Maschio Alfa dal cuore timido

Maschio Alfa dal cuore timido

Racconto e foto di Martino Ciano

Ti esplode il cervello; come un fuoco d’artificio si dissolve in scie colorate. Occhiali da sole per sguardi timorosi ombreggiano la visione. Suda la vista, oggi come ogni anno; arriva l’anticiclone e il solleone annuncia la stagione delle gatte morte e dei muscoli allenati.

Maschi e pupe, cerbiatte contro scimpanzé. Tu cammini e boccheggi, una bottiglietta d’acqua gronda desiderio; a torso nudo ti senti a disagio, il tuo corpo da spaventapasseri non è addestrato alle prove estreme, ai selfie incantatori. Hai reminiscenze dei tuoi giorni da figo solo se pensi a quando ti chiudevi nel bagno con te stesso poi, davanti allo specchio, il latente rachitismo ti si svelava nella sua forma radiosa. Se pensi a quei momenti, ancora le budella ti diventano calde e tu vuoi scivolare in un cesso.

La spoliazione estiva delle femmine è un atto di rivolta contro la ragion pratica. Pensi a questa frase e ti si apre un mondo sul desiderio. La virgola che sta in mezzo alle tue cosce sente la necessità di intervenire; ti chiede di agire, di sollevarsi dal torpore in cui la mente la ingabbia. Il cervello acconsente, la tua volontà anche, ma resti solo e, soprattutto, ancora cammini, e hai un problema con quella voglia di sesso che si alimenta solo di natiche svestite, costumi da bagno che evidenziano labbra pubiche ingrossate, spalancate, rilassate, forse non vogliose, ma pur sempre accoglienti.

Ma come puoi immaginare tutto questo? L’estate scorsa provasti a conquistare una donna di mezza età; aveva due occhi da madre alla ricerca del figlio disperso tra le macerie di un terremoto; aveva voglia, secondo te. L’estate è un elogio della follia in chiave pop: la spensieratezza è forza; credere nei doveri coniugali o di coppia è ignoranza. Allora ti sei avvicinato, le hai detto “Ti senti sola?”, lei ha riso e ti ha scacciato; ti ha risposto che avresti potuto rivolgere questa domanda a te stesso di notte, in riva al mare, durante una passeggiata romantica con i tuoi testicoli. Tu sei rimasto lì, ti sei sentito un po’ baccalà e un po’ psicologo. “Va, ca sennò maritumu te vatte”, ti ha detto. Eppure ti era sembrata nubile…

Ti ha preso in giro, la disperata che sembrava pronta e impacchettata per te. L’estate è una grande presa per il culo. Oggi come ieri, come negli anni passati, cammini come un timido maschio alfa in cerca di avventure che ti salvino dall’oppressione del tuo latente rachitismo. Sei e non sei, al tramonto e all’alba, un superstite dopo il crollo di un teatro dell’assurdo. 

Ti fermi davanti a un lido; il Deejay ingrana la musica, la botta techno si eleva al cielo, il sole sparisce dietro una nuvola bianca, l’afa è un impermeabile per l’anima. Scoreggi, rutti; sei libero.

La festa abbia inizio e augurati che duri per sempre.

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