Penna in testa, terra in mano di Tito Pioli

Penna in testa, terra in mano di Tito Pioli

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Penna in testa, terra in mano” di Tito Pioli, Wojtek, 2025

In uno scenario assurdo, che poi tale non è, ritroviamo un’allegoria del nostro mondo, in cui ciò che dovrebbe essere “ovvio” resta invece un’utopia. “Penna in testa, terra in mano” sa mischiare l’attualità con la finzione. L’autore inventa uno stile, lo fa aderire a un linguaggio privo di punteggiatura che ci dà tanto la possibilità di interpretare la frase, quanto di giocare con l’equivoco.

Al centro la figura di Maria di San Pietroburgo, insegnante elementare che nei mesi terribili della pandemia da Covid-19, compresi i Lockdown, porta i suoi alunni in uno zoo per staccarli da quel mondo ormai schiavo di bollettini, virologi e terrore, favorendo invece l’approccio con gli scritti del Tolstoj pacifista e ambientalista. Ai suoi piccoli studenti, la maestra farà apprendere pure i metodi di vita degli Indiani d’America.

Dall’altra parte c’è Francesco O’ Pazzo, imprenditore e ras della città di Senzapensieri, che guida la sua tribù di senza legge, composta da individui amanti del denaro facile e della vita priva di ogni altro principio che non sia edonistico. Questo scontro tutto da leggere, nel mezzo del quale troveremo filastrocche e ballate scritte da alunni rivoluzionari, è la visione lucida di un mondo che lentamente degrada verso la propria implosione, abitato da persone capaci di leggere i segni del disastro senza però contrastarli concretamente.

Come una fiaba noir, ricca di humor, ma senza la pretesa di consegnarci la solita e stucchevole “morale”, “Penna in testa, terra in mano” è un dissacrante racconto per chi vuole sorridere davanti a una società che insegna un unico comandamento: “tutto e subito”. Si toccano i tasti della globalizzazione forzata, dell’assorbimento dell’altro senza alcun rispetto, dei diktat che generano autorità ormai incapaci di essere al servizio del bene comune.

Forse dirò una cosa che farà storcere il naso: questa è un’opera politica, in cui però la politica è attività civica, è partecipazione responsabile al governo della Terra, è salvaguardia di una casa comune. In poche parole è qui espressa la parte più nobile di essa, senza quella “correttezza” che alimenta luoghi comuni, ricette salvifiche ipocrite e disaffezione delle masse.

Come detto, “Penna in testa, terra in mano” è la trascrizione di un gioco a cui solo i bambini, grazie alla loro ragionata ingenuità, possono appassionarsi, perché ancora liberi dal pregiudizio, anche se ciò è ormai minacciato dalla tecnologia e dai suoi mondi virtuali.

La Pandemia da Covid-19 diventa il teatro dell’assurdo, in cui la favola si capovolge e diventa realtà. Questa fase avrebbe dovuto dare avvio a un momento di “riflessione e miglioramento della specie”, invece è passata in sordina, di essa neanche più si parla e degli auspicati “miglioramenti” non v’è stata traccia.

La Pandemia è stata rimossa violentemente, ma come tutto ciò che non viene metabolizzato essa è lì, nell’inconscio e ancora ci guida, ci tiene stretta tra le sue braccia, ci governa. Il libro di Tito Pioli racchiude tra le sue pagine la visione apocalittica che avvertiamo, che teniamo lontana da noi con esorcismi consumistici. Senz’anima continuiamo a isolarci nel nostro universo, come animali in gabbia all’interno di un grande zoo.

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