Avventurosi scrittori: il viaggio di Dario Pontuale

Avventurosi scrittori: il viaggio di Dario Pontuale

Recensione di Martino Ciano. In copertina: “Avventurosi scrittori” di Dario Pontuale, Qed Edizioni, 2025

Hanno avuto più o meno vite simili. Non hanno goduto subito di grande fama, ma solo il tempo li ha resi dei “punti cardine” di uno o più generi. Oggi fanno parte degli autori classici, di coloro che ancora smuovono interrogativi e curiosità.

“Avventurosi scrittori” è una raccolta di saggi di Dario Pontuale, critico letterario e scrittore, che assembla con cura questi scritti su Melville, Stevenson, Conrad, Salgari, Kipling, London, concentrandosi non solo sulla loro vita, ma soprattutto sulle esigenze che li spinsero a fare scelte stilistiche coraggiose e innovative.

Non è un caso che essi ebbero più successo di pubblico che di critica, forse perché si rivolgevano alla gente, al bisogno del lettore di divagare, di spaziare, di guardare con curiosità qualcosa che era inaccessibile. Molti di questi autori certe “avventure” prima di scriverle la avevano provate. La vita e l’esperienza li avevano forgiati, ma di tutto ciò non hanno fatto “autofiction”, esaltando loro stessi, ponendo davanti l’ingombrante ego, ma sublimando ogni elemento, sospendendolo dal giudizio personale e dal tempo; ciascun lettore poteva riconoscersi nei loro eroi.

“Avventurosi scrittori” ci fa notare ancora una volta cosa è successo alla letteratura in 150 anni e quali canoni ha preferito abbracciare oggi. Soprattutto, ci fa comprendere come “la novità” sia sempre ostacolata, quasi fosse un un ordigno inesploso da non toccare. A differenza dei nostri tempi però, in cui la “fabbrica culturale” osteggia e inventa le mode a seconda delle “news” del momento, all’epoca erano gli scrittori a dimostrare il loro coraggio.

Sia ben chiaro, Pontuale divulga, non usa termini di paragone e non entra nel discorso. Ma per i particolari che vengono esaltati all’interno di questo libro, è impossibile non riuscire a notare come le differenze con i nostri giorni compaiano pagina dopo pagina.

Ma il romanzo di avventura è un genere minore? Questo è un altro aspetto che Pontuale pone al centro di questo saggio, ma ancora una volta non ci dà lui la risposta, ma ci pensano le vite, le scelte, le battaglie di questi autori. Tutti particolari che Pontuale, in molti casi, non solo ci descrive, ma alcune volte quasi ci romanza, come se anche lui fosse in viaggio con questi innovatori.

“Avventurosi scrittori” è quindi una raccolta di saggi molto particolare, ben strutturata e con un nucleo forte intorno cui ruota tutto un concetto di letteratura come superamento del limite, gioco della fantasia nonché immedesimazione nella quotidianità. Forse è proprio questo che ha reso questi libri dei classici?

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