Senza Asilo: l’esordio di Deborah Prestileo

Senza Asilo: l’esordio di Deborah Prestileo

Articolo di Marco Masciovecchio. In copertina: “Senza asilo” di Deborah Prestileo, Ilglomerulodisale editore, 2025

È sempre difficile parlare di un esordio, e se l’esordio ha la freschezza di una ragazza di venticinque anni lo è ancora di più. Stiamo parlando di Deborah Prestileo, nata il 23 marzo 1999 a Galati Mamertino in provincia di Messina, laureata in Italianistica presso la Alma Mater Studiorum di Bologna, città dove attualmente vive. Si è specializzata in traduzione e permanenza dei classici e studi medievali. Nel 2018 vince la sezione “Miele” del IV seme della “Balena di ghiaccio” e l’anno successivo è seconda al premio “Lighea”.

Collabora come redattrice della rivista culturale “Alma Mater” e cura la rubrica critica “Fragmenta” del lit-blog “Le Finestre” di David La Mantia. Nel 2024 è presente nell’antologia siciliana “Nel verso giusto. Voci di resistenza poetica”. Il mese di marzo 2025 segna l’esordio con la pubblicazione della silloge “Senza Asilo”, edizioni “ilglomerulodisale”, collana di poesia “La rosa del guardare”, diretta da Franca Alaimo con la collaborazione di Daìta Martinez.

Vi riporto le parole di Maria Grazia Insinga, dedicate a Deborah Prestileo: “Aveva 15 anni quando iniziò a seguire i laboratori della Balena. E non ho mai avuto dubbi sul fatto che la poesia le sarebbe stata accanto”.

La silloge è suddivisa in tre sezioni in un delicato canto sempre in equilibrio tra loro, equilibrio necessario e indispensabile che fanno di Mythos, Logos e Soma. Riporto una poesia per ognuna delle tre sezioni. Il “canto” di Deborah Prestileo e la musicalità dei testi sono immediati e mi hanno immediatamente colpito.


da: MYTHOS

ARIANNA

Ecco il mio niente a farsi labirinto,
ridursi o dilatarsi che non mi abbandona,
srotolo le mie certezze e rimango guida.
Siamo tutto un rimuoverci, sgomitolarci,
seguendo un filo che forse è cappio,
caduta a picco nel mar Egeo.

da: LOGOS

Rammendi i bordi laceri delle vene,
pur sapendo che la luce è grembo materno
e la parola la fessura da cui costruire
l’entropia del bene.
E sono qui a mani giunte,
ma la preghiera diviene bibbia
nel momento in cui è parola
e la parola non è mai vergine
né – per sopravvivere – dev’esserlo;
così inizia il mio canto.

da: SOMA

Eri il bene in tutte le sue forme
– esserlo, cercarlo, trovarlo, donarlo –
mai, però, negarlo. A dirlo
(com’è cieca la ferita)
la tasca sempre piena della giacca.


Vi “consegno” alla bellissima e indispensabile prefazione di Franca Alaimo che ci “accompagna” alla soglia di “Senza Asilo”, ed io non posso fare a meno di “rubare” a pine mani le sue parole.

“ […] la silloge Senza asilo di Deborah Prestileo ripercorre attraverso i titoli, tratti dai termini greci mythos, logos, soma trascritti in caratteri latini, la storia del pensiero occidentale: dai miti che i primi uomini inventarono per spiegare i fenomeni che si dispiegavano sotto i loro occhi; […] da quelle lontane storie in cui umano e divino si contrappongono, si misurano, si fondono in una visione sempre sacra, al trionfo del logos.” È attraverso il logos che parliamo del mito, e dopo aver attraversato mithos e logos per “comprendere appieno il significato più profondo di soma (corpo), che, innestandosi fra mythos e logos, rimanda al mistero dell’incarnazione divina nel corpo del Cristo alla luce del vangelo giovanneo, che riprende, a sua volta, i versetti veterotestamentari del libro della Genesi, secondo i quali la Parola non è solo pronunciamento sonoro, ma atto creativo.”

Infine, a ribadire quanto scritto in prefazione, ecco la quarta di copertina firmata da Daìta Martinez: “Deborah Prestileo piega l’invisibile nell’estensione del dolore a nome della sua stessa incarnazione quasi a voler significare la resa ancestrale all’unità di una coscienza con il corpo e con il verbo e con il sé ultimata nella formula di una trinità identitaria che scorge sintesi nell’ineffabile natura della poesia chiamata dentro un fondale di abbandono voltato ad assorbire il freddo delle ossa attraverso lo sguardo del pensiero reso nudo dall’esistente sceso in terra senza asilo.”

 

Post correlati