Dubliners. Eveline e la scelta senza tempo

Dubliners. Eveline e la scelta senza tempo

Racconto e foto di Mariangela Massara

Nubi basse, pesanti e dense affollano il cielo di Dublino che appare spesso, agli occhi di chi osserva, un paesaggio sospeso nell’etere, surreale, pallido, sbiadito, monotono come talvolta i sogni. Un orizzonte che muta e si scolora in poche tonalità dominanti: il grigio, il bianco e il nero. Il tintinnio della pioggia quasi inconsistente, ma incessante, accompagna i giorni e le notti irlandesi, e le cascate d’acqua che inondano le vie e i passanti incuranti bagnano, accarezzano, avvolgono tutto, e scivolano via, indifferenti.

È una pioggia antica, è un pianto antico

All’improvviso poi, come per l’incantesimo di un capriccioso folletto, una scia dorata, un raggio di sole, fa capolino in quel mare di onde bianche e grigie, e irradia e fa brillare il paesaggio. Le leggere foglie degli alberi oscillano, frusciano al vento e ringraziano, come in un inchino. Everything changes: nulla resta immutato nel tempo e nello spazio.

Anche quando contempliamo orizzonti dello stesso cielo, una stessa prospettiva può essere percepita con emozioni distinte dagli occhi di chi osserva. Inconsapevolmente filtriamo la realtà che ci circonda e scegliamo ciò che decidiamo di focalizzare e quindi di essere….

Quel cielo irlandese e i passanti per strada… osserva Eveline con lo sguardo melanconico, affacciata a una finestra, con la testa appoggiata sulla polverosa tenda.
Lei pensa.
É una giovane donna del passato o una donna moderna?

Home. Casa dolce casa…

Il pensiero scorre verso un periodo trascorso della sua vita che non esiste più. Lo sguardo di Eveline rincorre i ricordi: la foto ingiallita, l’armonium rotta, la madre morta. Nulla è immutato. Poi la polvere, granelli che profumano di passato soffocano il presente, ammantando gli oggetti della casa come neve.

Inseguire il passato o rincorrere un futuro possibile?

Come la polvere, il buio avvolge Eveline. Restare aggrappata alle proprie radici o come foglia staccata dal ramo, libera, lasciarsi andare alla ricerca di nuovi germogli? Dolci ricordi la accarezzano mentre quelli tristi la allontanano dal porto sicuro, dall’àncora che le ha fornito appiglio e protezione negli anni.

Lasciarsi trasportare dalle onde o invertire la rotta?

Tutto cambia, il tempo scorre e calano dovunque le ombre della sera in città. La stella cometa che brilla sul futuro di Eveline è il matrimonio.
Frank, il rispetto sociale, un altro continente, forse l’amore. Eveline non ha molto tempo a disposizione, deve raggiungere Frank per imbarcarsi per Buenos Aires, ma è ancora lì, immobile, alla finestra, con due lettere di addio in grembo, una per Harry, il fratello, e una per il padre. La nostalgia la attanaglia e sente che l’abbraccio dei dolci ricordi si sta trasformando in una stretta fatale.

Fuga!

All’improvviso una musica, proveniente dall’esterno, avvolge Eveline e la sconvolge. É inarrestabile quel salto nel buio. Quella melodia italiana, proveniente dalla strada, intonata da un organetto, trascina Eveline in una spirale emotiva di sconforto e angoscia: la promessa alla madre in fin di vita: proteggere il nido natale dopo la sua morte. Immersa nel buio completo di una notte senza stelle è la sua coscienza. In preda al panico vede una sola via di fuga da quel mare di dolore che sta per sommergerla e un desiderio irrefrenabile: deve scappare!

Paralisi

Everything changes. Chi riesce a fermare il tempo? Nulla è eterno!

Ogni secondo è diverso dall’altro. Fuggire, fuggire con Frank che adesso le stringe forte la mano per infonderle coraggio e per farsi strada tra la marea umana che affolla la stazione di North Wall, sul fiume Liffey, in attesa dell’imbarco? Tutto scorre fluido lì, come il mare, tutto tranne Eveline. I dardi del passato, del presente e del possibile futuro trafiggono il suo corpo e la sua mente, ma è la polvere del passato che raggiunge il suo cuore e ne modula il battito. Eveline non ha scampo.

La visione a distanza della nave la rende incapace di parlare e di rispondere alle domande di Frank; poi la nausea, la paralisi, l’immobilità e il silenzio. La giovane donna è aggrappata a una ringhiera di ferro incapace di muoversi. Passiva: è un animale indifeso che si arrende al destino. Prega Dio di aiutarla a fare la scelta giusta. Esiste una giusta scelta? Sono inutili le esortazioni di Frank di raggiungerlo. Eveline ha deciso.

La sua paralisi incarna il dissidio interiore nascosto in ogni umana scelta in lotta con il flusso inarrestabile del nostro tempo, e il cielo del futuro che osserva Eveline è forse denso di nubi di pioggia e dolore. Metafora dolce e amara della condizione umana in cui ogni slancio verso la felicità è spesso soffocato dal fragile e delicato equilibrio tra passato, presente e futuro e noi stessi.

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