Lo smargiasso geniale

Lo smargiasso geniale

“Lo smargiasso geniale” è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto creata dall’autore con l’intelligenza artificiale

Tu scrivevi dell’opera unica e irripetibile, addirittura geniale, capace di contenere nel tutto anche il niente. Dialogavi tra gli opposti come insegnava Hegel, che nel suo criptico linguaggio si metteva in trappola come un topo che scambia il veleno per formaggio. La tua penna rilasciava subordinate e spezzava ogni volta il filo conduttore che teneva legato il tuo cervello all’ingresso del labirinto. Ti dicevi che tornare all’origine, all’entrata del tuo ragionamento, laddove il pensiero aveva originato il tuo Big Bang, non sarebbe stato difficile. Ricordavi l’inizio del tuo moto, ti innalzavi a causa prima e finale.

«Sono io lo scrittore, il demiurgo smargiasso, colui che sta prima delle mie parole». Continuavi a scrivere forte della tua suprema condizione, di essente che sta al di là del bene e del male; come la giustizia, al di sopra di ogni cosa, dispensavi il tuo pensiero. Avevi scelto per la tua storia un narratore onnisciente la cui voce si infilava come uno spiffero di aria. Anzi esageriamo: come un dito nel culo. Dicevi tutto su tutti, ma alla fine facevi intendere che nessuno avrebbe dovuto svelare la tua identità. Eri una spia e un infame, un leccaculo e un traditore, un brav’uomo e un astuto bigotto, un cretino per necessità e un imbecille che si calunniava.

Impaziente di giungere alla fine hai cambiato tono al tuo linguaggio; ci hai messo in mezzo un giudizio figlio del tuo pregiudizio, infine ti sei immolato per la causa, per l’amore che hai sempre provato nei confronti delle testimonianze sincere. Ma in questo caso era la tua, solo la tua esperienza, la tua vita, la tua versione dei fatti, la tua accusa verso il mondo, la tua percezione del genere umano e dell’esistenza. Per tutte le cose non esiste verità ma solo interpretazioni che corrono instancabilmente verso la morte. Ti sei nascosto nella logica, nel concatenamento di causa ed effetto, tra le cosce della massa e infine hai pensato alla spendibilità dell’opera.

Adesso che il tuo amplesso creativo è finito, ti resta un istinto suicida che a tutti i costi vuoi soddisfare: pubblicare, anche a pagamento. Vedere il tuo nome e cognome stampato su una copertina, bearti nel mezzo di una libreria, parlare con ammirazione di te stesso, proclamarti come il Papa «un servo dei servi idioti che ancora credono in te», apporre dediche sconclusionate e poi sorridere e stringere le mani degli altri come farebbe un truffatore che se ne va dopo aver fregato ciascuno di loro.

Sì, così, ancora smargiasso geniale. Le copie invendute destinate alla masturbazione.

Post correlati