Sangue Nero… di simboli e di parole

Sangue Nero… di simboli e di parole

Recensione di Adriana Sabato

Da piccola giocavo con la terra nera della Sila. Mi piaceva l’odore che emanava: sapeva di mamma, sapeva di casa, sapeva di pane. Mi ci rotolavo sopra finché io stessa diventavo nera e i miei vestiti erano da smacchiare a fondo. A volte finiva pure in bocca la terra, come a voler gustare un piatto prelibato e, mentre mia madre mi lavava, la sputavo quasi a malincuore. Terra torbosa, umida e ricca, densa di elementi vitali: come il sangue. Quel sangue che per una donna – bambina – appare all’improvviso, terrorizzando o compiacendo a seconda dei casi, e scompare sempre in un modo che a volerci fantasticare sopra, appare ancora misterioso!

La lettura di Sangue nero, la raccolta di aforismi e poesie di Albino Console, mi ha rimandato a quella tenera età, mi ha ricordato il sapore della terra nera e torbosa, la terra della Silva decantata da Virgilio e Plinio, risvegliando in me una duplice sensazione: malinconia e tristezza da un lato e non solo perché il rimando è a quelli che sono tempi passati, ma anche perché il sangue nero è denso e coagulato. È oscuro presagio di malattie fisiche o di energia vitale debole o spenta. È la morte che bussa. La morte del cuore e della mente, la morte di quella coscienza che, rappresenta la linea di demarcazione fra giusto e sbagliato, fra bene e male (…) Ciò che tutti noi dovremmo aspirare a servire.

Duplice sensazione dicevo; la seconda è di grande speranza e vitalità perché la terra nera è fertile e grande è la sua capacità di generare ottimi frutti… come il sangue. Il sangue per una donna è un segno simbolicamente molto forte: rappresenta la sua stessa energia femminile, la propria capacità di generazione, metaforica e non. Sangue può quindi essere espressione di sofferenza (fisica e/o mentale), ma anche di libido, di amore e alleanza. Francesco nello splendido Cantico delle Creature parla e scrive di sora nostra morte corporale offrendo così allo spirito dell’uomo la dimora della resurrezione.

Albino Console scrive ed avvisa “se siete in cerca di miele e fiori colorati, non sono queste le pagine per voi” ed ha ragione: il lettore si sente spiazzato, per un attimo trattiene il respiro: lo ripeto, è la morte che bussa. Cuore e mente si trovano a fare conti che sembrano sbagliati. Sembrano, non sono. Albino Console mette a nudo, scopre verità nascoste, pensieri che vorremmo soffocare ma che spesso, troppo spesso, l’“homo homini lupus” trasforma in impulsi incontrollati. Così il male prende forma.

È la morte a prevalere? Come scrive Albino Console nella pagina finale: solo l’amore di una donna ha deviato il mio declino… L’amore, scrive San Paolo, è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. L’amore non avrà mai fine”.

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