Odia il tuo prossimo

“Odia il tuo prossimo” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Consuma, consuma ancora. Non preoccuparti di ciò che resterà del mondo. Saziati, non pensare né a me né a qualcun altro. Non fare delle tue giornate una reprimenda contro l’abuso e l’ingordigia. È importante non morire per questa patria, per questa umanità, per questa generazione di idioti. È un’epoca di lamentele indigeste.
Odia il tuo prossimo come lui fa con te e con sé stesso. Un uomo che si autodistrugge lo fa perché non si sopporta più. Abbi il coraggio di ammettere che questo incenerimento, questo avvelenamento, questa desertificazione di ogni bellezza terrestre sono guidati da una volontà di morte che piace tanto ai popoli.
Non servono più uomini di pace, costruttori di armonia, ammiratori di idee senza tempo. Scacciamo i filantropi dai loro templi. Mettiamo acqua fredda sulle ferite calde, sul sangue vivo. Aspettiamo che non ci sia più un «giro di boa». Io ho deciso di restare con le braccia conserte, di non avanzare di un millimetro e di non alzare un dito contro la linea nemica.
Odia il tuo prossimo e non impallidire davanti a questo suggerimento. È tutto già scritto e pianificato. Noi stiamo eseguendo il compito capoverso dopo capoverso. C’è ancora qualche bocciolo di rosa che resiste, che si schiude, che non si secca, che non si spegne. Bene, fregatene e non lasciarti ammaliare. Continua a dissipare in nome di questo comandamento.
Tempo fa leggesti di un ragazzo che per un anno meditò il proprio suicidio. Se ne stava rannicchiato al buio, per pomeriggi interi, nella sua stanza da letto. La mattina andava a scuola e sorrideva a tutti. La sera usciva con gli amici e si divertiva con loro. Il pomeriggio però, quando era solo a casa, si chiudeva nel suo tugurio e guardava i suoi pensieri di morte danzare tra le mura.
Alla fine non decise di uccidere sé stesso, ma un altro. Andò nel parcheggio di un supermercato, sguainò un coltello per tagliare il prosciutto e lo pianto nello stomaco di un uomo; il primo che gli capitò davanti e che ebbe la sfortuna di sorridere troppo. Poi è scappato. Ha corso per le strade. Aveva ancora la lama sporca di sangue. Quando sono riusciti a fermarlo non ha apposto resistenza. Si è lasciato arrestare.
«Ho ucciso perché quello era più felice di me». Questo ha detto e ha ripetuto più volte, pure durante il processo. Lui se n’è andato in galera come ipnotizzato dalla convinzione, dopotutto, di aver ucciso per legittima difesa, perché non poteva permettere che ci fossero individui più felici di lui sulla faccia della Terra.
Da qui avrà preso ispirazione il giornalista che ha scritto l’articolo: «Odia il tuo prossimo». Un pastone di condanna contro la società egoista ed edonista. Roba da moralisti inaciditi, sempre pronti a rivolgere il dito contro tutti. E tra i molti che lessero, alcuni commentarono: «Io non sono così». E allora tu, dall’altra parte dello schermo, ti incazzavi e sostenevi che non era vero.
Ancora oggi, quando ti torna in mente; quando non trovando un calzino bestemmi e prometti a te stesso che «un giorno scenderai in strada con un fucile a pompa e sparerai contro i primi che ti capiteranno a tiro», ecco che ti riconosci come quell’assassino. «Odi il tuo prossimo e pure te stesso».
