Ragazze squattrinate: che valore ha il diversamente allegro?

Ragazze squattrinate: che valore ha il diversamente allegro?

Articolo di Martino Ciano. In copertina: “Ragazze squattrinate” di Muriel Spark, Adelphi, 2026, prima edizione 1963

Più che dai personaggi saremo catturati dall’atmosfera, da una sensazione di distacco che farà apparire il May of Teck, una sorta di fondazione voluta dalla regina per accogliere giovani lavoratrici, un luogo lontano anni luce dal pianeta Terra.

Eppure questo edificio è situato a Londra e l’intera vicenda si svolge nell’estate del 1945. La guerra è finita da poco in Europa. Da lì a poco, esattamente il 6 agosto, Nagasaki e Hiroshima saranno disintegrate dalla bomba atomica. Sono comunque ancora visibili i segni delle bombe sganciate sulla capitale d’Inghilterra dai nazisti. Fatto sta che queste «ragazze squattrinate» non ci pensano. Sono affamate di vita.

Sono quasi una trentina e ciascuna di loro ha sogni e aspirazioni. Godono di ciò che possono, anche delle fughe sui tetti che mettono in atto passando da una finestra così piccola che, ogni tanto, qualcuna ci resta incastrata. Tra tutte spiccano Seline: tanto attraente quanto «gatta morta»; Joanna: amante della poesia, contraddittoria nel suo modo di vivere. Figlia di un pastore anglicano di campagna che a Londra dà lezioni di dizione; inoltre, si occupa anche di editoria.

C’è infine Nicholas: anarchico, che viene arruolato nei servizi segreti statunitensi, che ha un libro nel cassetto e che in ultimo finirà per portare la Parola di Dio ad Haiti. Insomma, non possiamo dire che «Ragazze squattrinate» non sia un romanzo ricco di sfumature. La forza di queste pagine sta proprio nel modo in cui tutto riesce a stare insieme, trovando una naturale collocazione.

La prima edizione del libro di Muriel Spark è datata 1963. Sullo sfondo ci sono tematiche sociali, critiche velate a quella moralità di stampo inglese che, da un certo punto di vista, strappa più di un sorriso al lettore. Ed è proprio la patina di humor, che l’autrice mette un po’ ovunque, che dà al romanzo una valenza più ampia.

Tra fughe d’amore, illusioni, aspirazioni e pettegolezzi, questa sorta di casa comune diventa un mondo a sé nel mezzo di una città segnata dalla guerra. E sebbene il presente sia ancora stordito dagli echi del conflitto mondiale, c’è qualcosa che pian piano rinasce, che vuole tornare a esistere. È la giovinezza di queste «ragazze squattrinate» che viene messa in risalto.

Se le brave ragazze sono povere – parafrasando le prime righe del romanzo – allora possiamo vedere in questa storia una sorta di parabola tanto sul vivere comune, quanto sulla sopravvivenza. Certamente, Spark ha raccontato qualcosa di drammatico. Nonostante sia un romanzo che fa «respirare il lettore», che non costruisce intorno a lui un luogo claustrofobico o alienante, c’è una tensione di fondo dietro cui si cela il dolore di un’intera generazione.

Proprio al di là di questo velo in cui si intrecciano humor e leggerezza, «Ragazze squattrinate» custodisce il suo nucleo amaro che pagina dopo pagina si palesa.

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