Frasi fatte e lecca lecca amletici

Frasi fatte e lecca lecca amletici

“Frasi fatte e lecca lecca amletici” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

Tramonto dopo tramonto, assenza dopo assenza. Passa il tuo tempo e anche quello di un filo d’erba. Tra rivoluzioni culturali attraversate con sorrisi sbiancati, andiamo alla ricerca di comprovate affinità di coppia. A ciascuno si augura il meglio, basta che sia sempre qualcosa in meno del “meglio” che vorremmo per noi.

Dimostrarsi altruisti è un’attività che miete vittime. Ce lo ripetono fin da bambini: «nessuno dirà mai lavati la faccia che sei migliore di me». L’amore per un estraniamento compulsivo sgorga da questa consapevolezza, purtroppo non sempre sperimentata sulla propria pelle, ma mossa da un solido pregiudizio. La zona grigia nella quale trovare rifugio è un sano egoismo.

Dicono davvero che il benessere sia frutto di un sano egoismo. «Solo se stai bene con te stesso starai bene con gli altri». Ed eccolo un altro consiglio impacchettato e immolato sull’altare dell’universalità fai-da-te. Andiamo a cercare, quindi, chi sta bene con sé stesso grazie a una spicciola filosofia di vita. Quali promesse mantengono la routine e la speranza di un imminente arrivo della felicità?

Frasi fatte per durare in eterno e per farci scervellare sul dopo! Nei momenti tristi non consolano, ma agitano la frustrazione, rendendoci come quei bambini che vogliono qualcosa solo per capriccio. E in fin dei conti cosa ci piace di quel capriccio? Forse la delusione che risorge appena lo abbiamo consumato.

La delusione è la parte migliore del gioco. Cosa saremmo senza di essa, senza l’alternanza di uno status che oscilla tra «chi si accontenta gode» e «meglio un giorno da leone che cento da pecora». Ecco perché oggi la schizofrenia è diventata una qualità, così come la follia.

Bisogna alternare velocemente i propri stati d’animo; bisogna darsi alla gioia e alla disillusione con determinazione. C’è chi allena la sua vocazione alla pazzia con dosi massicce di «selfie».

Invece, ti meraviglierò confessandoti che credo in coloro che ripetono, ormai da decenni, che queste sono solo «frasi fatte» dietro cui si cela l’unica volontà: far sì che tu e io ci ammazziamo prima di diventare un peso sociale.

Il suicidio, che si può mostrare simbolicamente pure attraverso un costante annichilimento della volontà, attesta che in questi slogan ci abbiamo creduto fortemente. Siamo diventati fanatici del «think positive». Per questo motivo la guerra non spaventa più, ma è una messinscena a puntate che seguiamo come le soap opera.

Solo chi si suicida vedrà realizzarsi in un batter d’occhio il programma che si cela dietro la nenia «andrà tutto bene». E, dimmi, tu ti sei vaccinato contro le «frasi fatte? O lotti ancora contro la ricerca di un senso vero, assoluto, unico e indivisibile?».

Io la intravedo la speranza transumanista. Entrare in una pennetta Usb e vagare per l’infinito web. Essere contemporaneamente virus e avatar, terrorista e filantropo. Scovare Gesù in una alcova insieme a Maometto mentre si fanno di psilocibina. Invocare un codice binario universale creatore di una nuova galassia. Sembrare ubriachi e cantare tutti insieme, come se fossimo in un’osteria: «zero, uno, zero, uno, zero, uno».

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