Lascia che non abbia senso

“Lascia che non abbia senso” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Di certi giorni addormentati nella pioggia ci si innamora dei miagolii dei gatti. Nell’orto abbandonato che un tempo era rifugio della nonna, anche i ricordi sono erbe amare. Ma quando la gioia ti strappa una lacrima e tu dici che è solo la brezza che insidia l’occhio, allora riconosci che mentire è dolce, perché ogni pensiero non è né buono né cattivo, né più né meno importante di altri. Scacciare via chi ti chiede che cos’hai, a volte è una benedizione: serve a ritagliarsi un angolo per sé in un mondo invaso dalla curiosità cannibale.
In marcia solitaria tra la cucina e la stanza da letto, ti rendi conto che la tua casa non ti appartiene, che la sfida maggiore è vivere senza che gli altri se ne accorgano e morire come se tu non fossi mai esistito. La tentazione di confessarti a un certo punto ti ha fatto prendere in mano una penna e un foglio. Hai scritto, ma il tuo intento non era comunicare. Semplicemente avevi bisogno di far straripare un’ansia anomala che si aggirava nel petto, che scaricava nei polmoni aria sporca. Probabilmente tutto ciò che ne è uscito non aveva senso.
L’accozzaglia di lettere che compongono un testo, spesso è un puzzle di segni, una delimitazione di cumuli tossici lasciati a contaminare ogni cosa si trovi nei paraggi. Se gli occhi sono specchio dell’anima, tu insegna all’anima a dire le bugie, perché se nessuna verità esiste allora neanche i momenti sono ciò che sono. E accedendo a quel mondo interno, che dovrebbe aderire con quello esterno, considerato unico e palpitante, sarai sempre un foglio bianco, un pallido punto e a capo che inaugura un nuovo inizio.
Quando le virtù si trasformano in vizi, allora si può mettere fine al gioco della vita, riconoscere che la strada è terminata, che la meta è stata raggiunta. Bisogna svuotarsi e rendersi immacolati, consegnarsi al cielo e lasciarsi alle spalle ciò che non tornerà più. Il tempo, ad esempio, nessuno può reclamarlo e quello passato nessuno può riconsegnarlo al suo proprietario.
Così nasce l’idea che la scrittura sia una terapia, invece è una menzogna, tra le peggiori filosofie di vita che si possano inseguire. Appare fin dal primo momento che le parole conservino un’unica qualità: ingannare chi le usa, chi le legge, chi crede di poterle maneggiare. Di tutti i fatti accaduti pochi si lasciano imbrigliare.
In alcuni momenti, un uccello che taglia il cielo è come un coltello che incide una vena.
Ora, lascia che non abbia senso…
