Buona passeggiata

“Buona passeggiata” è un racconto di Emanuela Mannino. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Ti arriva il puzzo di nicotina in faccia tra rivoli di sudore, la spesa al supermercato ti ha sfiancato, detesti quella sigaretta.
– Buona passeggiata! – Una voce rauca spezza il vento di scirocco. Anna si volta e vede un vecchio inarcato sui gerani del piano ammezzato del residence. La bocca sottile serrata dal fumo, la pelle del viso rugosa, le ascelle sudate. Chi sarà mai? Ma chi lo conosce a questo qui?
Anna è educata, perciò risponde:
– Grazie… veramente… sto rientrando a casa…
– Allora, buon rientro! – altro colpetto di raucedine a seguire.
“Buona passeggiata” è l’uomo che tutti possiamo vedere. Il signore solitario senza casa. Il suo appartamento è pieno di mobili tarmici che raccontano storie di antiche famiglie, le finestre hanno le tapparelle abbassate e la polvere si posa dappertutto. Meglio stare fuori: freddo, vento, pioggia, neve o inferno. Buona passeggiata non vuole stare a casa sua.
Il frigorifero anni Settanta è vuoto, acceso per sfida, tra un singhiozzo e l’altro di resistenza. Alla Tv trasmettono un film di Totò, la televendita della dentiera miracolosa, le ragazze nude che un tempo poteva accarezzare, Don Giovanni che non è altro! Buona Passeggiata non ha un nome. Non gli interessa presentarsi, non interessa alla gente che trottola tra un piano e l’altro delle scale, sgusciando fuori dal portone con l’orologio che li perseguita.
Non serve sapere chi è questo vecchietto rugoso. Sembra quasi una di quelle statue umane perfette che vedi alla Rambla barcellonese, immobile presenza che regala un gesto a chi dà loro un po’ di attenzione.
Tutti, prima o poi, possiamo vederne uno. In fondo, ci è utile sapere di essere in compagnia di un uomo da guardia. C’è chi ha i cani da guardia, la moglie da guardia, la suocera, il portiere dello stabile ficcanaso. Il cellulare segugio con le chat spia.
Buona Passeggiata se ne frega di dare spiegazioni al mondo, però lo vuole giudicare. In silenzio. Al massimo con luoghi comuni: non ci sono più le mezze stagioni, la gente “a ora di soldi” ti parla…, bisogna stare all’ombra quando ci sono 40 gradi, dove sono finiti i valori di una volta…
Non sono a casa, sono a farmi gli affari degli altri. Sono in cerca di uno sguardo che mi sblocchi da questa esistenza vedova, con la casa chiusa, che amici non ne ho.
Posso salutare, dare una mano a prendere un sacchetto (ma solo se è scivolato dalla mano di una bella donna tutta profumata e morbida), offrire una sigaretta, associarmi alle lamentele di chi non ha niente mentre ha tanto e non lo considera. A partire da un partner fedele, un gatto birichino, un cagnolino che scodinzola pensieri, un bimbo boccoloso e capriccioso.
Buona Passeggiata, ha un meraviglioso mondo dentro che continua a fare guerra e pace: con sé stesso. Con chi non va oltre il muro della frase fatta. Con le pareti di casa incrostate di nicotina e ricordi dolorosi.
Ha il fumo ingenuo del cancro che lo saluterà a breve, strappandogli gli ultimi sorsi di vita, in un letto di ospedale anonimo.
Buon viaggio, Buona Passeggiata. Se ti rivedrò, giuro, che parleremo tanto e non saremo più soli.
