“Le stanze dello scirocco” di Cristina Cassar Scalia

“Le stanze dello scirocco” di Cristina Cassar Scalia

Recensione di Sebastiano Impalà

Questo libro della scrittrice netina, ancor prima di diventare famosa come autrice di romanzi polizieschi, è una vera perla della nuova letteratura italiana.

Un romanzo che cattura già dalle prime pagine, soprattutto per chi, come me, conosce la realtà del luogo in cui è ambientato. Siamo a Montauro, un piccolo centro immaginario in provincia di Palermo nel lontano 1968. La protagonista principale Vicky Saglimbene, giovane studentessa di architettura di Roma, lascia la capitale in rivolta alla volta di un piccolo centro siciliano seguendo i genitori.

L’amore per il padre Enzo, ricco notaio e proprietario terriero, la fa desistere dall’intento di rimanere a Roma. Per lui farebbe qualsiasi cosa in quanto suffragata da una indipendenza che lo stesso le ha tramandato. Uomo intelligente e dalle larghe vedute concede alla figlia molta autonomia sia di pensiero che d’azione.

Ma, la realtà sonnolenta ed appannata della Sicilia del periodo, i bigotti pregiudizi cui dovrebbe sottostare, la inducono a prodursi in azioni non proprio consone ai costumi locali nonché al rango di appartenenza. Indomabile e libera, a bordo della sua auto, sfreccia per le campagne palermitane, frequenta assemblee in facoltà durante l’occupazione sessantottina, seguita dalla sua “compagna” macchina fotografica, con la quale immortala bellissime opere d’arte cittadine, e non solo. Si spinge anche nei quartieri più degradati per cogliere l’essenza dei luoghi e dei suoi abitanti, con l’occhio sensibile di una donna emancipata e libera.

Anche l’amore per Diego Ranieri, aristocratico uomo ombroso e solitario, custode di un segreto del proprio recente passato, non è facile da gestire a causa della forma mentis tipicamente maschilista di quel periodo e in quei luoghi. La scrittura di Cassar Scalia è scorrevole, avvincente, mai noiosa ed il lettore viene catapultato in tipiche scene gattopardiane ma, nel contempo, viene abbellita da tinte progressiste di nascente femminismo dettate dal comportamento anticonvenzionale della protagonista.

Solo lei aprirà il cuore della zia Rosetta dando la svolta ad un amore mai sopito e dimenticato che la stessa zia aveva sacrificato per decenni. In questo sta la forza dell’autrice che, con dovizia di particolari, riesce ad estrapolare la parte più sensibile di ogni personaggio di questo straordinario romanzo dove le “stanze dello scirocco “ riescono ad aspergere freschezza sugli stantii sentimenti dell’epoca.

Da leggere e commentare con le nuove generazioni.

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