevo ad uno spettacolo di alcuni artisti di strada ad una festa di paese. Ero incantato a guardare un uomo vestito da fachiro mentre sputava fuoco dalla bocca, forse irretito da immagini provenienti da qualche evento analogo avvenuto nel mio passato e impresso nella [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Gennaro Lento</strong></em></p>
<p>La riflessione nacque qualche tempo fa, mentre assistevo ad uno spettacolo di alcuni artisti di strada ad una festa di paese. Ero incantato a guardare un uomo vestito da fachiro mentre sputava fuoco dalla bocca, forse irretito da immagini provenienti da qualche evento analogo avvenuto nel mio passato e impresso nella memoria. Ricordo l’atmosfera sospesa e il brivido di eccitazione che mi teneva incollato a quella visione. Ad un certo punto, staccando per un attimo lo sguardo dal mangiafuoco, mi accorsi con una certa inquietudine di essere circondato da una fungaia di cellulari sollevati al cielo, intenti a riprendere la scena mentre i loro proprietari cercavano di sbirciare lo spettacolo tra un braccio alzato e l’altro.</p>
<p>Rimasi di sasso. Che senso aveva registrare il reale per rivederlo magari il giorno dopo, perdendosi l’evento nel momento stesso in cui avveniva? Era più importante imprimerlo nella memoria di plastica e metallo del device, piuttosto che in quella organica del proprio cervello?</p>
<p>Questa considerazione apre la via ad una domanda cruciale: <em>quanto è diventato necessario l’utilizzo delle nuove tecnologie nelle nostre vite e quanto crescerà ancora?</em></p>
<p>La questione è interessante nella stessa misura in cui inquieta, perché ci consente di aprire uno squarcio sulla superficie della nostra esistenza per osservare i meccanismi che la regolano dal di dentro. Soprattutto, ci permette di intravedere le colonne portanti del futuro e di come funzionerà la vita negli anni a venire.</p>
<p>Probabilmente molti di voi hanno visto Black Mirror, una serie in onda su Netflix che parla degli inquietanti legami tra uomo e tecnologia, mostrandoci un futuro distopico che minaccia di diventare reale nascosto dietro lo specchio oscuro di uno schermo spento, che riflette impietosamente noi stessi e l&#8217;evoluzione della società umana.</p>
<p>In uno degli episodi della terza stagione, Nosedive, si ipotizza l’esistenza di un social così evoluto da diventare un innesto corneale, dove ogni nostra azione viene continuamente esaminata da noi stessi e dagli altri in maniera positiva o negativa attraverso un apprezzamento da una a cinque stelle. La somma di tutti questi giudizi diventa una sorta di rating della nostra persona visibile a chiunque. In questo universo l’unico modo per avere successo è quello di piacere a tutti, operando una continua soppressione della propria personalità per cercare di essere popolari e simpatici, seguendo una Way of Life in cui l&#8217;apparenza è l&#8217;unica cosa che conta. Se qualcuno ce lo chiedesse, probabilmente la maggior parte di noi risponderebbe che questo tipo di socialità sarebbe uno stravolgimento assoluto del nostro modo di vivere, totalmente svincolato dalla realtà e immerso in una dimensione virtuale così pervasiva da portare all’alienazione e all’infelicità.</p>
<p>Ma siamo sicuri che sia così?</p>
<p>In realtà basterebbe fermarsi un attimo a guardare la realtà che ci circonda per accorgersi, in maniera assolutamente nitida, che già adesso le nostre vite sono quasi completamente affidate ai device, custodi di ogni tipo di informazione su di noi, dalle più importanti a quelle più banali. Una porzione notevole della nostra esistenza codificata in un fascio di impulsi elettrici. In pratica, una vera e propria scatola nera.</p>
<p>Un esperimento interessante è quello di fermarsi in un qualche luogo ad alta densità umana per osservare gli altri da un punto di vista neutro, capace di restituire una fotografia chiara e immediata dei comportamenti consolidati. Andate in un centro commerciale e piazzatevi in un angolo da dove poter scrutare il maggior numero di persone mentre passeggiano lungo le gallerie. Immediatamente vi accorgerete che la stragrande maggioranza degli individui, che siano da soli o in compagnia, ha una mano occupata da un cellulare e che molti di questi lo utilizzano mentre camminano, per scattare selfie, fare telefonate, scrivere messaggi o ascoltare musica dalle cuffiette.</p>
<p>Dopo qualche minuto vi renderete conto della disinvoltura con la quale queste persone utilizzano i loro device, come se fosse del tutto normale stare in mezzo ad una moltitudine di propri simili e restare per la maggior parte del tempo chiusi in una bolla personale senza sfiorarsi realmente mai.</p>
<p>È un’immagine potente. Ed è raccapricciante.</p>
<p>Dunque, c’è ancora qualcuno pronto a negare che praticamente quasi tutta la nostra socialità passa attraverso uno strumento tecnologico? C’è qualcuno pronto a giurare di non essere coinvolto in questa specie di allucinazione di massa? E, in definitiva, siamo proprio sicuri di non essere dentro un episodio di Black Mirror?</p>
<p>In fondo, anche adesso, da quale mezzo state leggendo queste parole?</p>
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