Preghiera per la notte: idee confuse per giovani manifestanti

“Preghiera per la notte: idee confuse per giovani manifestanti” è un articolo di Martino Ciano. In copertina un’immagine creata con l’intelligenza artificiale
Io cerco una madre sarta o addetta alle pulizie con le mani callose e screpolate; un padre che impasta cemento, che lavora in canottiera pure a dicembre. Ho bisogno di credere che, come un tempo, non ci sia più futuro e che dopo una birra in piazza qualcuno pisci all’aperto, contro un muro, per voto o per protesta.
Nessuna poetica proletaria giustifica una borsa Louis Vuitton. Nessun poeta spreca parole per un Rolex raccolto tra polvere e vetri rotti. È lucido questo suicidio di classe. È Primavera, svegliatevi consumisti: ci sono fanciulle in fiore che vi aspettano a bocca aperta per andare a fare shopping.
Il maranza è stato convertito: veste firmato per superare ogni complesso. Lotta per un neoliberismo democratico. Ha bisogno di snocciolare insulti per disegnare il suo disagio. Oggi mi appari, domani scompari. Io sto chiuso in una stanza e recito una preghiera per la notte. Prima di addormentarmi sento il peso degli anni.
Mi sono unito a una chat di Telegram in cui i giovani si accordano per sfasciare vetrine. Dicono tutti che è bello distruggere e che se ne fottono di ciò che pensa la gente. Razziare è una forma di anarchia. Guardo su YouTube una scena in cui Er Monezza chiede a una tizia se sa fare gli gnocchi col culo. Erano gli anni Ottanta del Novecento e da lì è cominciata ogni decomposizione.
Sono felice perché ho scelto qualcosa di decadente. La mia anima si è incarnata in un’epoca balorda. È tutto così semplice: con il mio smartphone sono a Milano, poi a Falerna, poi a Tortora.
Io non so parlare d’amore, ma di quotidiane avversità che mi si parano davanti. Vedo le immagini degli scaffali vuoti dei supermercati perché al Sud, nell’ottobre 2026, i camionisti hanno bloccato le strade. La protesta è per il «caro vita». Tutto costa troppo. «I bambini piangono perché non hanno brioche, ciò potrebbe causare loro un trauma», questa frase la pronuncia un intellettuale che vuole demolire i benpensanti.
«Gli italiani stanno ancora troppo bene. Ci vuole la fame!», ripete questo intellettuale in maniera ossessiva. Io avrei bisogno di ispirazione, di ossigeno, ma non ho più voglia di parlare, solo di addormentarmi. Perciò, in questa preghiera per la notte infilo pure una risata isterica che dovrebbe assopirmi.
Quando tutto finirà resteranno i cattivi ricordi e la decadenza del déjà-vu.
