Il Comunista: quel che resta di un insulto

Il Comunista: quel che resta di un insulto

“Il Comunista: quel che resta di un insulto” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale

In principio fu Berlusconi a resuscitare il Comunista, una figura di cui neanche più aleggiava lo spettro, ma che viveva sepolta nei suoi tormenti di rivoluzione proletaria ormai fallita e di utopica quietanza con il mondo intero. Poi, con il tempo, complice anche lo svecchiamento, il mescolamento del linguaggio e l’amore per il retrò, il Comunista diventò un’entità degna di rispetto, cavaliere di un’epoca ricca di ideali e di lotte di classe. Personaggio di un passato epico.

La sua immagine diventa romantica, rigurgita di pathos, fa uscire allo scoperto ex fricchettoni poi diventati dipendenti statali borghesi che, fieri, cacciano la loro tessera ingiallita da borselli di cuoio invecchiato. Le loro conquiste sociali: il riscaldamento centralizzato, la casa con il giardino, l’automobile, l’iPhone, la Postepay e il cibo biologico. E poi via per nuove battaglie: un vocabolario senza parole maschili e femminili; mettere asterischi ovunque; proclamare che non esistono più fasce deboli. La classe operaia non c’è più. C’è solo la lotta tra intermedi: il ceto medio contro i capitalisti. C’è voluta tanta costanza per diventare borghesi, ce ne vorrà ancora di più per difendere vari privilegi. Ed ecco il Pd, di cui senza saperlo parlava già Pasolini.

Nonostante tutto, attualmente, chi sia il Comunista nessuno lo sa. Ha tante forme e incarna diversi modelli. Per i post fascisti di Fratelli d’Italia, egli è un’entità che vorrebbe rendere il mondo un porcile nel quale uomini e donne si accoppiano senza ritegno. Qualsiasi orifizio per loro va bene. L’importante è l’orgasmo e il benessere psicofisico che ne deriva. Egli è tanto uno scimpanzé senza cervello, quanto un astuto sovvertitore dello Stato. Mentre fa yoga ordisce complotti contro banchieri, imprenditori, forze dell’ordine e autorità ecclesiastiche. Ha una propensione per il Satanismo: ripudia Trump e la sua missione per la stabilizzazione della pace universale.

Fatto sta che il Comunista ha un istinto suicida, infatti si schiera in favore dell’eutanasia e dell’aborto. Eppure il suo atteggiamento è contraddittorio, perché lavora per la costante islamizzazione dell’Europa, nonché per la sostituzione etnica. Dulcis in fundo, egli è amico fedele di lesbiche, gay e bisessuali, a cui affiderebbe anche dei bambini che verrebbero così spinti a essere futuri oggetti sessuali al di sopra del sesso biologico. E poi che ne parliamo a fare della liberalizzazione delle droga. Insomma, per la propaganda, il Comunista è nemico dell’ordine, dell’umanità, della natura. Addirittura ama certi dittatori.

Ma esiste questo Comunista? E quando ha Governato? Ma soprattutto questa creatura, dove si nasconde visto che nessuno ne ha conosciuto uno in carne e ossa? Possibile che il nostro vicino di casa possa essere il Comunista? E, soprattutto, quando si trasforma: nelle notti di pioggia o di luna piena?

E così il Comunista non è quello che leggeva Marx e parlava di emancipazione e di lotta di classe, che combatteva per la social-democrazia, che credeva ancora nello Stato di Diritto in cui la Legge è al di sopra di tutto e tutti. No, egli non è nemmeno più quello che parlava di accoglienza del migrante, che in fin dei conti lascia casa sua perché qualcuno, diciamo noi, gli è andato a togliere la terra. O si, questo discorso è vecchio e puzza di frasi fatte. Il Comunista è un essere anacronistico, che sta dalla parte sbagliata della Storia. Egli è amante di Stalin, di Tito, di Hoxha, di Castro, di Maduro e di coloro che seviziano nel nome di fantomatici libretti rossi. Non voleva neanche ricordarsi delle Foibe, pensate un po’.

Proprio non lo accettano certi stregoni della destra che in Italia c’è un popolo di sinistra che crede nella Costituzione, che esalta i suoi partigiani e che guarda con sospetto a chi agita autoritarismi. Il nemico non è il Comunista, perché egli non esiste come lo descrivono, ma colui che dice “No” a questo appiattimento del pensiero. Io so che sarebbe troppo chiedere a taluni di sfogliare “Il Capitale” di Marx, di comprendere cosa è prima di tutto il comunismo. Io lo so che è difficile per certi tecnici di settore, che parlano solo in base agli Iban, di comprendere cosa mosse quel filosofo a rendere la filosofia non solo contemplazione, ma anche azione. Io so che ormai le parole non valgono un cazzo. Anzi, più sono volgari e più fanno presa.

Ecco, il Comunista è questo essere orrido individuo che deve convertirsi, piegandosi a un mondo in cui una piccola élite decide chi sono i buoni e i cattivi. Per loro, anche il Comunista deve partecipare a questa lotteria e non dubitare di coloro che impartiscono ordini. Per loro, basta che qualcuno dica “No”, dimostrando di volere provvedere per conto proprio, possibilmente in pace, al suo sostentamento, ed ecco che gli appiccicano subito l’etichetta della zecca velenosa. Colui che dice “No” all’economia di guerra, che sceglie, che vigila e che presenzia è pericoloso.

Per tutto il resto il Comunista non esiste, se non nel cervello dei post-fascisti.

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