Dammi da bere: preghiera profana al cielo terso di una terra avara

Dammi da bere: preghiera profana al cielo terso di una terra avara

“Dammi da bere: preghiera profana al cielo terso di una terra avara” è una breve prosa di Doris Bellomusto. La foto in copertina è stata scattata dall’autrice 

Dammi da bere il mare, chè il sale forse lava via la ruggine della nostalgia. È mare misero e sofferto, merce per occhi pigri, mare mercenario che non conosce pace, solo la guerra del facile guadagno.

Dammi da bere cielo e fango chè forse tappo il buco che ho nel cuore e imparo a respirare adagio adagio, al ritmo delle nuvole d’Aprile.

Credimi, ho pena e fame, sete e gambe stanche. Eppure voglio andare dove già sono stata da bambina, percorrere il sentiero di campagna, dondolare i sogni sull’altalena e credere che questo perimetro sia mondo e che il mondo sia uno e che abbia senso il vento d’agosto e che l’acqua di fonte nasconda lo spirito dei morti.

Ieri ho nascosto sotto la lingua tutti i baci non dati, li ho assaporati piano e avevano il gusto selvatico delle more. E mi preparo a partire. Sazia. Eppure ho ancora sete.

Sete di cose vecchie, da bere col caffè, girando il cucchiaino nella tazza, perché in quel tintinnio argentato c’è tutto il tempo perso: poltrone; tv accesa; un gatto; un canarino; le scarpe in corridoio; i fritti di Natale; profumo e dopobarba; odore di naftalina; la salsa di pomodori; la bombola del gas; peperoni arrostiti; le fresie sul terrazzo; lenzuola di cotone; la menta sul balcone; fotografie ingiallite.

E resto. La bocca arsa. Il cuore a “benedire la morsa dei giorni”*.

*Il verso conclusivo è del poeta calabrese Salvatore Giuseppe Di Spena, autore del testo “Primo miracolo”, secondo classificato al concorso Calabria in versi 2026. 

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